POETI CALABRESI – Marcello Amendolea

Di Marcello Amendolea conosciamo soltanto le liriche apparse su giornali e riviste non avendo ancora il poeta deciso di raccoglierle in volume.

Questa ritrosia trova la sua giustificazione nel fatto che il nostro ha spiccato il senso dell’ autocritica che lo porta ad una continua insoddisfazione per il lavoro compiuto. Motivo, questo, che noi non condividiamo, almeno in parte, sembrandoci la sua produzione di non scarso valore, anche se una maggiore sorveglianza tecnica ed un lavoro più attento di bulino le conferirebbero un maggiore decoro letterario.

Quella dell’Amendolea è una poesia di tendenza contenutistica, frutto di un pensiero vivace e robusto, che si manifesta con un linguaggio chiaro ed equilibrato, anche se a volte appare legato da certe simpatie per una aggettivazione piuttosto ridondante e per certi termini provenienti da una poetica ormai in disuso.

Va rilevato ancora che 1’Amendolea possiede un gusto personale nel distendere il canto in ampie volute e in larghezza di strofe, e che nei momenti più felici, e cioè quando egli riesce a sintetizzare ed a scarnire gli elementi della sua ispirazione, il suo dettato

poetico, attraversato da una sottile vena di romanticismo, si colorisce di una particolare grazia, di un particolare fascino, sia per il timbro robusto acquisito dallo stile, sia per le significazioni che da esso si dipartono.

VESPERO

Or l’ ultimo sole si attarda su l’ ermo(1) pianoro

fidente ne l’ ultima Grazia. Non soffio di vento

che turbi la quiete de l’ ora, non altro concento(2)

a l’anima esterno. Dei vivi rubini su l’ oro,

rinati da l’ ultima messe, sorridono come

disperse promesse di gioia nel tacito sogno

de l’ ora cadente. Riposa un effluvio di aromi

su l’ aere immota, rapito dal sole a la terra

pei fiori che a notte trapungono il cielo turchino.

..

Oh sogno di pace: divino

trapasso dei sensi da l’intimo al tutto, creato

senz’ ombra di morte a chi cerca ne l’ anima anela

gl’ignoti riposi che hanno la Fede cullato !

..

Oh sogno di gioia, beato

di fiori novissimi olenti(3) di pia carità !

Per essi si elevi quest’ anima ad altro destino,

dove tra soli eterni raggiunga la sua Verità.

..

Da POETI CALABRESI, di F. Saccà – La Procellaria

Note 

  1. Isolato, solitario
  2. Armonia risultante dal suono concorde di più voci o strumenti, o da un sapiente e suggestivo accordo eseguito su un solo strumento.
  3. Che manda odore, odoroso

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