Siamo “gli altri”…

MANIFESTO contro la cultura dell’emarginazione

 

Siamo “gli altri”: persone che abbiamo subito la ghettizzazione, l’abbandono, la derisione, per il solo fatto di essere handicappati, tossicodipendenti, strani. Basta l’immagine della carrozzina, di una siringa buttata nella spazzatura, di un muro o di un recinto, per far distogliere lo sguardo da noi; nel bombardamento dei messaggi sociali rappresentiamo i simboli di una cultura di morte.

Ma siamo tanti ed è difficile metterci completamente da parte. La cultura maggioritaria riguardo a noi al di là delle intenzioni personali spesso in buona fede ci vorrebbe plasmati arrendevoli e sottomessi, incapaci di usare la nostra testa.

Soltanto l’esperienza di pochi, tramite, una vita in comune, una riscoperta delle parole, l’autogestione delle tante necessità quotidiane, della ricercata liberazione dai lacci che ci avvolgevano in situazioni di dipendenza, ci ha portato ad elaborare da noi stessi nuove idee della vita, ampie visioni delle realtà sociali, altre concezioni per il presente e per il futuro della nostra personalità.

A questo punto del nostro cammino manifestiamo il nostro “no!” a tutte le culture che emarginano le persone in nome delle classi e delle etnie, del sesso e delle ideologie, del danaro e del ruolo sociale.

 

La diversità

 

Oggi come ieri è ancora la paura che crea le diversità, è ancora l’egoismo che le alimenta di motivi, è ancora l’indifferenza che le perpetua e le consacra con le strutture, con le leggi, con le ovvietà.

Nel sud e nel nord, nell’est e nell’ovest, i “diversi” sono additati ed evitati con rozzezza o raffinatezza da una mentalità ottusa che, senza mai spiegare il perché, perpetua una tradizione di emarginazione dei più deboli, di quelli che non si adattano con facilità ai comportamenti imposti, e di quelli che presentano diversità scomode da riconoscere.

Ciascuno è pieno della sua cultura quasi onnipotente: proprio essa penetra fin sotto la pelle per rinfacciarci la nostra diversità e roderci sempre con il sospetto anche quando crediamo di avere ragione e siamo del tutto consapevoli che “chi la pensa così” è razzista, violento e reazionario

(Continua)

Il “Manifesto” è stato ideato ed elaborato nella Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme

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