La stauroteca di San Giovanni a Piro (Salerno)

Al cenobio di San Giovanni a Piro (Salerno) appartenne un prezioso manufatto ritenuto di epoca bizantina, un portareliquie di frammenti della Croce, più precisamente, una stauroteca (Σταυροσ τεκε, stauros Croce, tèke = custodia) notevole e rara. Lo studio condotto dallo storico Angelo Lipinskj ci consente anche di seguire tutto il percorso che ha portato la stauroteca a Gaeta. Nel 1534 il cardinale Tommaso De Vio la trovò nel cenobio cilentano di cui era cui abate commendatario. La donò alla cattedrale di Gaeta, città natale, per essere poi ceduta al museo diocesano della città. Non è noto come questo oggetto sia giunto nel Cilento: potrebbe essere stato importato con reliquie e oggetti di particolare pregio ad opera dell’imperatore Costante II (641-668) giunto in Italia o, come molti reliquiari pervenuti in Italia e in Europa, a seguito del saccheggio di Costantinopoli del 1204.

L’ighùmenos di San Giovanni a Piro, fregiato della dignità di archimandrita (capo di diversi cenobi), la indossava – è da presumere – durante le solenni celebrazioni liturgiche o in visita pastorale presso i monasteri che rientravano nella sua autorità.

La stauroteca ha la forma di croce e su di essa, come sempre dell’iconografia orafa bizantina, è raffigurata l’immagine di Gesù crocifisso, con i piedi disgiunti, a cui si aggiungono, su ognuna delle estremità della croce, altre immagini a tutto tondo: ai lati della croce la Madonna e San Giovanni Evangelista. Nella parte superiore vi è rappresentato San Michele e sotto la croce il teschio di Adamo, poiché si ritiene che sul Golgota vi fosse sepolto il suo cranio (figura 3.12), tutte figure indicate con precisione in sigle greche.

Nella facciata opposta a quella descritta domina la figura della Vergine, raffigurata per intero e in piedi, circondata dalle immagini di San Giovanni Battista e dei santi della Chiesa orientale: Giorgio, Teodoro e Demetrio di Tessalonica.

Dalle iscrizioni ‘Madre di Dio benedici Basilio’ viene detta appunto ‘stauroteca di Basilio’, che potrebbe essere un benefattore del cenobio o lo stesso archimandrita che l’acquisì; potrebbe trattarsi dell’imperatore Basilio (976-1025), e se così fosse ci consentirebbe una datazione precisa.

La popolazione di San Giovanni a Piro ha voluto attribuire imperitura memoria alla stauroteca proveniente dal cenobio di tale località collocando una croce in pietra, simile per forma ma di dimensioni maggiori, nella via che porta il nome di Teodoro Gaza, personaggio legato alla storia del complesso cenobitico.

II manufatto, che presenta molte analogie con altre stauroteche, soprattutto con la la croce di Velletri (Crux Veliterna del XII secolo), fu realizzato in oro e smalti. Dal cardinale De Vio fu fatta montare su una base metallica a cui fu posto il titolo: THODE-VIO-CAR-S-XISTI (Thomas De Vio Cardinalis Sancii Xisti, ossia Tommaso De Vio cardinale di San Sisto’).

FONTE: LA PRESENZA BIZANTINA NELLA LUCANIA E NEL MERIDIONE D’ITALIA, di Wilma Fittipaldi – Zaccara Editore

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