CANZONE DI SDEGNO – “Quannu nascisti tu”

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Si sa, i percorsi dell’amore sono imprevedibili: giardini ameni, brughiere, montagne faticose …

A volte s’interrompono bruscamente, e persino la bussola fatica per ritrovare l’orientamento. Il dopo è aspro, a volte acido; raramente mantiene l’antico sapore che addolciva il tempo e le cose.

Nell’aspro del dopo nascevano, nel mondo contadino, le “canzoni di sdegno”. Erano invettive che l’innamorato deluso rivolgeva all’antica stella del mattino.

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Quannu nascisti tu, rosa ri maggio,

li stiddi si firmajuno a guardari.

Parijsi  rigina ri  ‘nu gran lignaggio

E l’ucchji nun si stancavano ri spiari.

Mo chi t’hai jucatu tutti li carte

Sì comi ‘na littra chi nisciunu aspetta.

Nun c’è cu bussa chiù a quissa porta.

Lu vino ri ssa vutta j’è n’acquetta.

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