L’acqua bene comune? E chi se ne frega del REFERENDUM!

ACQUA

Passa alla Camera malgrado l’opposizione del M5S e di Sinistra italiana il decreto legge del governo piddino che di fatto consente la privatizzazione dell’acqua. Ventisei milioni di elettori decisero nel 2011 di negare precisamente quella possibilità. La gran parte è ancora viva e vegeta.

Ma la metà evidentemente ritiene che un referendum ogni cinque anni sia troppa fatica e domenica scorsa se ne è fregata di quello sulle trivelle e della protezione del mare. Giustamente il governo ha capito che se ne fregherà anche di vedere quella decisione sull’acqua bene comune completamente ribaltata.

Tanto i giornalisti scrivono quello che gli dettano le multinazionali e gli intellettuali i girotondi li fanno solo per essere invitati a un talk show. Ben gli sta, agli italiani stanchi di democrazia: a chi non sa difendere i propri diritti (neppure con un voto, figuriamoci con scioperi o con il mitra, come nella Resistenza) qualche sciacallo glieli toglierà di sicuro. Una volta persi, inutile pensare di recuperarli, non in una generazione o due; non ci riuscirebbe un popolo di leoni, figuriamoci uno di pecore.

L’unica possibilità è cominciare a lottare subito, senza divisioni, senza scrupoli, senza pregiudizi: spazzare via Renzi e il suo Pd a qualunque costo, per ricreare le condizioni della legalità, per salvare la Costituzione.

 

Francesco Erspamer

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