Orsomarso Blues"Faccio dire agli altri quello che non so dire bene io" (Montaigne)

Visita guidata al PARCO ARCHEOLOGICO DI LAOS

Appena dopo l’ingresso (fig. 42), sulla destra troviamo un bel tratto della grande plateia (strada larga) nord/sud delimitata da muretti che creano due marciapiedi e due case che affacciano su di essa; di quella a sinistra (ad ovest) della strada si vede solo parte della fronte, mentre è quasi integralmente scavata la casa sulla destra (ad est) detta casa della rampa (figg.43e44).

Fig. 42 – Area del Parco

Occorre tenere presente, per una migliore comprensione dei resti archeologici, che delle strutture avanzano solo gli zoccoli in muratura (blocchetti di conglomerato o di calcare legati senza malta) e le tegole di copertura del tetto, dal momento che l’elevato era presumibilmente in mattoni crudi o in blocchi di argilla pressati con paglia e le travature destinate a sopportare le tegole in legno, dunque la parte deperibile può essere restituita solo graficamente (fig. 45).

Fig.43 – Casa con la rampa

La rampa che dà il nome alla casa, realizzata nella prima fase (l’aggiunta dei marciapiedi che bordano la strada ne comportò la sparizione sotto terra) immette in un piccolo vestibolo attraversato dalla canaletta che veniva dal cortile; ai iati dell’ingresso erano due stanze (da identificare come la residenza del guardiano) in quella a sinistra doveva trovarsi uno scaffale, a giudicare da I gran numero di vasi per bere qui rinvenuti, mentre quella a destra, preceduta da due piccoli vani conserva in situ i resti di un pithos (giara per conservare derrate alimentari).

Fig. 44 – Pianta della casa della rampa

Il vasto atrio è circondato da ambienti sui tre lati; difficile definire la funzione di quelli sul lato sud, mentre a nord (a sinistra  ponendosi con le spalle verso l’ingresso) si trova un’ampia sala (forse il tablinum, la stanza di rappresentanza, la più in vista della casa) in posizione non assiale rispetto all’ingresso, divisa in due da un leggero muro di tramezzo; il vano a sinistra è pavimentato con coccio pesto senza malta (ma la pavimentazione appartiene ad una seconda fase) ed ha nel muro nord un’apertura attraversata da un tubo di terracotta che scarica in una vasca di pietra costruita sulla strada adiacente (anche qui si nota un rifacimento risalente ad una seconda fase, perché la vasca copre integralmente la pavimentazione della strada); nel vano est, invece, una serie  di lastre disposte a coltello fanno pensare al sostegno di una trapeza (tavola) di legno.

Fig. 45 – Ricostruzione casa con la rampa

Sul lato est del cortile, di fronte all’ingresso, una vano rettangolare, aperto verso sud con un altarino incastrato nella parete settentrionale, doveva fungere da luogo di culto domestico; subito accanto si trova un vano scala che conduceva al piano superiore che era di legno, coperto, come si arguisce dalla canaletta che corre ai piedi del muro in blocchi che delimita questo lato del cortile. Un piccolo saggio di scavo effettuato sul lato sud-est della casa prova che qui si trovava un grande magazzino (ora non più visibile) con numerosi pithoi perle derrate; dunque l’esplorazione della casa deve essere ultimata, trovandosi la parte mancante in terreno di proprietà privata.

Tornati sulla strada ne percorriamo un tratto fino a raggiungere l’incrocio con una strada minore (larga m 5) che corre in direzione est/ovest. Si noti di questa strada che il tratto a monte è pavimentato con grossi ciottoli di fiume, mentre quello a valle aveva il fondo semplicemente sterrato ma tenuto da briglie di conglomerato che sono in asse con i muri divisori delle case che si affacciano su questo parte della strada.

Fig. 46 – Pianta della casa della zecca

La struttura situata all’incrocio non è di facile lettura;  tipologicamente sembra ripetere l’assetto di un’abitazione con il grande cortile e le stanze situate intorno (fig. 46). Si noti che nell’ambiente posto all’incrocio furono rinvenuti i tondelli di bronzo non coniati che segnalano l’attività in loco di un atelier monetale. Per questo motivo la chiameremo convenzionalmente la casa della zecca; non è esclusa una funzione “pubblica” dell’edificio, così come va presa in considerazione l’eventualità che la “coniazione” potesse essere effettuata nell’abitazione privata del magistrato monetiere in carica; dal le firme leggibili sulle monete della fase più recente si ricava infatti la notizia dell’esistenza di un apposito magistrato (cosiddetto monetiere) che sorvegliava la coniazione per conto della comunità apponendo, a garanzia, il suo nome sulle monete.

Dall’altra parte della strada, procedendo verso nord, si trova la casa con la fornace (figg. 47 e 48).

Anche questa struttura ripete planimetricamente quella delle case precedenti, salvo due aspetti: il primo consiste nella presenza di un ampio hortus (giardino) sul retro rispetto al lato principale che affaccia sulla grande strada nord/sud, il secondo riguarda le complesse trasformazioni edilizie conosciute dalla dimora, che, un ita mente a I cattivo stato di conservazione rendono problematica la lettura della pianta. Si osservi, a questo proposito, la trasformazione di un ambiente decorato a mosaico (pochissime tessere sopravvissute) trasformato in cortile con l’aggiunta della piccola fornace (che dà il nome alla casa) destinata alla produzione esclusivamente domestica di vasellame di uso quotidiano.

Fig. 47 – Casa con la fornace

Ancora più a nord troviamo l’ultima grande abitazione, la casa con le botteghe.

Purtroppo di questa casa è discretamente conservata solo il settore più orientale (verso monte) mentre le arature profonde hanno completamente asportato la parte restante. Si noti l’elemento divisorio tra la casa precedente e questa costituito da una fogna larga poco meno di m 1 ed il piccolo vano situato nell’angolo sud-est adibito a i servizi igienici (un tubo di terracotta scaricava dal vano direttamente nella fogna). Sul lato est della casa, il grande cortile è chiuso da un vano-magazzino lungo m 20 e largo m 4 da cui si accedeva alle piccole botteghe disposte lungo il marciapiede, nelle quali abbiamo rinvenuto 10 pithoi (soloi fondi infissi nel terreno, le parti alte essendo state asportate da tempo) alcuni dei quali restaurati con grappe di piombo.

Fig. 48 – Pianta della casa con la fornace

In conclusione le case di Laos si segnalano per una serie di importanti motivi:

1) si tratta di abitazioni databili tra il 330 ed il 200 a.C., dunque architetture domestiche che non hanno conosciuto alterazioni successive e, pertanto, di grandissimo interesse storico-documentario

per l’epoca che le riguarda

2) le dimensioni di quelle finora indagate, oltre i mq.700, la presenza di magazzini per derrate destinati al consumo della famiglia ma anche alla vendita (casa delle botteghe) denunciano la base agraria dell’aristocrazia locale che indubbiamente occupava quelle dimore, ciò che spingerà la ricerca futura ad indagare qualcuno degli insediamenti agrari sparsi per il territorio, per conoscere meglio il rapporto tra la città e la campagna.

Da BLANDA, LAOS, CERILLAE, di E. Greco e F. La Torre – Fondazione Paestum

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