GRANDE GUERRA, la verità di Lussu

Il Potere ha cura solo di se stesso. La mistificazione, lo stravolgimento di dati e fatti sono strumenti sistematici per governare il popolo.
La Grande Guerra, di cui ricorre il centenario, fu una “inutile strage”. Ma la retorica patriottarda ne ha stravolto i connotati. 
Emilio Lussu, che l’ha vissuta in prima linea, ce ne fa cogliere tutta la follia, la violenza gratuita, la tragica azione devastatrice. 
Un brano del suo libro.

[…] La vita di trincea, anche se dura, è un’inezia di fronte a un assalto. Il dramma della guerra è l’assalto.
La morte è un avvenimento normale e si muore senza spavento. Ma la coscienza della morte, la certezza della morte inevitabile, rende tragiche le ore che la precedono.
Perché si erano uccisi i due soldati della 10ª?
Nella vita normale della trincea, nessuno prevede la morte o la crede inevitabile; ed essa arriva senza farsi annunciare, improvvisa e mite. In una grande città d’altronde vi sono più morti d’accidenti imprevisti di quanti ve ne siano nella trincea di un settore d’armata. Anche i disagi sono poca cosa. Anche i contagi più temuti. Lo stesso colera che è? Niente. Lo avemmo fra la 1ª e la 2ª armata, con molti morti, e i soldati ridevano del colera. Che cosa è il colera di fronte al fuoco d’infilata d’una mitragliatrice?
[…]
Qualche giornale ci arrivava ogni tanto e ce li passavamo fra di noi. Erano tutti gli stessi e c’irritavano. La guerra vi era descritta in modo così strano che ci era irriconoscibile.
Là Valle di Campomulo che, dopo Monte Fior, noi avevamo attraversato senza incontrare un ferito, vi era dipinta «imbottita di cadaveri». Di austriaci, naturalmente. La musica ci precedeva negli assalti ed era un delirio di canti e di conquiste. Anche i nostri giornaletti militari erano molto noiosi.
La verità l’avevamo solo noi, di fronte ai nostri occhi.

Da “Un anno sull’Altipiano”, di Emilio Lussu, Einaudi

Nella foto vedete il signor Sofia (non ne ricordo il nome), marito di Rosina Calvano, sorella di Leonardo.

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