Gli arabi in Calabria: i primordi

La prima comparsa di un legno arabo al largo della Calabria è avvolta nella leggenda e legata ad un episodio prodigioso attribuito a San Fantino il Vecchio nell’agiografia scritta nella prima metà del IX secolo da Pietro, vescovo di Tauriana: il 24 Luglio 650 una nave saracena si approssima alla spiaggia di Tauriana in un limpido giorno di sole, quando un improvviso fortunale la affonda e i superstiti del naufragio confessano di essere stati colpiti da una tempesta “prodigiosamente evocata da un Santo”.

Il più antico documento storico che faccia cenno di un attacco alla costa calabrese da parte di predoni arabi è una lettera a Carlo Magno da parte di S. Leone III dell’813, che riferisce di un incontro tra Gregorio, patrizio della Sicilia, e i Saraceni, in cui si stipulava un accordo scritto che vincolava le parti per 10 anni e che aveva come oggetto, tra gli altri, la restituzione di tutti i prigionieri catturati. […]

Tra il 752 e l’827 vi sarà un lungo periodo di pace tra i Bizantini e l’Emirato ghlabide stanziato in Ifriqiya (corrispondente grossomodo all’attuale Tunisia). Questo periodo di pace, nelle fonti arabe prende il nome di Hudna [armistizio]. Sarà solo con la ottura della tregua, con l’attacco arabo alla Sicilia, che vi saranno attacchi significativi alla terraferma italiana [Nicastro viene attaccata e saccheggiata nell’829 da bande Saracene]. Anche nella prima fase dell’occupazione militare araba in Sicilia, grazie alla resistenza dei Bizantini che proteggono Siracusa, la costa calabrese sarà preservata da tentativi di attacco particolarmente pericolosi.

Sulla costa tirrenica gli arabi di Ifriqiya raccolgono i frutti della loro accorta politica diplomatica, che aveva consentito all’Emirato Aghlabide di inserirsi stabilmente nella rete commerciale delle città campane durante il periodo della Hudna: L’occasione per una penetrazione militare si presenta quando il Duca Andrea di Napoli (834-840) si trova assediato dalle forze del Principe longobardo Sicardo (S32-839)8, che attacca la Città Partenopea in cerca di uno sbocco sul Tirreno. Il console di Napoli, malgrado l’alleanza con Gaeta e Amalfi, non riesce a divincolarsi dalla stretta delle forze del longobardo e chiede il soccorso ai Bizantini dell’Imperatore Teofilo e ai Franchi di Ludovico II, ma il suo appello resta inascoltato. Decide quindi di far valere la sua alleanza con gli Arabi di Palermo, che intervengono nel conflitto sbaragliando in poco tempo gli avversari longobardi per poi tornare, carichi di bottino, in Sicilia.

Saranno proprio i Napoletani che alimenteranno i progetti di conquista degli Arabi in tutto il meridione italiano, inducendoli a Brindisi nell’838, e segnando così l’inizio di una campagna militare Aglabide nella Ard al Kabira, da parte dell’emiro di Ifriqiya Abu ‘Iqal al- Aglab b. Ibràhlm. […]

Da STORIA DEGLI ARABI IN CALABRIA, di A.M. Loiacono  – Città del Sole

Foto: Rete

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