CALABRIA: terra di opere inutili e di ripetuti scempi

 

 

Storie di ordinaria follia quelle cui ci ha abituato la Regione Calabria, terra di opere inutili e di ripetuti scempi al territorio spesso connessi con le attività della mafia. La Calabria è terra di dighe: l’ex Cassa per il Mezzogiorno ne ha finanziate ben 12, per le quali sono stati spesi finora 2000 miliardi, senza che si sia riusciti a captare una sola goccia d’acqua.

E quand’anche fossero concluse, non servirebbero a molto senza le opere di canalizzazione per le quali non sono ancora state bandite le gare d’appalto. In autunno fece scalpore il caso degli operai che, per protesta, si murarono in una delle gallerie della diga sull’Esaro. Ebbene, il costo di quest’opera-è passato dai 76 miliardi iniziali a ben 1161 miliardi, e i lavori non sono ancora finiti.

Destinatarie dell’appalto la Lodigiani, la Italstrade e la Del Favero, grosse aziende nazionali, alcune anche al centro delle vicende di Tangentopoli.

I lavori per la costruzione della diga si interrompono nel 1987 a causa di una frana sulla spalla sinistra. È incredibile come gli stessi abitanti di Sant’Agata d’Esaro, il centro abitato più vicino al cantiere, sapessero che il loro paese stava scivolando lentamente a valle fin dal 1950, ma di questo movimento franoso non c’è menzione nel progetto dell’opera. Saranno proprio questo genere dì “inconvenienti” a far lievitare, variante dopo variante, i costi della diga.

Attualmente le imprese appaltatrici percepiscono 40 milioni al giorno di fermo cantiere/mentre Agensud e Regione Calabria si palleggiano le responsabilità delle malefatte.

Il settimanale “L’Espresso” poco tempo fa pubblicò la notizia che la Lodigiani avrebbe versato dieci milioni al senatore Covello (DC), il quale, in cambio, si sarebbe dato da fare per la ripresa dei lavori.

La storia si ripete con tratti analoghi anche per la diga sul Metramo, la più alta diga d’Europa (104 metri per un invaso di 20 milioni di metri cubi), progettata per servire il quinto centro siderurgico di Gioia Tauro. Del centro siderurgico, come è noto, non se ne è più fatto niente, ma i lavori della diga sono andati avanti, anzi, è stata realizzata addirittura una perizia di variante (una delle 7 varianti che sono state fatte sull’opera) che ha raddoppiato la capacità dell’invaso, ma soprattutto ha contribuito a far lievitare la previsione di spesa da 39 a 390 miliardi.

Nell’ottobre del ’90 sulla diga sono intervenuti gli uomini dell’allora alto Commissario Antimafia Domenico Sica a seguito della serie di attentati e minacce ai danni delle imprese impegnate nella costruzione dell’opera.

 

Fonte: “L’ambinte illegale” , Legmbiente, il manifesto, 1993

 

Era il 1993 quando Michele Anzaldi, Erasmo D’Angelis, Enrico Fontana e Sebastiano Venneri curarono per Legambiente ed il manifesto una ricerca su l’ambiente illegale.

Sono passati 25 anni dalla pubblicazione dell’opuscolo.

Fa male constatare che la Calabria è stata ( e per certi aspetti continua ad essere) carnefice e vittima.

Oggi alcune cose sono cambiate. Quello che continua ad essere desolante è lo spettacolo offerto dalla politica.

 

 

Foto RETE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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