LA SCUOLA DURANTE IL FASCISMO

  1. La dura lotta all’analfabetismo

Alla fine della prima Guerra Mondiale, alla vigilia dell’insediamento del fascismo, l’Italia aveva 36.975.000 abitanti. Era un paese essenzialmente agricolo, con un altissimo numero di analfabeti. Nel 1921 il 25% dei giovani tra il ventunesimo e il ventinovesimo anno di età non sapeva leggere. Ancora peggio andava per le ragazze, la cui percentuale di analfabetismo, sempre per la stessa fascia di età, era del 31%. Una percentuale impressionante, se confrontata con la situazione di altre nazioni europee. Ti vengono ora presentati dei dati che ti danno un’idea del fenomeno e anche del graduale miglioramento della situazione. Sono le cifre fornite dall’Istituto Centrale di Statistica e indicano quanti firmarono con una croce, e non col proprio nome, sul registro di matrimonio.

2. Il condizionamento del fascismo

 La vita e la cultura italiana tra le due guerre mondiali del Novecento subirono il pesante condizionamento del fascismo al potere. Bambini e bambine, ragazzi e ragazze vennero inquadrati fin dalle elementari in organizzazioni di tipo paramilitare, con particolari divise e denominazioni a seconda dell’età.

La scuola diventò uno dei luoghi privilegiati dal regime per la sua propaganda culturale, basata sull’esaltazione della guerra e sul culto della forza fisica. Attraverso i documenti che ti vengono proposti, hai modo di verificare quest’affermazione e, soprattutto, esaminando vari aspetti che interessano il mondo scolastico, puoi fare un confronto con la tua scuola. In un discorso del 5 settembre 1935, anno XIII dell’Era Fascista, Mussolini affermava:

Ora, poiché nella scuola passano tutti gli Italiani, è necessario che essa, in tutti i suoi gradi, sia intonata a quelle che sono, oggi, le esigenze spirituali, militari ed economiche del Regime. Bisogna che la scuola, non soltanto nella forma, ma soprattutto nello spirito, che è il motore dell’universo e la forza primordiale dell’umanità, sia profondamente fascista in tutte le sue manifestazioni.

3. L’arredo scolastico

Ogni scuola d’Italia, povera o piccola che fosse, doveva obbedire a quanto veniva imposto da Roma per quanto riguarda l’arredo. La dotazione prevedeva: il crocifisso tra i ritratti del re e del duce, la bandiera (con il calendario dei giorni in cui doveva essere esposta, dalle 8 del mattino al tramonto), una targa di bronzo in onore del Milite Ignoto, il Bollettino della Vittoria (4 novembre 1918). E poi, con maggiore o minore ricchezza, cartelloni per l’insegnamento, carte geografiche, ritratti di uomini illustri, pallottolieri, lavagne di ardesia con i portagessetti, la cattedra, i banchi, un armadio, illustrazioni varie per la decorazione dell’aula (durante la guerra in Africa orientale c’era la cartina su cui appuntare gli spilli che segnalavano l’avanzata dell’esercito italiano) ed attrezzi per la ginnastica. Quasi ogni scuola era poi collegata alla radio con un altoparlante attraverso il quale era possibile ascoltare i discorsi del duce. Le aule erano stipate di alunni. La seguente tabella ti fornisce un esempio di tale affollamento.

1926-1927       39 alunni per aula

1931-1932       48 alunni per aula

1940-1941       46 alunni per aula

I banchi erano in genere a due o tre posti, di legno, con in alto sulla destra, il buco per il calamaio di vetro. L’inchiostro vi veniva versato dal bidello che lo preparava con delle polveri fornite dallo stato. Non si usavano zainetti, ma borse di tela o di pelle, a seconda delle possibilità delle famiglie oppure si tenevano legati i libri con un elastico.

4. Le date importanti e i giorni di vacanza

I ragazzi dovevano tenere presenti tre calendari diversi: quello solito che inizia il 1° gennaio, quello scolastico che cominciava in settembre e quello fascista che usava numeri romani, era obbligatorio in tutti i documenti ufficiali e iniziava il 28 ottobre 1922, indicato come anno I dell’Era Fascista. Il libro della terza classe elementare elencava le date che l’insegnante doveva ricordare in classe con un’apposita spiegazione e con l’assegnazione di un tema. Queste erano:

28 ottobre Marcia su Roma (giorno di vacanza)

31 ottobre Giornata del risparmio

1-2 novembre Commemorazione dei defunti (vacanza)

4 novembre Anniversario della Vittoria (vacanza)

9 novembre Morte di Vittorio Emanuele II

11 novembre Compleanno del Re (vacanza)

5 dicembre Anniversario della rivolta di Balilla contro gli Austriaci a Genova

2 dicembre Giornata della madre e del bambino

6 gennaio Befana fascista (vacanza)

8 gennaio Compleanno della Regina Elena (vacanza)

11 febbraio Firma dei Patti Lateranensi

23 marzo Fondazione dei Fasci di Combattimento (vacanza)

19 aprile Giornata contro la tubercolosi

21 aprile Natale di Roma e festa del lavoro (vacanza)

25 aprile Anniversario della nascita di Guglielmo Marconi

5 maggio Gli italiani entrano in Addis Abeba

7 maggio Festa dell’Impero (vacanza)

24 maggio Entrata in guerra dell’Italia nel 1915 (vacanza)

9 giugno Festa dello Statuto Altri giorni di vacanza previsti erano: il Capodanno, San Giuseppe (19 marzo), l’Ascensione, il Corpus Domini, San Pietro e Paolo, l’Immacolata Concezione (8 dicembre), Natale e tutte le domeniche.

5. Quaderni e pagelle

Il quaderno era uno strumento importante della vita scolastica. Vi erano il quaderno di bella copia dalle copertine più sobrie, in carta pesante e quello di brutta copia, riconoscibile dalla copertina più illustrata e dalla carta di minor pregio. I soggetti delle illustrazioni erano vari: soldati e legionari romani, imprese in Etiopia, oppure a sfondo patriottico. Non mancavano poi le collezioni di quaderni celebrativi dedicati alla Marina o all’Aviazione italiana. La pagella fino all’anno scolastico 1928-1929 veniva stampata dal Provveditore generale dello stato, lo scolaro la comprava dal tabaccaio al prezzo di cinque lire. Dopo questa data, la pagella diventò «fascista», con motivi che esaltavano la gioventù fascista.

Quaderno

6. Il libro di testo unico

Dall’anno scolastico 1930-1931 venne adottato nelle scuole elementari il testo unico con il quale lo stato poteva esercitare un controllo diretto sull’insegnamento, limitando l’autonomia didattica degli insegnanti, impedendo ogni libertà di scelta. Buona parte delle pagine, circa il 71% del testo, come pure la copertina, era dedicato alla propaganda diretta o indiretta del regime e all’esaltazione del fascismo: Mussolini e il culto della sua persona, la storia, le celebrazioni, le opere pubbliche, le gesta dei soldati italiani. Spesso i protagonisti delle storie narrate avevano il nome dei figli del duce.

Ecco alcuni esempi di temi proposti:

Perché sono Balilla (o Piccola Italiana).

Quali opere del fascismo tu ammiri di più?

Da Vittorio Veneto alla Marcia su Roma.

Un martire ed eroe della recente guerra italo-etiopica

… e problemi:

1) Diciotto Balilla partecipano ad una gita scolastica: se tutti pagassero, la quota di ciascuno sarebbe di lire 17,50. Siccome pagano soltanto 15 Balilla, quanto paga ciascuno di essi?

2) La corazzata «Vittorio Veneto» è armata con 9 grossi cannoni, con 12 di medio calibro, 12 di piccolo calibro e 20 mitragliere. Quante armi sono pronte sulla possente nave?

3) Risulta che in una scuola di Roma furono lavorati a maglia per i nostri soldati della Guerra mondiale q 5,4 di lana. Se per lavorare un etto di lana si impiegarono 8 ore, quante ore di lavoro offrirono alla Patria maestre e scolare di quella scuola?

Testi tratti da A scuola col duce di Elena D’Ambrosio, Istituto Storia Contemporanea Pier Amato Perretta, Como, ed. ARCI del Trentino

FONTE: Paolucci, Signorini • L’ora di storia • edizione rossa © 2010 Zanichelli editore S.p.A. Bologna

L’OPERA NAZIONALE BALILLA

La reclutazione della gioventù italiana fu possibile grazie alla creazione di organizzazioni come l’Opera Nazionale Balilla (ONB) o i Giovani Universitari Fascisti (GUF) il cui obiettivo primario era quello di costruire futuri soldati, uomini pronti a “credere, obbedire e combattere” e di “formare la coscienza e il pensiero di coloro che saranno i fascisti di domani”. Divise, marce, esercitazioni, disciplina erano gli strumenti per la formazione dell’ ”italiano nuovo” voluto da Mussolini. L’O.N.B aveva il compito di curare l’educazione fisica e morale della gioventù italiana. La stragrande maggioranza dei bambini italiani era iscritta volente o nolente all’O.N.B. Così la scuola diventò il più efficace strumento per l’organizzazione del consenso di massa. Ed è proprio la scuola elementare il primo e più importante gradino di un lungo processo di irreggimentazione e indottrinamento.

L’ ONB era stata concepita dai fascisti come uno strumento di penetrazione nelle istituzioni scolastiche e mirava non solo all’educazione spirituale, culturale e religiosa, ma anche all’istruzione premilitare, ginnico-sportiva, professionale e tecnica. Scopo dell’ONB era infondere nei giovani il sentimento della disciplina e dell’educazione militare rendendoli consapevoli della loro italianità e del loro ruolo di “fascisti del domani”. Il giovane doveva conformarsi all’immagine di una società dinamica, protesa verso obiettivi grandiosi ma allo stesso tempo, gli era richiesto di inserirsi in un rigido sistema centralizzato e gerarchico.

I bambini maschi fascisti erano suddivisi dai 4 agli 8 anni in Figli della Lupa, Balilla dagli 8 agli 11 anni, Balilla Moschettieri dai 12 ai 13 anni, dai 14 ai 15 anni in Avanguardisti e in Avanguardisti Moschettieri dai 16 ai 17 anni. Le femmine erano invece organizzate in Figlie della Lupa dai 6 agli 8 anni, Piccole Italiane dagli 8 ai 14 anni e Giovani Italiane dai 14 ai 18 anni. Dopo i 18 anni fino ai 22, i giovani entravano in gruppi esterni all’ONB, i ragazzi nei “Fasci Giovanili di Combattimento” e le ragazze nelle “Giovani fasciste”. Esisteva inoltre un’alternativa ai Balilla: i marinaretti, un’istituzione pre-marinara alla quale si accedeva dopo aver ottenuto il nulla osta dalla propria Legione di appartenenza.

I figli della lupa erano un’organizzazione ideata dall’Opera nazionale Balilla durante il ventennio fascista in Italia. La denominazione, «Figli della Lupa» si riallacciava alla leggenda di Romolo e Remo, allattati da una lupa e vuole evidenziare il legame con l’Impero Romano. La divisa di un Figlio della Lupa era composta da un fez in lana nera, camicia di tipo sportivo di cotone nero, con cinturone color bianco che raccoglieva le due bretelle, pantaloni in lana grigio-verde, di media lunghezza, calzettoni in lana grigio-verde con due righe nere sulle rovesce e scarpe nere in cuoio.

L’abbigliamento classico di un Balilla era costituito dalla classica camicia nera, fazzoletto azzurro, pantaloni grigioverde, fascia nera, fez e infine un paio di scarponi di color marroncino. Quasi sempre presente nelle esercitazioni era inoltre il moschetto Balilla. I ragazzi ricevevano un insegnamento prettamente militare, in quanto destinati in un prossimo futuro a formare le nuove file della Milizia (MVSN) e iscriversi al Partito. Il tutto passava attraverso il rito della Leva fascista che si teneva sempre il 24 maggio, anniversario delle entrate in guerra dell’Italia. Le ragazze invece, ricevevano un insegnamento “adatto” alla loro età e al loro sesso, in quanto future donne della società fascista. Di conseguenza le loro attività comprendevano corsi di taglio e cucito, di ricamo, corsi di igiene, pronto soccorso, economia domestica ed esercizio fisico

FONTE: http://www.storiaememorialab.com/wp-content/uploads/2019/04/la_scuola_durante_il_fascismo.pdf

Foto: Rete

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