Chiesa rupestre di San Nicola di Casalrotto a Mottola

I luoghi
Lo storico dell’arte Cesare Brandi scrisse «… di colpo mi sentii in Anatolia…» dopo aver visitato la chiesa rupestre di San Nicola di Casalrotto. La stessa chiesa è stata in seguito definita  La cappella Sistina in rupe” per la preziosità dei numerosi affreschi che la adornano.  Si tratta di un santuario medievale sito  in prossimità del Casale rupestre di Casalrotto di Mottola.  Scavato nel tufo, trinavato e con iconostasi che ricalca modelli bizantini. In un sott’arco proprio sull’iconostasi un palinsesto mostra due immagini sovrapposte del Santo titolare della chiesa, Nicola di Myra,  una risalente all’XI secolo e l’altra al XIII di cui rimane solo la parte superiore del Santo.  Nel periodo equinoziale di primavera, precisamente nei giorni 12 e 13 marzo,  San Nicola viene illuminato da un fascio di luce, che entra da  un foro  circolare ben visibile all’esterno della chiesa, in una nicchia a destra dell’ingresso. Ritenuto una semplice apertura di areazione,  potrebbe invece essere considerato un vero e proprio foro gnomonico, da cui la luce, proiettata durante gli equinozi primaverile e autunnale,  illumina, nel suo culmine, proprio l’immagine di San Nicola, quella più antica, centrandone proprio il cuore, particolare  che fa supporre la dedicazione della chiesa al Santo già nell’XI secolo.

Questo fenomeno può essere considerato una ierofania, ossia una manifestazione del sacro, indotta dagli architetti medioevali che ben conoscevano le leggi della gnomonica, ovvero dell’arte di costruire orologi solari.  Lo scopo era di aumentare l’atmosfera di sacralità nella chiesa e la devozione dei fedeli.  Fu Maria Grottola, guida turistica,  già nel 2008 ad accorgersi del fenomeno in uno dei suoi tanti sopralluoghi.  Nel 2014, nelle ore pomeridiane del 12 e 13 marzo, un gruppo di studiosi, condotti dal Professore Domenico Caragnano,  monitorando il fenomeno constatò che il cerchio luminoso, proiettato dal foro gnomonico,  si posava sul cuore di san Nicola alle 17.08 per poi proseguire nel suo cammino fino a  scomparire. 
La chiesa di San Nicola conserva altri interessanti affreschi:  la  Déesis (compendio del Giudizio Universale),  Santa Parasceve, il Transito di san Giovanni Evangelista, San Pietro, San Giorgio e San Michele Arcangelo.

Seconda tappa dell’escursione è la chiesa di Sant’Angelo, presso Casalrotto, a tre navate e a tre absidi, impostata su due piani, con quello inferiore a chiara destinazione funeraria per la presenza di sei tombe.  Terzo sito da visitare è la chiesa rupestre di San Gregorio, a pochi passi da Mottola, tra gli esempi più raffinati di architettura sacra scavata. La chiesa, a croce greca inscritta, è trinavata  con pilastri che presentano capitelli finemente decorati. Nell’abside centrale campeggia l’affresco di un maestoso Pantrocratore, databile alla fine del XII secolo, dallo sguardo ieratico e che è stato paragonato, nei suoi tratti stilistici, al Pantocratore del Duomo di Monreale.

Casalrotto, cripta di San Nicola, cerchio luminoso sull’affresco (XI sec.) di San Nicola (Ft. di Maria Grottola)

 

 

Ingresso della cripta di San Nicola di Casalrotto – Mottola (Ft. tratte dal libro “Le chiese rupestri di Puglia e Basilicata”)

 

 

Cripta di San Nicola in Casalrotto – interno – Dèesis sullo sfondo. (Ft. tratte dal libro “Le chiese rupestri di Puglia e Basilicata”)

 

Mottola – Cripta di San Gregorio –  Cristo pantocratore. (Ft. Maria Grottola).

 

Casalrotto – Chiesa rupestre di Sant’Angelo. (Ft. tratte dal libro “Le chiese rupestri di Puglia e Basilicata”)

 

 

 

 

Fonte: http://www.passaturi.it/news/lequinozio-di-primavera-nella-cripta-di-san-nicola-domenica-12-marzo/

 

 

La chiesa rupestre di San Nicola a Casalrotto è la chiesa più bella di Mottola e presenta uno dei cicli di affreschi più interessanti per qualità e per stato di conservazione della Puglia (sono stati effettuati i restauri nel 1972).

Per ricostruire esattamente l’aspetto originario della chiesa di San Nicola basta osservare la chiesa rupestre di Palma Mater Christi a Castellaneta: l’aula è di forma quadrata e lo spazio è suddiviso da quattro pilastri centrali cruciformi. I due pilastri interni creano, con l’iconostasi, una recinzione che isola il bema diviso in tre celle comunicanti con tre altari absidali.

L’esterno della chiesa è rivolto ad ovest e presenta un piccolo spiazzo antistante dove si affaccia l’ingresso della grotta, sormontato da un’elegante lunetta con ghiera. L’esterno della chiesa presenta un arcosolio, scavato nella facciata accanto all’ingresso, probabilmente destinato alla persona che aveva patrocinato la realizzazione della chiesa. L’archivolto è profilato, come nelle arcate cieche dell’interno, con un motivo a ghiera ed è sormontato da una nicchia intonacata con il tema delle tre croci del Calvario.

Recentemente la Falla Castelfranchi ha letto la decorazione della lunetta esterna in chiave di crocifissione simbolica legata alle temperie iconoclaste, risalenti agli inizi del IX secolo, in sincronia con la presenza di vescovi iconoclasti in Puglia e Sicilia. Ad avvalorare tale ipotesi concorre il ritrovamento (dopo i recenti restauri) all’interno della chiesa, sotto lo strato di intonaco più recente, di una decorazione a croci dipinte in rosso che risalirebbero allo stesso periodo.

La chiesa all’interno presenta una pianta quadrangolare ad aula, divisa da un triforio con presbiterio continuo. L’arcata centrale del presbiterio è più larga rispetto alle aperture laterali e ricorda la tipologia delle chiese arcaiche materane caratterizzate dal cancello ad arcata unica chiusa da lunghi parapetti.

In corrispondenza dei varchi laterali, addossati alle pareti, sono posizionati i due altari del diaconico e della protesi. L’altare di destra (diaconico) è separato dall’aula da un piccolo muretto iconostatico, mentre il soffitto del piccolo vano è caratterizzato dall’incisione di tre cerchi concentrici che simulano una cupoletta (elemento decorativo molto diffuso in area tarantina). Nell’aula è presente un pozzetto rettangolare probabilmente utilizzato per il battesimo che avveniva per immersione o semi immersione.

Nell’aula sono presenti due massicci pilastri su plinti sporgenti da cui partono archi a tutto sesto. La volta dell’aula è piatta e lungo il perimetro della chiesa e intorno alle basi dei pilastri corre un sedile ricavato dalla roccia. Sulle pareti laterali della chiesa rupestre, caratterizzate da 12 arcate cieche con ghiera (nella zona di Mottola si concentrano le testimonianze più numerose di arcate cieche all’interno di chiese rupestri) è affrescato un importante ciclo pittorico risalente all’XI secolo, poi aggiornato nel XIII secolo. Le didascalie scritte in due lingue, greco e latino, farebbero supporre la presenza di un pittore greco, o locale, appartenente comunque ad un gruppo misto.

I santi rappresentati (anche quelli latini) sono vestiti alla bizantina, e i soggetti raffigurati sono molto particolari: accanto a temi tipicamente bizantini come la Dèesis, la TheòtokosOdegitria (Madre di Dio che indica nel Cristo Bambino in braccio, la via della salvezza) e gli arcangeli, compaiono santi legati ai pellegrinaggi e alle crociate. Tra le notizie certe sappiamo che nel 1081 la chiesa fu donata all’abbazia della Trinità di Venosa e sottratta al rito greco.

A sinistra dell’ingresso inizia il ciclo di affreschi con la raffigurazione di san Giuliano che porta nella mano destra la lancia di cui si vede solo la parte superiore, nell’archeggiatura successiva segue l’immagine della Theòtokos Odegitria. Nella prima nicchia della parete sinistra è affrescato san Pietro benedicente che con la mano sinistra regge due chiavi e un rotolo dispiegato. In basso a sinistra compare un graffito raffigurante un guerriero. Il ciclo continua con san Lorenzo raffigurato con la chierica diagonale e una lunga dalmatica decorata con perline e con un motivo a rombo. Con la mano destra agita il turibolo mentre con la sinistra regge la mappa e sostiene un cofanetto (forse il locolus elemonis). Segue la raffigurazione di san Basilio con abiti episcopali e pallio crociato il cui lembo scende sul braccio sinistro. Con ambo le mani regge un libro posto di traverso sul petto.

L’affresco continua con la Madonna in Trono che regge, con entrambi le mani, il Figlio. Nell’angolo compare una grande figura di san Nicola, ai suoi piedi c’è un’iscrizione votiva:

MEME[N]TO D[OMI]NE / FAMV / LO TVO / SERVULO SACER / DOTE  

(ricordati o Signore del tuo servo Sarulo sacerdote)

Nel sottarco del bema sono affrescati cinque medaglioni: in quello centrale è dipinta un’aquila ad ali spiegate, negli altri quattro sono dipinte figure femminili a mezzo busto. Le figure a sinistra portano una lampada accesa e sono indicate con la scritta PRV / DENTES, le due di destra invece portano le lampade spente e sono indicate con la scritta FAVTE, probabilmente raffigurano la parabola delle vergini stolte e delle vergini savie. Nella parete che segue è affrescata l’immagine di San Michele  che indossa una tunica rossa e il loros imperiale: nella mano destra impugna la lancia che nella parte superiore è a forma di croce, mentre con la mano sinistra mantiene l’orbis su cui è dipinta una croce.

Sul diaconico è affrescata un’immagine rara: Cristo seduto in trono che benedice santo Stefano posto ai suoi piedi, in ginocchio. Il Redentore regge un libro con la mano sinistra, mentre all’esterno della scena, sull’archeggiatura, compaiono due gruppi di sei ali con la scritta identificativa CHERV / BIN.

Nell’abside centrale, dove compaiono i resti di un altare a blocco posizionato sotto una nicchia voltata a botte estradossata scavata al centro del presbiterio, è dipinta una Dèesis, (Cristo Giudice tra la Vergine e san Giovanni Battista) risalente ai primi decenni del XIII secolo. Il Pantocratore è raffigurato a mezzo busto mentre con la mano destra benedice alla greca, con la sinistra invece regge un libro su cui ci sono tracce di iscrizione in greco.

Sull’altare di sinistra, la protesi, è raffigurato san Giovanni Evangelista, disteso nella fossa fatta scavare da lui davanti all’altare in attesa della dormitio, cioè della morte. Il santo è raffigurato vecchio, con capelli e barba bianchi mentre leva le mani al cielo in un gesto di contemplazione.

La presenza di santo Stefano e di san Giovanni Evangelista ai lati dell’altare centrale, in corrispondenza dei due altari laterali, sono riconducibili alla rappresentazione di due aspetti legati al martirio cristiano: il martirio cruento per santo Stefano e quello incruento, voluto da Dio, per san Giovanni. Sulle due ali dell’iconostasi, che chiude l’abside, ci sono due iscrizioni che avvalorano l’ipotesi della presenza di un battistero, individuato nel pozzo rettangolare posto vicino al diaconico.

Alle due estremità del transetto è raffigurato per ben due volte san Michele: a destra l’arcangelo Michele nella veste di guardia imperiale, sulla sinistra san Michele in veste di vincitore del drago demoniaco, raffigurato come un grosso serpente ricoperto di squame. San Michele vincitore indossa una tunica rossa con ricca cintura ricamata, con la mano sinistra regge l’orbis crucigero su cui compare il monogramma XC VIC (Christus vincit) di colore rosso.

L’immagine ripetuta ai lati del bema di san Michele rimanda all’importante ruolo del santo di guardiano del santuario.

Continuando sulla parete nella prima archeggiatura a destra del bema è raffigurato san Giorgio, vestito con la cotta di maglia, su un cavallo bianco. Con la mano destra regge la lancia con il vessillo bianco a tre punte e porta lo scudo a tracolla.

Seguono san Pietro e san Leone papa (vicari di Cristo) in atto benedicente. San Pietro mantiene il rotolo e un’asta terminante con croce greca mentre san Leone, con penula rossa, tunica verde scuro su cui scende il pallio bianco-crociato e pantofole rosse ricamate, regge con la sinistra un libro chiuso. Tra questa scena e l’archeggiatura successiva vi sono raffigurate in basso due piccole figure di donne che reggono con entrambi le mani due candele accese. Questa immagine è probabilmente un ex voto e comunque un’immagine devozionale.

L’archeggiatura successiva presenta una doppia rappresentazione: sant’Elena e un santo vescovo ignoto, forse san Nicola.

Nell’ultima archeggiatura ricompare la raffigurazione di san Giorgio su cavallo bianco vestito con la cotta di maglia, calzari e manto rossi. Con la mano destra trafigge il drago, porta lo scudo con croce a tracolla.

Nel sottarco a sinistra dell’ingresso è visibile la testa di un santo, san Leonardo, riconoscibile per il cappuccio marrone di forma triangolare e per l’iscrizione S[ANCTVS] LEO.

Di fronte al sottarco, sul pilastro a destra, compare l’immagine di un santo, non identificato, che regge con la mano destra la lancia. Sullo stesso pilastro, sulla facciata esterna, è raffigurato san Pietro con tunica azzurra e manto verde.

Sull’altro sottarco dello stesso pilastro compare santa Parasceve che indossa un manto rosso che, copertole la testa, scende fino alle spalle. Con la mano destra regge la crocetta, simbolo del martirio.

Sulla parete opposta a quest’affresco c’è un palinsesto con l’immagine di san Nicola: lo strato superiore riporta solo la parte alta della figura del santo mentre regge il libro, mentre lo strato inferiore riporta san Nicola con il pastorale nella mano destra. Dall’altro lato dell’arco trionfale c’è un altro palinsesto con i resti di due figure di santo Stefano. Di fronte, nello stesso sottarco compare santa Lucia con la testa impreziosita da un diadema, indossa una tunica ricamata e regge con la mano destra una crocetta. Nella chiesa è presente anche un affresco, molto rovinato, raffigurante santa Pelagia.

Nei pressi della chiesa di San Nicola c’è uno dei cimiteri rupestri più grande che si conoscano insieme a quello di piazza san Francesco a Matera, dipendente dalla chiesa rupestre di Santi Pietro e Paolo. Il cimitero di san Nicola è legato alla scomparsa della chiesa benedettina di Sant’Angelo ed è datato al XII-XII secolo.

Fonte: https://www.mondimedievali.net/Edifici/Puglia/Chieserupestri/Taranto/Casalrotto.htm

Foto RETE

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

Dell’Aquila F.- Messina A., Le chiese rupestri di Puglia e Basilicata, Bari 1998.

Fonseca C. D., Civiltà rupestre in Terra Jonica, Milano-Roma 1970.
Gentile A., La chiesa rupestre di San Nicola in agro di Mottola, Mottola 1987.

Lavermicocca N., Il programma decorativo del santuario rupestre di San Nicola di Mottola, in “Atti II  del

                             Convegno Internazionale sulla Civiltà rupestre nel Mezzogiorno d’Italia”, Taranto 1977.
Falla Castelfranchi M., Pittura monumentale bizantina in Puglia, Milano 1991.

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