1848- La partecipazione della comunità arbëreshe nella battaglia di Campotenese

Gli strascichi della Restaurazione imposta dalla Santa Alleanza a Lungro trovarono una immediata risposta e non tardarono a registrarsi numerose rivolte contro l’assetto politico imposto dal Congresso di Vienna. Lungro fu una città protagonista sin dai primi anni nel Risorgimento poiché già nel 1820 dei movimenti irredentisti, di notevole portata, costrinsero la polizia a mandare un giudice istruttore per reprimere gravi “misfatti” compiuti contro il governo borbonico. Già nel giugno del 1820, quindi, a Lungro era attiva la Carboneria che ispirata dalle idee liberali della borghesia intellettuale lungrese, andava di anno in anno ingrossando le proprie fila, anche se, dovettero passare parecchi anni, prima di registrare altre rivolte. Un’ insurrezione contro la stessa tirannia borbonica, si compì a Cosenza nel marzo del 1844. Essa vide la partecipazione di molti arbëreshë, tra i quali alcuni giovani lungresi come Pasquale Cucci e i fratelli Angelo e Domenico Damis. La rivolta ebbe esito negativo e venne sedata dai Borboni con il ferro e il sangue. Ma l’“avanguardia” lungrese non sopì le sue spinte liberali: il 2 giugno 1848, partecipò all’insurrezione di Cosenza, dove, sotto la reggenza del conte Ricciardi, si costituì un governo provvisorio che nominò Capitano Domenico Damis.

L’offensiva di Ferdinando II, nel frattempo, non si fece attendere e si concretizzò con l’avanzata delle truppe del generale Busacca che sbarcava a Sapri con 2500 uomini. Il 14 giugno Domenico Mauro giunse a Lungro; qui con Vincenzo Stratigò, Domenico Damis, Pietro Irianni, Giuseppe Samengo ed altri 200 volontari lungresi raggiunse, il 15 giugno, le alture di Campotenese. Nello stesso giorno, dalla Sicilia, arrivava a Cosenza un contingente di 800 uomini comandato dal generale Ribotti. Il 27 giugno il Busacca sferrò un attacco alla compagnia di Giuseppe Pace, anche lui arbëresh di Frascineto che, assistito dagli uomini di Stratigò e di Damis, riuscì ad ottenere una strepitosa vittoria costringendo il nemico alla ritirata. Di li a poco, le truppe borboniche, preparono l’offensiva con la marcia del generale Lanza che dalla Basilicata stava per congiungersi al Busacca presso Castrovillari. Così, i nostri, per spezzarne l’offensiva vollero tendere un agguato in un punto strategico: sul ponte del fiume Cornuto. Il compito venne assunto dai salinari lungresi, esperti guastatori, che in poco tempo riuscirono a far saltare il ponte. Nonostante questo, però, il 30 Giugno il generale Lanza riuscì a raggiungere Campotenese. Le cinque compagnie albanesi, comandate rispettivamente da Stratigò, Damis, Mauro, Baratta e Pace, avendo preso oramai coscienza dell’alto tradimento del generale Ribotti, si lanciarono disperatamente contro il nemico. Fu una lotta impari: i nostri, numericamente inferiori e provati dalle asperità delle battaglie precedenti, furono duramente sconfitti e costretti a ritirarsi. Così Lanza occupò Campotenese e si ricongiunse al Busacca nei pressi Castrovillari. Il 1° Luglio Stratigò e Damis insieme a Mauro scesero a Lungro dove sciolsero le compagnie; ciò nonostante, una sessantina di albanesi, tra cui molti lungresi, nella speranza di riaccendere la rivolta, si diressero verso il Cilento. La loro avanzata, però, venne subito bloccata dalle truppe borboniche. Per i misfatti del ’48 molti arbëreshë e molti lungresi furono incarcerati, relegati al domicilio coatto o espulsi dalla miniera di salgemma. Domenico Damis venne condotto nelle carceri di Procida e condannato a 25 anni di ferri, ridotti poi a 18. Angelo Damis fu costretto al domicilio obbligato presso la propria abitazione. Vincenzo Stratigò venne mandato al domicilio coatto. Giuseppe Samengo fu arrestato, ma subitamente scarcerato per mancanza di prove. Pasquale Cucci fu costretto alla latitanza. Ferdinando II faceva chiudere per un biennio (1848-’50) anche il Collegio di San Demetrio Corone, definito dal Re «covo di vipere», perchè considerato il luogo da dove partivano e si attuavano tutti gli atti di cospirazione contro il suo governo. In effetti, tutta la borghesia albanese, educatori e studenti, parteciparono in massa alla rivoluzione del ‘48, e continuarono a cospirare contro i Borboni fino all’Unità d’Italia.

FONTE: http://www.lungro.gov.it/zf/index.php/storia-comune

FOTO:  Rete

2 Replies to “1848- La partecipazione della comunità arbëreshe nella battaglia di Campotenese”

  1. geert barbier ha detto:

    Qual e il nome dell’editore?

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