La diffusione in Calabria della cultura e della religiosità bizantina (Con video)

Santa Maria de’ Tridetti a Staiti (Rc)

La diffusione, nell’alto medioevo, nei territori dell’Italia meridionale soggetti all’Impero bizantino ed anche oltre i confini di essi di forme di vita monastica ispirate ad ideali ascetici propri della cultura e della religiosità bizantina, può essere indubbiamente spiegata anche con ragioni politiche. I funzionari dell’amministrazione imperiale favorirono, specie in Puglia, la creazione di monasteri greci; ma si trattò di creazioni artificiali, che in genere non sopravvissero al dominio imperiale in questi paesi. Un tal criterio però non può spiegare anche la diffusione del monachesimo bizantino in altre regioni, come la Sicilia, la Calabria e la Puglia meridionale, in cui i monasteri fondati nel X, XI e XII secolo continuarono la loro esistenza ancora molti secoli dopo che l’autorità imperiale di Costantinopoli aveva cessato di essere rappresentata sul suolo italiano.

Qui, una simile concezione di vita monastica rispondeva a profonde esigenze spirituali delle popolazioni, che riconoscevano in essa la forma più alta’ di vita religiosa e che anche quando, a partire dalla conquista normanna, conobbero il monachesimo latino nelle sue varie forme, rimasero per un certo tempo fedeli agli ideali religiosi dei loro padri, continuando a far donazioni per la salvezza delle loro anime ai monasteri in cui la liturgia veniva celebrata nelle forme ad essi note e venivano venerati dei santi ad essi familiari: in tali monasteri si succedevano delle generazioni di monaci, che cercavano, più o meno consapevolmente, di restar fedeli alla tradizione che questo genere di vita rappresentava, anche per quanto riguardava l’ostilità al papato e la fedeltà alle gerarchie orientali.

D’altra parte si deve tener presente che la diffusione tra le popolazioni della Sicilia e delle parti estreme dell’Italia meridionale del monachesimo bizantino, che vi pose radici così profonde, è solo un aspetto, fra i più importanti e forse il più appariscente, del contrasto che si venne determinando tra queste regioni da una parte, ed il resto dell’Italia meridionale dall’altra: nelle prime infatti si può dire che ogni manifestazione della vita culturale era legata alla civiltà bizantina, non solo la vita monastica, la gerarchia ecclesiastica e la liturgia, ma il diritto la lingua, l’arte, l’attività letteraria.

Altrove invece, anche nella Puglia imperiale, se pure taluni aspetti della vita delle popolazioni indigene vennero influenzati dalla civiltà bizantina, tuttavia il carattere fondamentale di queste popolazioni rimase latino. Latina la lingua, longobardo il diritto, strettamente legato a Roma, anche se con aspirazioni più o meno autonomistiche, il clero; le influenze della civiltà bizantina non giunsero tanto nel profondo delle coscienze da trasformarle completamente, ma vennero invece assorbite dal sostrato preesistente, contribuendo a rendere più ricca di contenuto spirituale e più varia la civiltà del Mezzogiorno d’Italia « latino ».

È chiaro che una netta separazione tra paesi «latini » e paesi « greci » non esisteva : nella realtà il passaggio dai primi ai secondi deve essere stato graduale, e nella stessa zona latina le varie regioni devono aver presentato, anche dal nostro punto di vista, un aspetto diverso; ed in una medesima regione le singole città, in base alla differente situazione locale, devono aver sentito in maniera diversa l’influenza bizantina. Non solo, ma anche nel tempo questa diversità si è fatta sentire in maniera più o meno chiara, sino a diventare cosciente contrapposizione, a seconda che gli avvenimenti favorissero più o meno un processo di polarizzazione degli animi intorno a quelli che erano i caratteri fondamentali dell’una o dell’altra civiltà.

Ad ogni modo, pur con le riserve fatte precedentemente, si potrebbe dire, con molta approssimazione, che mentre la Sicilia, la popolazioni delle città della costa pugliese e della Basilicata meridionale erano imbevute più o meno profondamente di cultura bizantina, la quale aveva appena sfiorato la parte interna della Puglia, la

Campania ed il nord della Basilicata.

Da MONACHESIMO BIZANTINO NELLA SICILIA E NELL’ITALIA MERIDIONALE, di Silvano Borsari

Foto: RETE

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