Giorni festivi e giorni feriali versus lavoro e “tempo libero”


Allegoria del Buon Governo, si tratta di una serie di affreschi realizzati da Ambrogio Lorenzetti

La sfida lanciata da papa Francesco alla Modernità come cultura dell’individualismo e del primato dell’economico si qualifica come lotta alla “cultura dell’indifferenza”, che è anche una cultura dell’indifferentizzazione, vale a dire dell’omologazione. Si tratta di una sfida epocale, di un invito a un rinnovamento che è rivoluzione.

La Modernità, con quel secolo XVIII che ne ha segnato la decisiva svolta verso il presente, si è qualificata tra l’altro, con i philosophes illuministi, come lotta al calendario cristiano che a sua volta aveva accolto la distinzione romana tra dies festus e dies ferialis, tra feste come “tempo dedicato al Sacro” e giorni dedicati invece alla produzione.

Garoges Dumézil ha interpertato al festa come un periodico “ritorno al caos” (paragonabile al “giubileo” biblico) non in quanto vittoria del disordine bensì, al contrario, come momento di ridefinizione generale dell’assetto cosmico e naturale e quindi come vera e propria rifondazione dell’ordine.

Delle feste si ha bisogno per procedere a una rigenerazione funzionale e spirituale. Da qui la riconosciuta legittimità di comportamenti, come il consumo straordinario di beni alimentari e anche varie forme di licenza nei rapporti interpersonali, che nei giorni feriali non sono ammissibili.

La Modernità ha combattuto questa concezione principalmente in quanto ostacolo al mantenimento del ciclo produttivo e ha imposto una concezione omogenea del tempo, nel quale sono previste solo soste al lavoro quotidiano: da qui la ridefinizione dei giorni festivi come “tempo libero”, negatrice di qualunque differenziazione qualitativa.

Un’uscita da questo grigiore materialistico e desacralizzante può consistere nella rivalutazione e nel recupero della festa come dies dominica, giorno riservato a Dio, alla preghiera e alla gioiosa vita sociale.

Nelle civiltà tradizionali si lavora da soli o in piccoli gruppi (nell’agricoltura, nella pastorizia, nell’artigianato, nella mercatura) ma durante le feste ci si riunisce e comunitariamente ci si riconosce. Nella Modernità si tende a fare il contrario, a lavorare in gruppo e a vivere al festa da soli o al massimo in piccoli gruppi. L’avvento dell’informatica-telematica, dopo la televisione, ha esasperato questa tendenza all’individualismo come solitudine e solipsismo. E’ ad essa che bisogna reagire. La riscoperta del passato cristiano può aiutarci in questo.

Di Franco Cardini

Fonte: RETE

Foto: RETE

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