Lettera ai ragazzi del Sud

 

Cari ragazzi,

abitate da poco una terra antica,

dipinta con le tibie di albe greche,

col sangue di chi è morto in Russia, in Albania.

Avete dentro il sangue il freddo delle navi

che andavano in America,

le grigie mattine svizzere dentro le baracche.

Era la terra dei cafoni e dei galantuomini,

coppole e mantelle nere,

era il Sud dell’osso, era un uovo, un pugno di farina,

un pezzo di lardo.

Ora è una scena dissanguata,

ora ognuno è fabbro della sua solitudine

e per stare in compagnia si è costretti a bere

nelle crepe che si sono aperte tra una strada e l’altra,

tra una faccia e l’altra.

Tutto è spaccato, squarciato, separato.

Sentiamo l’indifferenza degli altri

e l’inimicizia di noi stessi.

Uscite, contestate con durezza

i ladri del vostro futuro:

sono qui e a Milano e a Francoforte,

guardateli bene e fategli sentire il vostro disprezzo.

Siate dolci con i deboli, feroci con i potenti.

Uscite e ammirate i vostri paesaggi,

prendetevi le albe, non solo il far tardi.

Vivere è un mestiere difficile a tutte le età,

ma voi siete in un punto del mondo

in cui il dolore più facilmente si fa arte,

e allora suonate, cantate, scrivete, fotografate.

Non lo fate per darvi arie creative,

fatelo perché siete la prua del mondo:

davanti a voi non c’è nessuno.

Il Sud italiano è un inganno e un prodigio.

Lasciate gli inganni ai mestieranti della vita piccola.

Pensate che la vita è colossale.

Siate i ragazzi e le ragazze del prodigio.

 

Franco Arminio: “Cedi la strada agli alberi”, Chiarelettere

(Un bel libro di poesie)

 

Nella foto ragazzi col maestro ad Orsomarso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articoli correlati

Archivio articoli
Categorie
Close