LA GRANDE GUERRA – Lettere dal fronte.

 

Cento anni fa la Grande Guerra. Fu un massacro. Migliaia di soldati, male equipaggiati, furono impegnati in operazioni assolutamente folli. Il racconto che questo soldato fa al fratello, ne è una triste testimonianza

 

Cussignacco 17 Febbraio 1916

 

Di ciò che ti spiego questa e una guerra proprio di distruggere le povere truppe combattenti, perché a tutte le vanzate che si anno fatto si anno avuto delle grandi perdite e anche da parte loro anno del gran massacro, risulta questo che non e come si manovrava in libbia che ogni combattimento si conquistava del gran terreno, invece qui si sta dei mesi fermi, e dopo facendo una vanzata a favore nostro risulta a conquistare dei 20 metri fino a 50 al di più, perché loro anno delle trincere fatte vicino da una all’altra, e avanti alla trincera anno un riticolato fatto in spine di ferro e figurati che anno un spazio di quasi 6 metri, e noi per andare a lassalto alla baionetta bisogna prima che lartiglieria spara sempre a granate sul riticolato a sta che lo fa saltare per aria, dopo se qualche punto ce ancora, bisogna andare con i tubi di gelatina esplosiva che sono di ferro allora si mettono nel mezzo questi tubi che sono lunghi un 5 metri si accende la micia e spara, e allora viene a sfragassarsi tutti quei fili di ferro e per fare questa operazione restano molte vittime perché mentre vai avanti loro sparano fucilate e bombe e diviene sempre a essere colpiti, dopo tutto ciò quando si va a lassalto baionetta loro sono ben coperti in trincea con le loro feritorie che loro non sono mai colpiti e noi mentre si marcia avanti abbiamo delle grande perdite e pure tante volte ci tocca sempre a dabandonare le trincere che loro anno i tiri di artiglieria in precisioni alle trincere conquistate, come pure sul S. Michele si può chiamare cimitero e via via sono andato quasi sette o otto volte a lassalto senza conquistare niente, dopo andato il nostro Regg.to si è fatto molto onore che in 2 assalto si conquisto un gran trincerone e una quantità di prigionieri, ma però per conquistare quella posizione ci è toccato a lasciare quasi più della metà e tutti gli ufficiali anche rimasto perduto.

Caro fratello per poterti raccontare tutto ciò che succede bisogna che stava vicino di te per spiegarti ogni cosa che il mio cuore mi palpita a vedere tale impressione auguro che vuoi venire la pace che se no noi soldati andremo tutti al… speriamo che le cose vanno per bene.

Termino il mio dire saluti ai vostri compari, saluti a vostri colleghi, e quelli che domandano di me. ricevete i più cari saluti dai nostri genitori, e a voi unito ricevete i più affettuosi baci e abbracci da vostro aff .mo fratello.

A.Giovanni

Da “Soldati e prigionieri italiani nella Grande guerra”, di G. Procacci, Bollati Boringhieri

 

Nella foto, che devo alla cortesia di Francesco Rotondaro, vedete Vincenzo Rotondaro in Libia, assieme ad un suo commilitone, nella Seconda guerra mondiale.

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