Tessono ancora

Qui luglio ha delle tarde primavere
un sapore di ciliege montanine
e fresco riso di contesi soli.
Bevono a sorsi gli alberi ed i colli
alle sorgive d’oro dei mattini.

Cinge la casa un fluttuar canoro
d’uccelli e sulle soglie tintinnano le spole:
(tessono ancora…
eran guance di rose alle tue voglie). 

L’orto ha sulla cinta
l’ “erba della Madonna” ricciutella
che colta il dì d’Ascesa 
ti rifiorisce in casa al capezzale
se alla tua casa è amica la fortuna.

L’aria ha tepor di latte e di belati
quando le sere scendono sui rami
col passo inavvertito
e furtivo dei gatti di nessuno
che agguatano i passeri dell’orto.
Ad ogni tuo ritorno
hanno ancora tristezza d’inverni
e chiaror d’albe gelide negli occhi di randagi.
Ma poi col sole lo sguardo s’indora
e ti si fan di casa.

Ancor s’aggira nei viali, antica,
la testuggine, amor di bimbi scalzi
che vengono al cancello
ed hanno sulle gote
terra e rosso di pere
cadute nei fossati.

Passa ancora nel vico lo stagnaro
che vien -dice la gente – a portar pioggia.
Sopravvive il suo povero grido
eco di voci che non sono più.

FELICE MASTROIANNI

FOTO Rete

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