I NOSTRI RICORDI

 

 

Ci sono luoghi che ti appartengono e ti porti appresso per una vita. Li senti negli occhi, sulla pelle, quando mangi. Danno carattere al nostro lato oscuro. Sono il prima,  quello che rimane quando intorno si fa il vuoto. La coperta che cerchi quando fa freddo.

Questa piazza, piccola, sobria, senza niente di monumentale, ha accompagnato pensieri, emozioni, abbracci, lacrime di generazioni. Qui la corriera, l’ultimo saluto per chi partiva e l’abbraccio di chi tornava. Qui le adunate politiche e l’esplodere di passioni. Qui le bancarelle delle feste raccomandate. Qui il Municipio con tutti i suoi maneggi. Qui le camminate di chi consumava il tempo nell’attesa, le chiacchiere dopo la messa, le serate alle panchine in quello smercio malinconico di varia umanità.

Intanto il tempo gira. La vita brucia le sue stagioni. Ed anche i luoghi recano tracce degli anni; a volte sono oltraggi.

I ricordi, come badanti premurose, cercano di custodire scampoli di vissuto.

Ma  chi ritorna, dopo anni,  avverte come un tradimento.

“Mi accorgevo bene, visitando dopo lunghi e lunghi anni il paesello ov’ero nato, dove avevo passato l’infanzia e la prima giovinezza, ch’esso, pur non essendo in nulla mutato, non era affatto quale era rimasto in me, ne’ miei ricordi.

Per sé, dunque, il mio paesello non aveva quella vita, di cui io per tanto tempo avevo creduto di vivere; quella vita che per tanto altro tempo aveva nella mia immaginazione seguitato a svolgersi in esso, ugualmente, senza di me; e i luoghi e le cose non avevano quegli aspetti che io con tanta dolcezza di affetto avevo ritenuto e custodito nella memoria.

Non era mai stata, quella vita, se non in me. Ed ecco, al cospetto delle cose –  non mutate ma diverse perché io ero diverso – quella vita mi appariva irreale, come di sogno: una mia illusione, una mia finzione d’allora.

E vani, perciò, tutti i miei ricordi.

Credo sia questa una delle più tristi impressioni, forse  la più triste, che avvenga di provare a chi ritorni dopo molti anni nel paese natale: vedere i propri ricordi cader nel vuoto, venir meno a uno a uno, svanire: i ricordi che cercano di rifarsi vita e non si ritrovano più nei luoghi, perché il sentimento cangiato non riesce più a dare a quei luoghi la realtà ch’essi avevano prima, non per sé stessi, ma per lui.

E provai, avvicinandomi a questo e a quello degli antichi compagni d’infanzia e di giovinezza, una segreta indefinibile ambascia.

 

Luigi Pirandello – I NOSTRI RICORDI da Novelle per un anno

 

ORSOMARSO  –  Piazza Municipio

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