Amore e Psiche, ovvero come vivere bene l’amore

 

Antonio Canova, Amore e Psiche,

Chi mi accompagna per musei sa quando entra, ma non sa mai quando esce!
A Parigi, al Louvre, non ricordo per quanto tempo sia rimasta a guardare “Amore e Psiche” del Canova, ma ricordo benissimo la faccia sconsolata di chi mi accompagnava.
Davanti ad un’opera d’arte sento il mio secondo chakra sbocciare nei suoi sei petali arancioni: emozione, desiderio, movimento, sensazione, piacere e necessità.
Usando le parole di Gaber, ho bisogno di tempo davanti ad un’opera d’arte, per essere capace di amarla e “avvicinarmi al suo mistero, non come quando ragiono, ma come quando respiro“.
A maggior ragione davanti ad “Amore e Psiche”, perché il loro mito ci insegna proprio questo.

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Psiche era una bellissima principessa, così bella da causare l’invidia di Venere.
La Dea inviò suo figlio Eros perché la facesse innamorare dell’uomo più brutto e avaro della terra, e fosse così coperta dalla vergogna di questa relazione.
Ma il Dio si innamorò della mortale, e con l’aiuto di Zefiro, la trasportò al suo palazzo, dove, imponendo che gli incontri avvenissero al buio per non incorrere nelle ire della madre Venere, la fece sua. Ogni notte Eros andava alla ricerca di Psiche e ogni notte i due bruciavano la loro passione in un amore che nessun mortale aveva mai conosciuto. Psiche era dunque prigioniera nel castello di Eros, legata da una passione che le travolgeva i sensi. Una notte Psiche, istigata dalle sorelle, decise di vedere il volto del suo amante, pronta a tutto, anche all’uomo più orripilante, pur di conoscere.
Fu questa bramosia di conoscenza ad esserle fatale: una goccia cadde dalla lampada e ustionò il suo amante: il Dio se ne andò furibondo e Psiche chiese aiuto a Venere che le affidò tre prove terribili in cambio del suo aiuto. Psiche rischiò la vita, ma venne salvata da Eros, guarito e commosso dalle sue gesta. Grazie a Giove Psiche divenne una dea e sposò Eros. (Wikipedia)

E cosa sarebbe Psiche, la nostra anima, senza Eros che é vita, dinamismo e conoscenza?
Solo sperimentando Psiche può far entrare Eros dentro di lei e arrendersi alla sua essenza divina. L’amore infatti è un donarsi, un fluire con l’altro, per questo Eros chiede a Psiche l’incontro nel buio.
L’amore ci trasforma, ci mette a confronto con le parti più oscure di noi, ci chiede, per così dire, il sacrificio della nostra parte logica: chiede la resa della mente per accedere a nuovi livelli di conoscenza.
Per amare bisogna lasciarsi andare, ma la nostra mente ha paura, non vuole cedere, come Psiche che ha paura di Eros.

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Tutte le resistenze all’amore nascono dalla nostra mente.
Aprirsi all’amore è come un morire, un annegarsi nell’altro.
Quando ci si innamora non ci sono spiegazioni logiche, ci si innamora e basta.
La razionalità e l’amore non possono andare insieme.
L’amore è un mistero, come la vita che da lui scaturisce, anzi si può dire che siano la medesima cosa.

Ma Psiche accende la lampada. Ognuno di noi nel muoversi quotidiano di coppia accende la lampada, e questo perché ci si vuole impossessare di un’immagine e non sondare più il reale mistero dell’altro.
Nell’accendere la candela ci si impedisce di aprirsi all’altro, di comprenderlo e trovarlo dentro di noi. Così Eros, svelato dalla luce della ragione, non può più conservare la sua carica conoscitiva e sperimentativa. In questo modo viene ferito; e per raggiungerlo di nuovo, Psiche dovrà affrontare se stessa e superare i suoi limiti naturali: le prove di Venere.

Chi ha paura di morire ha paura di vivere, chi ha paura di vivere ha paura d’amare.

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Ma se siamo sufficientemente coraggiosi l’amore ci potrà condurre all’unione e all’espansione permettendo la crescita evolutiva della nostra anima.
L’anima deve aprirsi per accogliere la vita: “Eros” che é una forza di cambiamento, crescita e di trasformazione.

Capiamo così che l’energia dell’Eros non é limitata solo a quello che facciamo a letto, ma coinvolge il nostro intero approccio alla vita: “é fare l’amore” con quello che facciamo ogni giorno usando tutti i sensi, é comprendere il nostro desiderio per l’arte, per la sensazione tattile e la vicinanza; creare un’intimità con le sottili sfumature dell’io più profondo.

Quando sono davanti ad un’opera d’arte ho bisogno di tempo per essere capace di amarla e poi fare con lei “l’amore come mi viene, senza la smania di dimostrare, senza chiedere mai se siamo stati bene” (Gaber).

Chiara Benini

 

Fonte: http://www.eticamente.net/46653/il-mito-di-amore-e-psiche-un-invito-ad-amare-in-modo-autentico.html

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