Belvedere

 

Devo alla cortesia di Luigi De Luca questa bella immagine di Belvedere.

I calanchi avevano creato un paesaggio lunare. Le piramidi di argilla incantavano quando la luce calda della sera dipingeva uno scenario fiabesco.

Ma nel dopoguerra la speculazione ha sfrattato il GENIUS LOCI. Oggi non rimane più niente. Solo cemento. Abbiamo svenduto la nostra anima per quattro lenticchie.

 

“I «pianificatori» spesso sono diventati killer del paesaggio. (Lo so: faccio parte della categoria). Dopo aver violentato – pardon, «urbanizzato»/«cementificato» – il territorio e avvelenato l’ambiente, si ha la presunzione di pianificare il paesaggio. Per «valorizzarlo» tutelandolo, si dice. Tutelare per valorizzare (o viceversa) è un ossimoro condiviso dalla collettività.

Due operazioni parallele e contrapposte. Non si tradurranno mai in realtà, perché un bene immateriale, inestimabile non può essere valorizzato – calcolato – come un bene economico qualsiasi. Concreto, stimabile. Non si tutela la costa marina monetizzandola, costruendo sulle dune una palizzata di case o villette. Neppure si valorizza il crinale di un rilievo infilzandolo di pale eoliche (magari anche là dove non soffia il vento forte) in nome dell’ecologia.

Pianificare è diventato sinonimo di urbanizzare, ovvero sparare cemento e asfalto sul paesaggio valutato economicamente quale forma del territorio e aspetto visivo dell’ambiente”. (P.L. Cervellati in “GENIUS LOCI – Il dio dei luoghi perduti” di F. Bevilacqua)

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