Le nostre decisioni sono sempre emotive

 

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Uno dei primi (nel 1955) ad accorgersi che l’essere umano, a differenza di quanto proposto dalla teoria economica neoclassica, ha una razionalità limitata, fu l’economistaHerbert Simon. Egli si limitò però a ipotizzare che la razionalità fosse limitata dalle condizioni in cui le decisioni venivano prese e dai limiti cognitivi del decisore. Più tardi (negli anni ’70) toccò a due psicologi cognitivisti, Daniel Kahneman e Amos Tversky,ipotizzare che gli esseri umani, nel prendere decisioni, utilizzano delle euristiche, vale a dire delle scorciatoie mentali che si attivano inconsapevolmente sotto la guida delle emozioni. Un processo euristico è un metodo per la soluzione di problemi posti dalla realtà che non impiega un percorso lineare ma si affida all’intuito e alla valutazione delle circostanze. Nel 2001, lo psicologo tedesco Gerd Gigerenzer ha ipotizzato un ruolo più ampio per le euristiche nell’attività razionale umana.

Nel libro “Alla ricerca di Spinoza” (pp.177-178), il neurofisiologo Antonio Damasio

ha così descritto la relazione tra esperienze culturali ed emozione:

Ogni esperienza nella vita di un essere umano è contraddistinta da un certo grado di emozione, e tale grado aumenta quanto più l’esperienza coinvolge aspetti personali o sociali. Sia che l’emozione venga prodotta da uno stimolo creatosi durante l’evoluzione e utile alla sopravvivenza, sia che provenga da uno stimolo appreso culturalmente, essa entrerà a far parte di un catalogo emotivo personale che si arricchirà con la ripetizione delle esperienze. Le esperienze vissute dall’individuo formano delle associazioni con le emozioni sperimentate.


Ciò equivale a dire che è il nostro catalogo emotivo personale che prende le decisioni e che ci fa cliccare “mi piace”
.

Secondo Damasio la differenza tra emozioni e sentimenti consiste nel fatto che le prime riguardano il corpo e sono quindi visibili all’esterno, i secondi riguardano invece la mente e, come tutte le immagini mentali, sono invisibili. Ecco come egli descrive questa differenza (p.103):

L’evoluzione sembra aver assemblato i meccanismi cerebrali dell’emozione e dei sentimenti procedendo per gradi. Dapprima viene il meccanismo per produrre reazioni a un oggetto o a un evento, orientate verso l’oggetto stesso o le circostanze: il meccanismo dell’emozione. Poi viene il meccanismo per produrre una mappa cerebrale e successivamente un’immagine mentale – un’idea – delle reazioni e dello stato dell’organismo che ne risulta: il meccanismo del sentimento.

Il ciclo emotivo è continuo e l’essere umano passa da emozioni a sentimenti ininterrottamente (pp.91-92):

Quando i pensieri che di solito causano le emozioni appaiono alla mente, inducono emozioni che danno origine a sentimenti, i quali evocano a loro volta altri pensieri, associati per contenuto, che probabilmeente amplificheranno lo stato emozionale […] Ulteriori emozioni daranno origine a ulteriori sentimenti e il ciclo continuerà finchè non sarà interrotto da una distrazione o dall’intervento della ragione.

Fonte: http://www.pensierocritico.eu/emozioni-e-comunicazione…/

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