I proverbi di MAGGIO

Ormai si è nel cuore della primavera e fra poco si potranno abbandonare gli abiti pesanti. Ma conviene essere prudenti perché si sa che «D’aprile non t’alleggerire, di maggio non te ne fidare»oppure «Di maggio vai adagio». Specie nella prima decade fa ancora freddino e piove spesso, tant’è vero che in Romagna si dice «Mazz, scarvazz», maggio acquazzone. Che faccia fresco non dispiace ai contadini perché «Maggio fresco e ventoso rende l’anno copioso»- Tuttavia chi ha il camino non si dimentichi che «Chi ha della legna per maggio la tenga»: può capitare ancora una nottata freddina.

Ma la pioggia non deve durare a lungo e, infatti, si dice a questo proposito: «Di maggio una e buona». Proprio questa pioggia gioverebbe molto alle donne perché un proverbio spiega che «L’acqua di maggio fa diventare belle le donne», mentre un altro sostiene che «Maggio fa belle le figliole, giugno se le gode al sole».

Nella seconda quindicina, se è bel tempo si potranno smettere, specie al Centro e al Sud, gli abiti invernali godendosi il primo sole caldo; e insieme col sole i campi rigogliosi e gli alberi con i frutti: una natura rigogliosa che ha ispirato il detto «Pare un maggio», riferito a una persona fiorente, florida e in buona salute. E anche quest’altro: «Avere d’una cosa più che le foglie di maggio» per dire che se ne ha una quantità sovrabbondante.

Ma è proprio vero che nella seconda quindicina di maggio ci si può liberare dei panni invernali? Un proverbio toscano sostiene invece che «Fino ai santi fiorentini non pigliare i panni fini»: i santi fiorentini sono san Zanobi, che si festeggia il 25, san Filippo Neri il 26, e santa Maria Maddalena de’ Pazzi il 27.

In ogni modo è certo che in questo mese gli animali vanno in amore: «Maggio in fiore, tutti gli asini vanno in amore». Persine le civette, più lente degli altri uccelli, si decidono finalmente. Si dice infatti che «Di maggio si risolvono anche le civette».

In questo mese si sconsigliano invece le nozze, tant’è vero che si ammonisce: «Chi si sposa in maggio diventa matto». Ma può succedere anche di peggio: quando si celebrano le nozze in questo mese si dice in Romagna «Un s’cunsomma e’ let’», non si consuma il letto, perché si crede che uno degli sposi debba morire presto. Tale credenza, cui una volta i contadini si attenevano regolarmente, deriva da un divieto che risale all’epoca romana e sulla cui origine molte sono le ipotesi: vi è chi sostiene che fosse dovuto ai Lemuria, alle feste che nei giorni 9, 11, 13 erano dedicate ai lemures, gli spiriti di coloro che erano morti precocemente, non sposati e senza figli, e non erano quindi diventati parentes. Contro gli influssi negativi di quelle anime, oltre ad attuare riti di difesa, si evitava quindi di sposarsi. «Non a nozze di vedove né di vergini quei giorni si addicono» cantava Ovidio «e chi prese marito visse poco. Perciò, se presti fede ai proverbi, nel mese di maggio si sposano le male femmine, dice il volgo.»

Ad Orsomarso c’erano questi proverbi: Majo, come hai jutu, vai. – U migghju curmu stipulu pu misu ri majo

Da LUNARIO, di Alfredo Cattabiani – Mondadori

FOTO.  Rete

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