La Badia di Pattano (IX sec.) – straordinario e antichissimo cenobio di rito greco nel Cilento

Affreschi della Cappella-di-San-Filadelfo a Pattano

Pattano è una piccola frazione del comune di Vallo della Lucania, in cui vivono meno di 500 abitanti. La si raggiunge, venendo da Salerno, attraverso l’omonima uscita della statale Cilentana, sita pochi chilometri prima del centro di Vallo.

Il villaggio custodisce un monumento davvero grandioso, un vero e proprio “complesso” risalente all’Alto Medioevo del quale, ad eccezione degli addetti ai lavori e dei turisti più attenti, davvero pochi conoscono la bellezza e l’importanza storica.

Si tratta di un monastero di rito greco ortodosso, denominato “Badia di Santa Maria di Pattano”, fondato presumibilmente nel IX secolo dopo Cristo, comunque non oltre il X secolo. Già verso la fine del primo millennio, infatti, da alcuni documenti si attesta che la Badia godesse di importanti possedimenti agricoli, segno di una struttura ormai consolidata.

Il rito greco è una particolarità diffusa in alcuni siti d’Italia. I monaci bizantini, infatti, cominciarono a trasferirsi dall’Oriente a seguito delle lotte iconoclaste, che portarono a violente persecuzioni di quanti veneravano o anche tolleravano la devozione verso le icone liturgiche. Così, a partire dall’VIII secolo dopo Cristo, diversi monaci si trasferirono in Italia; alcuni presero la strada di Napoli, città che conservò un ducato bizantino sino al XII secolo ed edificò diverse chiese e monasteri per ospitare i prelati orientali.

Alcuni monaci si rifugiarono in territorio della Langobardia Minor, stanziandosi nel villaggio di Pattano, a poca distanza da Vallo della Lucania. Fondarono così un luogo di culto per celebrare nel proprio rito, formato dalla Chiesa madre di Santa Maria con l’annesso campanile, dai locali del convento e dalla Cappella di San Filadelfo. Come in tutti i monasteri ortodossi, il complesso era guidato da un custode  guida, chiamato “egumeno”. Si ha notizia, ad esempio, di un egumeno di nome “Cosma” in uno scritto del 993 d.C., di un altro noto come “Elia”, nel 1034.

La visita al complesso di Pattano inizia con la chiesa madre: non è in buono stato di conservazione, mancando completamente del tetto. Era a navata unica, con un’abside poligonale; fu probabilmente ristrutturata dagli angioini. Non vi sono quasi decorazioni, ma s’intravedono alcune cappelle laterali e, cosa che attesta l’antichità del posto, degli archi ogivali.

Badia_di_Pattano_-_Chiesa_di_Santa_Marial’interno della Chiesa di Santa Maria a Pattano

Discorso diverso per il campanile, che è probabilmente uno dei più antichi dell’Italia meridionale, tra quelli ancora in piedi. Alto circa quindici metri, si ergeva imponente in una zona completamente di campagna come a testimoniare l’importanza dell’Abbazia. E’ a pianta quadrata e decorato in maniera molto variegata; all’esterno appare come diviso in cinque livelli decorativi. Su uno dei livelli si intravedono delle belle bifore a tutto sesto.

Badia_di_Pattano_-_Campanile-225x300Torre campanaria della Badia di Pattano

Il pezzo forte del complesso di Pattano è la straordinaria cappella di San Filadelfo. Filadelfo era il nome del primo egumeno dell’Abbazia, morto in odore di santità (gli furono attribuiti vari miracoli). All’interno della Cappella, durante le campagne di scavo, fu ritrovata una bellissima statua in legno, che oggi può essere ammirata nel bel Museo Diocesano di Vallo della Lucania. Secondo molti studiosi, la statua rappresenta lo stesso Filadelfo, vestito con un mantello marrone e una cappello a punta e con il volto tipicamente allungato. La statua nel corso dei secoli fu molto venerata dai monaci, così come dagli abitanti del posto.

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La statua lignea di San Filadelfo, in mostra presso il Museo diocesano di Vallo della Lucania

La cappella fu costruita sui resti di alcune terme romane, visibili dal vetro di cui è ricoperto il pavimento. Divisa in due navate, è un luogo meraviglioso, in quanto contiene alcuni magnifici affreschi bizantini, che possono essere divisi in tre diversi cicli, a seconda del periodo di realizzazione: X secolo, XI-XII secolo e XV-XVI secolo. In particolare gli affreschi del XV secolo ritraggono San Filadelfo in alcune guarigioni “taumaturgiche”, confermando la grande popolarità che il fondatore dell’Abbazia ebbe in questo luogo nel corso dei secoli.

Gli affreschi più importanti e antichi sono quelli dell’abside: straordinarie testimonianze di pittura bizantina, sono divisi in tre livelli sovrapposti. Sul livello più in alto è raffigurata un’Ascensione di Cristo, seduto in trono. Sul livello intermedio vi è la Vergine Maria in preghiera tra gli apostoli. Sul livello inferiore sono raffigurati otto santi, probabilmente, a giudicare dalle vesti orientaleggianti, sono i Padri della Chiesa bizantina. Sotto due di loro si legge un nome: Giovanni Crisostomo ed Epifanio.

L’Abbazia godette di ottima salute fino al XV secolo. Fu poi ceduta in gestione alla Badia di Cava da Papa Paolo III nel 1459: a quanto pare la cessione fu generata da situazioni di degrado morale all’interno del monastero di Pattano (si parla di fornicazione dei monaci con alcune donne del paese). In seguito, l’abbazia fu gestita da varie famiglie e nell’Ottocento, a seguito della confisca dei beni ecclesiastici dell’era murattiana, divenne un po’ alla volta una sorta di fattoria agricola. In effetti ancora oggi a uno sguardo dall’esterno, il sito ha in parte una conformazione da azienda agricola. Fu solo negli anni ’70 che fu avviato il recupero e il restauro dello splendido sito. Oggi il complesso è gestito dall’Associazione “Badia di Pattano”, che comprende delle guide turistiche. Per la visita, è possibile contattare detta associazione.

Scritto da: Michele Piastrella

Fonte: http://www.citizensalerno.it/la-badia-di-pattano-ix-sec-straordinario-e-antichissimo-cenobio-di-rito-greco-nel-cilento/

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