A PROPOSITO DEI COGNOMI

 

 

 

Aristotele definiva l’uomo “un animale sociale”. Questa affermazione dice tutto sulla nascita della famiglia come aggregato numeroso di persone da cui discende l’esigenza di identificare i vari componenti del gruppo che l’istinto di socializzazione porta a formare. L’identificativo sarà tanto più semplice quanto più limitata sarà la dimensione del gruppo e con la crescita di questo crescerà anche il bisogno di ricorrere ad identificativi più diversificati. Per i popoli europei il nome di famiglia è ben identificato, mentre per i Cinesi, presso i quali esistono solo pochissimi identificativi cognominali perchè l’usanda del “cognome” è molto più antica e di conseguenza sono spariti molti cognomi più antichi, pur essendo il cinese il popolo più numeroso del pianeta, superando di gran lunga il miliardo di abitanti, il maggior numero dei quali porta un cognome composto da un solo ideogramma o suono parasillabico; attualmente in Cina, ci sono solamente circa 3000 cognomi di grossa diffusione e solo 200 cognomi doppi (4 i cognomi più usati, Zhang, Wang, Li e Zhao, di cui il primo, portato da oltre 100 milioni di persone, è il più diffuso).

Ben prima del cognome, compare però sulla Terra il nome. Esso può definirsi l’identificativo che differenzia l’uno dall’altro, ossia un attributo che caratterizzi la persona e che possa permettere ad ogni componente del gruppo di capire a chi ci si sta riferendo. Possiamo dire pertanto che il nome, con caratteristiche simili all’odierno soprannome, nasce insieme con l’uomo, quando da animale questi si evolve in “homo”, cioè quando l’organizzazione del gruppo impone l’identificazione dei vari componenti come elementi distinti. La prima forma di nome prende ispirazione spontanea dalla natura, sia per la carica emotiva o attrattiva che l’elemento naturale comporta, sia per una qualche affinità, a volte augurata, a volte riscontrata con essa (i nomi Volpe, Lupo, Orso, Cane, Nuvola, Montagna, sono solo esempi di questo tipo di identificativo).

In Età Neolitica, con la nascita del culto per il soprannaturale, accanto a questo bisogno di identificare le persone, si rendono disponibili anche i nomi o gli attributi degli dèi e, ancora più avanti nel tempo, i mestieri, i luoghi d’origine o la residenza forniscono ulteriori elementi d’identificazione. Ma se è vero che l’uomo è un animale sociale, è altrettanto vero che è un animale molto curioso: il desiderio di conoscenza caratterizza già l’homo sapiens, col bisogno innato di viaggiare, di esplorare e di conoscere, che lo porta a contatto con gruppi diversi. Il fatto stesso di rendersi conto che esistano gli altri, conduce i nostri progenitori all’identificazione di se stessi come appartenenti ad un gruppo e rende perciò indispensabile la definizione del proprio gruppo con un nome comune che definisca l’appartenenza al gruppo stesso: è in ciò il germe del futuro cognome. In generale, diciamo che il cognome può prendere molti riferimenti per identificarsi, dal nome del capofamiglia, “io sono uno dei figli di .”, al nome della località d’origine “io sono uno di quelli della valle.”, al tipo di mestiere svolto dal proprio gruppo, “io sono uno dei cacciatori.”… l’unico limite è la fantasia. Con l’ampliarsi del gruppo, con l’aumento del numero dei singoli gruppi familiari e con l’allargamento dei confini esplorati e delle genti nuove conosciute si sente l’esigenza di una struttura che consenta in modo univoco ed organizzato di identificare ogni singolo elemento umano della società. In epoca storica, i Latini già avvertirono l’esigenza di identificarsi con un nome proprio e con l’attributo della “gens” (il clan, la tribù di appartenenza), secondo un’usanza comune peraltro ad altri popoli celtici (irlandesi, scozzesi).

In seguito, in Età Repubblicana, i Romani sentirono il bisogno di aggiungere un elemento distintivo, che consentisse di identificare due diverse persone aventi lo stesso nomen ed appartenenti alla stessa gens e così introdussero il cognomen, ossia un soprannome che facesse riferimento a caratteristiche fisiche, al colore dei capelli, alla balbuzie, al candore della pelle, oppure a fatti che avevano caratterizzato quello specifico individuo o a nomi di popoli da lui vinti o a campagne militari effettuate o al luogo di provenienza e così via. Si pervenne così alla formulazione dei cosiddetti tria nomina (tre nomi): il praenomen (corrispondente al nostro nome), il nomen (il nome della gens, della famiglia o del clan, corrispondente al nostro cognome) ed il cognomen (il soprannome). In questo modo ogni civis Romanus poteva essere identificato e, in caso di omonimia, si poteva anche aggiungere un quarto ed un quinto nome a completarne il praenomen. Nel mondo latino dunque l’identificativo della persona era il cognomen, mentre il nomen identificava la gens di appartenenza, cioè la famiglia. Così, ad esempio, in “Marco Tullio Cicerone”, Marco era il praenomen, Tullio il nome gentilizio, cioè l’identificatore della familia di appartenenza, e Cicerone era il cognomen, cioè l’identificativo della persona all’interno della sua gens per una particolare caratteristica fisica (un porro sul naso a forma di cece). Invece, in “Publio Cornelio Scipione Africano”, troviamo l’aggiunta di un quarto elemento alla triade canonica, per evitare omonimie in famiglia.

A voler scendere su un piano etimologico, gens è qualcosa di più che famiglia come la intendiamo noi, è piuttosto il clan, ossia l’insieme di tutti quanti discendono da una stessa origine comune (in greco antico diremmo ghenos). Si può notare l’affinità tra il vocabolo latino gens e genus (stirpe, genere), génitus (generato), che fanno capire come alla base ci sia il concetto di “generare, dare origine”; il ghènos greco (da cui ghènesis, ossia genesi = origine) aveva il significato di “elemento primordiale, capostipite”, significato che ha mantenuto nel vocabolo dell’italiano moderno “gene” (anche se stranamente in italiano c’è arrivato dal germanico “gen” con significato analogo). Da quanto detto si comprende anche il significato del termine “genealogia”, quale studio (logìa) delle origini (genè), ossia studio delle origini delle genti. Va da sé che tale discorso valeva essenzialmente per i patrizi e per di più si applicava solo ai Romani maschi: le donne portavano infatti unicamente il nome gentilizio, per cui tutte le figlie di Caio Giulio Cesare erano semplicemente Iulia (aggiungendo magari maior o minor, nel caso in cui ce ne fosse più di una). (Continua)

 

Fonte: dalla RETE

Foto RETE

 

I cognomi ZAPPA, ZAPPACOSTA, ZAPPELLA, ZAPPELLI,  ZAPPULLA, ZAPPULLO potrebbero derivare tutti dal mestiere del contadino

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