PARCO DEL POLLINO – L’Euforbia calenzuola (nome scientifico Euphorbia helioscopia)

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Famiglia: Euforbiacee

Nome volgare: Erba calenzuola, erba verdona

Caratteristiche: Pianta annua, alta sino a 40 cm, fusto ascendente con peli patenti nella parte superiore, secerne alla rottura un abbondante lattice bianco ;

Foglie lunghe sino a 25 mm, alterne, obcuneate con apice arrotondato, di colore verde ma possono essere anche vistosamente gialle;

Ombrella a 5 raggi con brattee simili alle foglie superiori, ghiandole ovali;

Il frutto è una capsula con diametro di 3 mm liscia, verde ma a maturazione anche arrossata su un lato, contiene semi di 2 mm irregolarmente rugosi.

Altre specie E. maculata L.- E. prostrata Aiton – E. verrucosa L. (Tutte le Euforbie sono velenose)

Habitat: Siepi, luoghi incolti e pascoli aridi. 0-1200 m.Aprile ottobre

Diffusione Comune

Sostanze contenute Euforbina, saponine

Parti velenose della pianta Tutta la pianta. Il lattice contiene una sostanza velenosa, comune a tutte le Euphorbia, ed è sufficiente porne una sola goccia sulla lingua per provocare una intensa irritazione della gola che permane per svariate ore.

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Proprietà farmaceutiche: Tutte le Euphorbie sono velenose. Si usava in campagna come purgante (sconsigliabile!). Il lattice, per uso esterno, è impiegato per l’eliminazione di calli, porri e verruche ; a tal fine è sufficiente applicare 1 o 2 gocce direttamente sulla parte da trattare, avendo cura di proteggere i tessuti circostanti.

Curiosità Il suo nome specifico deriva da helios = sole e skopein = guardare perché questa pianta, come osservato già dal filosofo romano Plinio, rivolge le proprie infiorescenze sempre verso il sole.

Dal libro “Piante velenose” di Appendino- Luciano – Colombo – Gatti. ed. ArabaFenice – Boves

Euforbie

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Le euforbie sono caratterizzate dalla presenza di un lattice bianco in tutte le loro parti aeree, che ne rappresenta sia il principio tossico che quello interessante per una serie molto varia e curiosa di applicazioni. Il lattice delle euforbie ha azione irritante sulla pelle, dove è in grado di procurare vere e proprie ustioni e piaghe “chimiche”. In tempi non molto lontani, il lattice era usato dai mendicanti per impietosire i loro potenziali benefattori, esibendo, per così dire, gli effetti di malattie terribili sulla loro pelle. Con il lattice delle euforbie si sono fatti anche tatuaggi scarnificanti e molto dolorosi, essenzialmente per uso rituale, come pure polveri starnutatorie. Il lattice è particolarmente irritante per gli occhi, dove provoca dolori indicibili, che possono portare a cecità permanente. Queste azioni impressionanti sono legate alla presenza nei lattici delle euforbie di quantità molto variabili di derivati del forbolo. Questi terpenoidi rappresentano i più potenti agenti irritanti conosciuti, e sono usati nella ricerca biomedica come standard di irritazione e per indurre infiammazione.

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Nella medicina popolare si è fatto uso dei lattici di alcune euforbie come agenti catartici, cioè purganti drastici, ed il nome catapulzia (cacca-puzza) dato ad Euphorbia lathyris esemplifica questo uso. Per l’azione violenta di queste piante, il loro uso è altamente sconsigliato. Molto più diffuso è invece l’uso dei lattici delle euforbie per la rimozione di calli e verruche. Applicato sull’escrescenza in quantità molto piccola, il lattice è in grado di rimuoverla in modo quasi miracoloso, e, diversamente da tutti gli altri agenti cheratolitici, senza lasciare alcuna cicatrice. Quest’uso del lattice delle euforbie è documentato nella medicina popolare di tutte le aree del mondo, dato che le euforbie possono vivere in ogni condizione climatica. Le euforbie possono essere mangiate impunemente da alcuni animali. In genere si citano sempre gli esempi di ippopotamo e cammello, ma anche le nostre capre possono mangiare le euforbie, che rappresentano una delle principali cause di avvelenamento del loro latte, cui impartiscono un sapore acre e pungente, mantenuto durante la produzione del formaggio. Nella credenza popolare, all’E. lathyris è associata ad un’azione anti-talpa. La pianta è comune nei nostri orti, e questa azione è documentata nel folklore di tutti i paesi in cui la pianta cresce, anche se non è mai stata studiata in modo scientifico.

Il lattice delle euforbie è ricco di idrocarburi, e, ai tempi della grande crisi petrolifera degli anni settanta, queste piante sono state prese in considerazione come fonte vegetale di petrolio. In particolare, furono avviate coltivazioni intensive di E. lathyris, e progettati impianti petrolchimici per la conversione di questa pianta in combustibili automobilistici. Anche se la riduzione del prezzo del petrolio impedì la realizzazione di questo vero e proprio “sogno verde”, oggi sono in corso nei paesi tropicali coltivazioni di un parente di E. lathyris, Jatropha curcas, come fonte di combustibile alternativo al petrolio. Il lattice di alcune euforbie tropicale può addirittura essere utilizzato tale e quale come biodisel.

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I derivati del forbolo sono tipici delle euforbie del vecchio mondo, e sono del tutto assenti nel lattice di quelle americane, alcune delle quali sono usate, ad esempio, come base per gomme da masticare. Per questa ragione, la comune stella di Natale, un’euforbia messicana, può essere maneggiata impunemente e non presenta alcun rischio per la salute.

La straordinaria proprietà dei lattici delle euforbie di rimuovere calli e verruche senza lasciare cicatrice hanno portato di recente allo sviluppo farmaceutico di un composto presente nel lattice di E. peplus (ingenolo 3-angelato) per il trattamento della cheratosi attinica, una patologia cutanea molto difficile da trattare con i farmaci attualmente a disposizione. E’ possibile che nel giro di alcuni anni questo composto sia disponibile, come farmaco da prescrizione, per la cura di questa patologia, rivalutando, per così dire, E. peplus, una pianta invasiva, considerata solo un’erbaccia infestante ed una delle poche euforbie prive di rilevanza ornamentale. L’ingenolo 3-angelato è anche allo studio per il trattamento di alcune patologie tumorali (melanoma e leucemia), un impiego apparentemente paradossale, visto che, almeno in alcuni animali da esperimento, i lattici delle euforbie sono in grado di amplificare il potere cancerogeno di alcuni composti, come, ad esempio, quelli presenti nel fumo di sigaretta.

A ragione dello straordinario potere irritante del loro lattice, ogni uso casalingo delle euforbie è da evitare, e queste piante devono tutte essere considerate come potenzialmente pericolose. Come sanno bene i non pochi cultori delle proprietà ornamentali delle euforbie, queste piante devono essere maneggiate con i guanti, evitando in modo assoluto il contatto con gli occhi. Non esiste in pratica alcun rimedio semplice per il trattamento delle irritazioni cutanee da euforbie, ed il contatto con gli occhi richiede il ricovero in ospedale.

Fonte: http://www.fungoceva.it/erbe_ceb/euphorbia_helioscopia.htm

Foto web

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