CICLOPI E LESTRIGONI NELL’ODISSEA CALCIDESE

Roma: Affreschi dell’Esquilino: I Lestrigoni dell’Odissea (sec. I a.C).
Musei Vatican

 

 

 

Si deve a un noto grecista d’Inghilterra, a Denys Page (1), la proposta convincente di studiare le fonti folcloriche dell’Odissea, che io da qualche anno (2002) preferisco chiamare Calcidese (2), dal momento che mi sembra molto persuasiva la tesi circa la sua composizione da parte di uno Pseudo-Omero nella colonia calcidese di Reggio, uno dei punti strategici della mappa geografica di Ulisse, mappa geografica estesa e compresa tra Itaca nello Ionio ed il Promontorio Circeo sul Tirreno.

Il mito di popoli giganteschi, dislocati tra Sicilia e Calabria Centrale (monti delle Serre), ha inizio con il racconto su i Ciclopi e Polifemo, proseguendo poi con l’avventura tra la gente dei Lestrigoni. Esaminerò qui divergenze e convergenze nelle due vicende narrate dallo Pseudo-Omero.

L’avventura presso i Ciclopi della Sicilia/Etna comincia così (3):

 

Quando dunque arrivammo alla terra vicina,

qui sull’estrema punta una grotta vedemmo, sul mare,

eccelsa, ombreggiata da lauri; e qui molte greggi,

pecore e capre, avevano stalla; intorno un recinto

alto correva, fatto di blocchi di pietra,

e lunghi tronchi di pino, e querce alta chioma.

 

Dunque sulla costa, in alto, sta una spelonca tra il verde degli alberi: è un consueto spettacolo di molte coste rocciose del nostro paesaggio. Gli stazzi del bestiame minuto (pecore e capre) sono chiusi da una palizzata di tronchi, conficcati su una base di grosse pietre fluviali. E la consueta struttura dei muri a secco, detti in Calabria armacère: malta e cemento sono ancora sconosciuti. Le voci armacèra, armacèria, armacìa in siciliano sono «muretti a secco, fatti per terrazzare un terreno o per recintare una proprietà». Oggi manca la palizzata di legno, che non è più documentata negli stazzi di Sicilia e di Calabria. Infatti è la terrata (5) il «ricovero, stalla rustica, riparo fatto di terra». La palizzata dell’Odissea Calcidese è il segno di un paesaggio ricco di piante, il cui legno, abbondante, offre elementi d’impiego sul posto. Ma in Sicilia (6) lo stazzu è il «recinto per tenervi gli animali di piccola taglia durante la notte; ricovero di animali costituito da pilastri che sostengono una copertura di canne e tegole». È quindi possibile che le tipologie siano variabili secondo le risorse del posto.

 

Ed ecco il mostro:

 

Qui un uomo aveva tana, un mostro, che greggi

pasceva, solo, in disparte, e con gli altri

non si mischiava, ma solo viveva, aveva animo ingiusto.

Era un mostro gigante; e non somigliava

a un uomo mangiatore di pane, ma a picco selvoso

d’eccelsi monti, cha appare isolato dagli altri.

 

Altri Ciclopi abitano nei dintorni, nell’isola di Sicilia: è un ethnos di Giganti.

Il loro modo di vivere è quello dei trogloditi, ignari di case e di strade: la spelonca, la caverna, la grotta sono il loro habitat. Primitivo il loro stare aggruppati, ma poi divisi per i monti d’intorno. È insomma l’umanità primitiva, che però conosce il fuoco e lavora il latte. E cannibale.

Nel Canto X (w. 80 ss.) Ulisse e i compagni con le loro navi, respinti dalle Isole Eolie da parte di quel re Eolo, che li aveva prima aiutati invano, riprendono il mare dell’ignoto occidente:

 

Sei giornate di seguito navigammo di giorno e di notte

la settima toccammo l’altissima rocca di Lamo, Telèpilo Lestrigonia …

Domus di Via Graziosa sull’Esquilino – I pannelli che raffigurano episodi dell’Odissea erano collocati nella parte alta della parete dell’ambiente principale, – Musei Vaticani

Diciamo che il computo dei giorni e delle notti di viaggio non è reale, ma è solo una fraseologia rituale e formulare. Di fatto, dalle Eolie essi approdano sulla costa rocciosa della Calabria Mediana, sul Tirreno. Poi si prosegue:

 

Qui come entrammo nel bel porto, che roccia

inaccessibile cinge, ininterrotta da una parte e dall’altra,

e due promontori sporgenti incontro

sulla bocca s’avanzano, stretta è l’entrata;

qui, dunque, gli altri tutti spinsero dentro le navi ben manovrabili.

 

Alcuni marinai si avventurano nell’entroterra (ma non Ulisse), dove sorge il palazzo del sovrano:

 

Quelli, come entrarono nel glorioso palazzo, una donna

trovarono, grande come vetta di monte, e ne ebbero orrore.

Costei dalla piazza in fretta chiamava il glorioso Antìfate,

il suo sposo, che a loro meditò triste fine.

 

Il re, cannibale, divora uno sventurato, mentre gli altri greci riescono a fuggire (Fig. 1).

Allora accorsero i Lestrigoni, chiamati da Antìfate:

 

Ma il re fece un grido per la città; e quelli udendo

in fretta accorsero, i forti Lestrigoni, chi di qua, chi di là

innumerevoli, e parevan giganti, non esseri umani.

Essi dai picchi con pietre che appena può un uomo portare

colpivano; e orrendo strepito in mezzo alle navi nasceva,

d’uomini massacrati e insieme di navi spezzate;

e come pesci infilzandoli, al pasto crudele via si portavano.

Casa_di_Via_Graziosa_scena_dell’Odissea_attacco_dei_Lestrigoni_I_secolo_ac

Ma Ulisse e la sua nave, ancorata prudentemente fuori dal porto, riescono a salvarsi: il viaggio e l’avventura continueranno con il successivo episodio di Circe, ubicata al promontorio Circeo, sempre sul Tirreno. La più recente indagine linguistica conferma il dato tradizionale (7). Disorientata è invece la critica circa l’ubicazione dei Lestrigoni: Corsica, Liguria? (8). Circa il significato di Laistrygònes  c’è buio fitto. Ritengo però molto possibile una base etimologica dalla voce làas = «pietra, masso», che va d’accordo con l’habitat di questo popolo gigantesco, lanciatore di pietre.

Vediamo nei particolari le notizie sui Lestrigoni.

Lestrigonia è una città, ha una piazza e una reggia, ha un bel porto. Il nome della città è pure Telèpilo, che significa «Porta lontanta»: si allude alla porta urbica di notevoli proporzioni.

La notizia dei Giganti, quale l’Odissea Calcidese ci narra, si riferisce alla Calabria Mediana (da Vibo Valentia a Catanzaro), che fu lo stato dei Giganti sui monti, tra Tirreno e Ionio.

Confrontiamo adesso i Ciclopi della Sicilia e i Lestrigoni della Calabria.

Gli uni e gli altri appartengono allo stesso ethnos, la stirpe dei Giganti. Pur avendo qualche particolare diverso, Ciclopi e Lestrigoni sono cannibali, adoperano i massi giganteschi come artiglierie, sono crudeli.

Ma c’è una sostanziale differenza di natura sociale: i Ciclopi sono dei trogloditi, abitanti di inaccessibili spelonche o grotte o caverne. Invece i Lestrigoni sono urbanizzati e riconoscono una autorità gerarchica, la monarchia del re e della regina. Telèpilo è una città disegnata e organizzata fino nei particolari. Sulla piazza si affaccia il palazzo della reggia. Siamo pertanto davanti ad una diacronia: prima i Ciclopi, poi i Lestrigoni. E un po’ come dire paleolitico e neolitico.

 

FRANCO MOSINO

Fonte: ARCHIVIO STORICO PER LA CALABRIA E LA LUCANIA ANNO LXIX (2002), pp. 7-10

Foto RETE

.

(1) D . PAGE, Folktales in Homer’s Odyssey, Cambridge (Mass.) 1973;

trad. it. R. VELAKDI, Racconti popolari nell’Odissea, Napoli 1983.

(2) F. MOSINO, L«Odissea Calcidese», lo Pseudo-Omero e la geografia dello

Stretto di Scilla, in «Rendiconti Accademia Nazionale dei Lincei», S. IX, 13,

2002, pp. 139-149. E ora in uscita presso l’editore Rubbettino di Soveria Mannelli

il volume F. MOSINO, L’Odissea Calcidese e lo Stretto di Scilla: azzerata

la Questione Omerica (2003).

(3) Odissea, Canto IX, w. 181 ss., versione di R. Calzecchi Onest

(4) VS, I, p. 246.

(5) NDC, p. 715.

(6) VS, V, p. 313

(7) AA.W , Dizionario dei nomi geografici italiani, Milano 1992, p. 151.

(8) M. ZAMBARBIERI, ^Odissea com’è. Lettura critica. Volume I. Canti I-XII,

Milano 2002, p. 701.

 

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