CANZONI CONTRO LA GUERRA – “Addio padre e madre addio”

ggtty

 

Addio padre e madre addio,
che per la guerra mi tocca di partir,
ma che fu triste il mio destino,
che per l’Italia mi tocca morir.

Quando fui stato in terra austriaca
subito l’ordine a me l’arrivò,
si dà l’assalto la baionetta in canna,
addirittura un macello diventò.

E fui ferito, ma una palla al petto,
e i miei compagni li vedo a fuggir
ed io per terra rimasi costretto
mentre quel chiodo lo vedo a ventr.

“Fermati o chiodo, che sto per morire,
pensa a una moglie che piange per me”,
ma quell’infame col cuore crudele
col suo pugnale morire mi fé.

Sian maledetti quei giovani studenti
che hanno studiato e la guerra voluto,
hanno gettato l’Italia nel lutto
per cento anni dolor sentirà.

 

 

Nella nota riguardante il brano che compare su “Canzoni italiane di protesta – 1794/1974 – Dalla Rivoluzione Francese alla repressione cilena”, a cura di Giuseppe Vettori, Paperbacks poeti/26, Newton Compton Editori, 1974, si possono leggere alcuni passi tratti dalle sentenze dei tribunali miltari della 1 guerra mondiale (da Forcella e Monticone, “Plotone di esecuzione”, Laterza, Bari, 1972).

Riporto un paio di passi che mi sembrano significativi:

“Il 7 luglio 1916 il soldato P.G. spediva dalla zona di guerra al proprio padre una lettera in cui si diceva fra l’altro quanto segue: ‘Abbiamo del gran danno, dei gran guasti alle armi. Se facciamo un altro combattimento finite a quelle restiamo senza del tutto. E quello non è niente a confronto dei tanti morti, di circa 30.000, per guadagnare 4 pietre e 4 boschi. Se non finisce queste cose si diventa matti. Con i lavori che si fa a tribolare si va fuori con la testa di tutto. Mangiare poco e male… il pane duro e pieno di muffa, la carne congelata che viene dalla America che sfocessa un ghiorno – lasciare mangiare i soldati come le bestie… pane che ha tre quarti di farina e porcherie e una di frumento: mettono dentro una biada in modo che viene duro come se fosse di cemento. Siamo sani per miracolo. Secchi, magri, senza far la barba e sporchi come le bestie. Altro che i giornali che parlano che i soldati al fronte stanno bene, mangiano e bevono. Vorrei farli provare un giorno o due ai Signori d’Italia che ridono al caffè quando leggono sul giornale Vittorie dei soldati italiani… se provassero, se vedessero un minuto solo le cose che toccano ai poveri soldati, scapperebbero sotto terra…’
[1 anno di reclusione, lire 200 di multa]

“il 16 marzo 1918 in zona di questo corpo d’armata presso reparti di prima linea, il P.F. rivolse ai soldati della 1486a compagnia mitragliatrici FIAT le seguenti istruzioni: ‘Per andare a casa dovremo fare così: abbandonare le armi e andarcene; e agli ufficiali che ce ne chiedessero ragione rispondere che si agirebbe così per ordine di noi stessi; e se volessero fare qualche cosa sarebbe facile metterli a posto’ tentando di togliere in tal modo ad un reparto dell’esercito operante il mezzo di agire contro il nemico, e facilitando così al nemico il modo di meglio difendersi e maggiormente nuocere. In pubblica udienza, l’accusato ha ammesso il fatto a lui addebitato.”
[Contadino ventiduenne, incensurato. Condannato a morte] [Alessandro]

Fonte; http://www.antiwarsongs.org/

Foto web

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articoli correlati

Articoli più letti

Archivio articoli
Categorie
Close