GRANDE GUERRA – La triste storia dei prigionieri

 

Nella Prima guerra mondiale è successo anche questo: migliaia di prigionieri in mano austriaca morirono di fame. Il nostro Governo e lo Stato Maggiore negarono aiuti alimentari ed ostacolarono la Croce Rossa che voleva portarli per conto suo. Una vergogna tutta italiana.

I soldati che caddero prigionieri non ebbero vita facile. Giovanna Procacci, con un lavoro coraggioso, ha documentato il decesso di 100 mila soldati italiani che erano finiti nei campi di concentramento austriaci.

Morti di fame e di stenti.

Fu il risultato di una scellerata decisione politica del Governo e dello Stato Maggiore. Secondo loro, maltrattare i prigionieri avrebbe scoraggiato le diserzioni. Il disprezzo per la viltà della resa e la minaccia di un peggioramento della propria vita, una volta caduti prigionieri, avrebbe dovuto aumentare le energie di chi stava in trincea, convincerlo a combattere più vigorosamente e non prendere in considerazione l’eventualità di arrendersi.

Il risultato fu uno sterminio pianificato con la premeditazione di un delitto comune.

Quei poveracci si contesero le bucce degli ortaggi, rosicchiarono le cortecce degli alberi, strapparono l’erba per mettersi qualche cosa nello stomaco. E poi morirono di stenti e privazioni.

Forse questo fu proprio il punto più basso della condotta morale di chi guidava le sorti del Paese. Cadorna e Sonnino, di fatto, decretarono la morte per fame di migliaia di uomini rifiutandosi – unico caso fra i paesi belligeranti – di inviare aiuti alimentari e, anzi, frapponendo ostacoli all’opera della Croce Rossa che, gli aiuti, li voleva portare autonomamente.

Fonte: “GRANDE GUERRA, PICCOLI GENERALI”  di L. Del Boca

 

Nella foto di Angelo Nepita vedete Ciccio Galasso (il primo da dx) , papà di Donatello, in Africa, durante la Seconda guerra mondiale

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