Emigranti

giuseppe farace parlato peppino cirelli, antonio pappaterra giuseppe tirone attilio pandolfi silvio farace - 6.07.1966

 

 

Racconta un pezzo della nostra storia questa fotografia:  necessità che urgevano, fatiche, sofferenze e dover andare lontano per guadagnarsi da vivere.

Partivano in tanti.

Qui lavoro non ce n’era ed allora bisognava andare dove invece abbondava: Francia e Germania.

Quando partivano il paese si svuotava.

Ad agosto ed a Natale però, quando tornavano, era una festa. Le mogli ritrovavano i mariti, i figli il padre e tutti quanti gli amici o i conoscenti.

La vita tornava a circolare per le strade ed il paese cambiava volto.

Solo per poche settimane.

Poi la corriera si riempiva di valigie e di pacchi. Mozziconi di frasi cercavano di nascondere la sofferenza del distacco. Col cuore in gola si ripartiva. E chi restava sentiva la casa vuota e si portava appresso il dolore di un’assenza.

Confido nella vostra collaborazione per indicare i nomi di questi signori.

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