NON andare a votare?

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Continuo a leggere post che annunciano la decisione di non votare. Mi hanno fatto tornare in mente un film degli anni settanta, di un genere allora di moda, quello catastrofico. Raccontava la storia di un transatlantico, il Poseidon, che veniva colpito da un’onda anomala e si ribaltava, bloccando i passeggeri al suo interno. La maggior parte restava inerte, ad aspettare aiuto. Solo un piccolo gruppo decideva di tentare la pericolosa salita verso la chiglia, intuendo che lì i soccorritori avrebbero potuto aprire un varco per farli uscire prima che la nave si inabissasse.
Un film mediocre, che ricordo perché lo vidi all’età in cui tutto resta impresso. Ma forse anche perché evidenziava le due contrapposte strategie umane di fronte alle avversità: arrendersi o lottare. In cui lottare non significa soltanto trovare l’energia per superare il panico o la rassegnazione: significa provare soluzioni nuove e che normalmente si sarebbero evitate, avventurarsi in territori inesplorati, giocare, se necessario, il tutto per tutto.
Il neocapitalismo a livello globale e il renzismo in Italia stanno trascinandoci verso la catastrofe ambientale, sociale e culturale: stiamo affondando. Se non ne siete convinti fate bene a continuare ad agire come se niente fosse. Altrimenti smettetela di far finta che la politica sia una questione di coscienza individuale. Siamo ben oltre quel punto: è una questione di sopravvivenza della democrazia, della civiltà, del pianeta. Muovetevi, cambiate qualcosa, anche senza avere la certezza che sia per il meglio, anche se i media continuano a ripetervi che non serve a nulla o è controproducente. Anzi, proprio per quello: se vi suggeriscono l’astensione o la scheda bianca è perché hanno paura del vostro voto, della vostra protesta. Spiazzateli, rovinate i loro piani.
Se siete contro il liberismo, votate contro il Pd. Se siete contro il regime che Renzi sta instaurando in Italia, votate contro di lui. Per qualunque altro partito che gli si opponga, anche se non vi convince, anche se non vi piace, anche se lo detestate. Ce ne sarà uno che detestate di meno.
Se non c’è, avete un problema. Il fatto che soffriate non ha alcuna importanza: sempre di egoismo si tratta, di una chiusura nel vostro io, offeso e dolente e dunque indifferente alla logica, al destino del nostro paese, al futuro del mondo.

Di  Francesco Erspamer – · Newton (Massachusetts) ·

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