TEMPO DI VENDEMMIA

 

Tempo di vendemmia. Nel mondo contadino, in questo periodo, era un armeggiare con botti, damigiane, torchi; un viavai di asini che, con i cufini, portavano uva nei parminti.  Per le stradine del paese al solito vociare si univa il ticchettio dei torchi, lo sciabordio dei lavaggi di damigiane e botti. E le narici si riempivano del profumo intenso del mosto.

Era una fatica che aveva il sapore della festa. Coinvolgeva un po’ tutti

Per stuzzicare la fantasia vi ripropongo la leggenda del vino di Calabria

 

Ci fu un tempo remoto in cui la vite era una semplice pianta ornamentale: non produceva né fiori né tanto meno frutti.

Venne la primavera e il contadino decise di tagliarla:

«Questa pianta dà ombra ai seminati – disse -, la ridurrò più piccola che sia possibile».

Detto fatto: il contadino la potò così energicamente che della verde pianta non rimasero che pochi rami nudi e corti.

La vite pianse. Un usignolo ebbe pietà di lei:

«Non piangere – disse – io canterò per te e le stelle si muoveranno a compassione».

Volò sui poveri rami tronchi, vi si afferrò con le zampette e, giunta la notte, cominciò a cantare tanto dolcemente che la vite si sentì via via rinascere. Per dieci notti, le note trillanti salirono verso le stelle, finché esse si commossero e fecero discendere un po’ della loro forza sulla povera pianta mutilata. Allora la vite sentì scorrere in sé una linfa nuova; i suoi nodi si gonfiarono, le sue gemme si aprirono. I primi pàmpini verdi fremettero alla brezza e tenui riccioli verdi, i viticci, si allungarono per avvolgersi come una delicata carezza intorno alle zampine dell’uccellino.

Quando l’usignolo volò via, già gli acini del primo racimolo cominciavano a dorarsi alla luce dell’alba. La vite era diventata una pianta fruttifera.

E che pianta!

Il suo frutto possedeva la forza delle stelle, la dolcezza del canto dell’usignolo, la luminosa letizia delle notti estive.

 

FONTE: CalabriaOnLine

 

Nella foto di Lissy Schmidt  ANGELO PAPPATERRA nel suo parminto al tempo della vendemmia. Spiega G. Russo: “Il Signore con barba e occhiali è Ewald Kramer, prete tedesco che accompagnó ad Orsomarso un nutrito gruppo di Kelkheimer!”

 

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