Il continente selvaggio – L’Europa alla fine della seconda II Guerra Mondiale di Keith Lowe

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Keith Lowe ne Il continente selvaggio racconta per la prima volta il lato oscuro e sconosciuto degli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale. È in assoluto la prima storia complessiva del periodo che va dal conflitto all’inizio della Guerra fredda. È il ritratto di un’Europa dura, sconvolgente, inedita. Una storia che non è stata mai scritta prima.

Immaginiamo un mondo senza istituzioni. È un mondo in cui i confini fra i paesi sembrano essersi dissolti, lasciando un unico paesaggio sterminato dentro il quale la gente si aggira in cerca di comunità che non esistono più. Non ci sono più governi, né su scala nazionale né su scala locale. Non ci sono scuole e università, non ci sono biblioteche e archivi, non si può accedere ad alcuna informazione. Non c’è cinema o teatro, e tanto meno c’è televisione. La radio funziona saltuariamente, ma il segnale è lontano, e quasi sempre in lingua straniera. Per settimane nessuno ha visto giornali. Non c’è ferrovia e non ci sono veicoli a motore, non telefoni o telegrammi, non uffici postali, non comunicazione di qualsiasi tipo a parte quella trasmessa con la viva voce.

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Non ci sono banche; ma questo non è un gran problema, visto che il denaro non ha più alcun valore. Non ci sono negozi, perché nessuno ha qualcosa da vendere. Niente è fatto sul posto: le grandi fabbriche e i commerci che esistevano in precedenza sono stati tutti distrutti o smantellati, come la maggior parte degli edifici in genere. Non ci sono attrezzature, salvo quelle che possono essere recuperate dalle macerie. Non c’è cibo.

Legge e ordine sono praticamente inesistenti, perché non ci sono forze di polizia e non ci sono giudici. In alcune zone pare non esserci più nemmeno un chiaro senso di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. La gente ruba tutto quel che vuole senza badare alla proprietà; in realtà, lo stesso senso di proprietà è in gran parte sparito. I beni appartengono solo a coloro che sono forti abbastanza da restare aggrappati ad essi, a quelli che se la sentono di difenderli anche a costo della vita. Uomini in armi vagano per le strade, arraffando ciò che più gli aggrada e minacciando chiunque intralci il loro cammino. Donne di tutte le classi ed età si prostituiscono per avere cibo e protezione. Non c’è vergogna. Non c’è moralità. C’è solo sopravvivenza.

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Per le generazioni di oggi è difficile figurarsi che un mondo del genere possa esistere al di fuori dell’immaginazione degli sceneggiatori di Hollywood. Eppure, ci sono centinaia di migliaia di persone ancor oggi viventi che hanno sperimentato esattamente queste condizioni, e non in angoli sperduti del globo, ma nel cuore di quella che per decenni è stata considerata come una delle più stabili e sviluppate aree della terra. Nel 1944 e 1945, grandi parti dell’Europa si trovarono per mesi abbandonate al caos tutte insieme. La seconda guerra mondiale – che non si fa fatica a riconoscere come la più distruttiva della storia – aveva devastato non solo le infrastrutture fisiche, ma anche le istituzioni che tenevano insieme i paesi. Il sistema politico si era decomposto al punto che gli osservatori americani lanciarono l’allarme sulla possibilità di una guerra civile di portata europea. La ricercata frammentazione delle comunità aveva seminato un’irreversibile diffidenza fra vicini; e la carestia universale aveva reso la moralità personale un fattore irrilevante. «L’Europa», affermava il «New York Times» nel marzo 1945, «è in una condizione che nessun americano può sperare di capire». Era «il Nuovo Continente Nero».

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Keith Lowe: Il continente selvaggio. L’Europa alla fine della Seconda Guerra Mondiale

 


 

Keith Lowe è riconosciuto come un’autorità assoluta sulla seconda guerra mondiale. Ha già pubblicato Inferno: The Devastation of Hamburg. 1943, edito da Penguin, che ha riscosso grandissimo successo di critica e di pubblico.

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