Solitudine

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La solitudine è come la pioggia.

Si alza dal mare verso sera;

dalle pianure lontane, distanti,

sale verso il cielo a cui da sempre appartiene.

E proprio dal cielo ricade sulla città.

 

Piove quaggiù nelle ore crepuscolari,

allorché tutti i vicoli si volgono verso il mattino

e i corpi, che nulla hanno trovato,

delusi e affranti si lasciano l’un l’altro;

e persone che si odiano a vicenda

sono costrette a dormire insieme in un letto unico:

 

è allora che la solitudine scorre insieme ai fiumi.

 

Rainer Maria Rilke

Essere soli anche in mezzo ad una folla. Sembra una contraddizione eppure talvolta è così. La solitudine infatti è come pioggia sottile che si insinua dentro l’anima delle cose lasciando una mancanza, un vuoto difficile da colmare.

Rainer Maria Rilke, uno dei più grandi volti della letteratura tedesca del novecento, è stato il poeta dell’inquietudine. Ha cercato di tradurre la spiritualità moderna per esprimere gli opposti stati d’animo dell’uomo contemporaneo.

In questo componimento la sua poesia si fa pittura che con nitidi colori delinea l’immagine di una delle angosce più profonde che affliggono l’essere umano.

Una nota malinconica segue tutto il testo. Il tempo della solitudine è il crepuscolo, quando le strade si svuotano e i corpi che “nulla hanno trovato” tornano a casa. La città è la destinazione privilegiata dove approdare. Compiendo un viaggio circolare che parte dal cielo per ritornare ad esso, proprio come la pioggia, la solitudine colpisce la città, le cose di quaggiù, ne ingrigisce l’aspetto, le riveste di cupa mestizia.

L’uomo però cerca una consolazione, un’arma di difesa contro questa “pioggia” fitta. Ecco che allora la delusione e lo sgomento inducono a rintracciare negli altri ciò che manca in noi stessi.

L’unione che ne deriva, ci dice Rilke, nasce dalla necessità, dal bisogno opprimente di sentirsi meno soli. L’uomo è per natura Caino verso suo fratello, tuttavia la solitudine lo spinge verso l’altro uomo. E dall’occorrenza obbligata si origina l’inganno dell’amore. Pertanto da un tale legame non può che generarsi un senso ancor più pesante di solitudine.

Un quadro di tinte fredde quello che emerge alla fine del componimento. Una visione pessimistica sicuramente, che tuttavia scaturisce da un tempo che lascia poco spazio ai legami ideali, ma che acuisce il senso di smarrimento dell’essere umano.

Dinanzi a tutto ciò la pioggia della solitudine diventa imponente e l’uomo non ha ombrelli sufficienti per ripararsi da essa.

 

Fonte: http://www.letteratu.it/2012/07/31/23286/

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