Le malattie della vite: LA PERONOSPORA

Le malattie della vite non sono solo di origine crittogama o parassitaria, ma comprendono tutte quelle alterazioni degli organi della pianta dovute ad avversità atmosferiche e a carenze alimentari che provocano disturbi fisiologici manifesti, alterazioni che vengono più propriamente chiamate ampelopatie. A volte poi tutti questi inconvenienti si sommano per originare un’altra fisiopatia: è il caso, ad esempio, del “disseccamento del rachide del grappolo” che pare sia dovuto a carenze alimentari, alla presenza di diversi funghi nonché a squilibri causati da mancanza di acqua.

L’instaurarsi delle malattie è totalmente legato alle condizioni che favoriscono lo sviluppo delle piante ed è per questo che la loro diffusione è associata a tutti i fattori che abbiamo esaminato precedentemente: il microclima che circonda la pianta può permettere lo sviluppo di determinate fisiopatie così come il terreno, l’esposizione, la forma di allevamento, le varie fasi vegetative e i vari organi della pianta possono facilitare o meno un determinato patogeno o parassita.

D’altra parte la conoscenza dei cicli e delle condizioni favorevoli di sviluppo di questi elementi permettono di poter studiare i mezzi per prevenire o colpire al momento più opportuno ed evitare così gravi inconvenienti.

Si possono classificare le malattie in base agli agenti che le provocano; abbiamo così malattie provocate da virus, da funghi, da batteri, da insetti parassiti e, in minor misura nel caso della vite, dovute a carenze nutritive, al clima o anche a sostanze chimiche (nel caso di trattamenti sbagliati).

Peronospora

È causata da un fungo, Plasmopara viticola, che passa l’inverno nelle foglie cadute sul terreno sotto forma di oospora e che, in primavera, quando si creano le condizioni ideali, passa sulle foglie e inizia l’attacco. Vengono colpiti tutti gli stadi di vegetazione della vite: le foglie, i grappoli prima, durante e dopo la fioritura, i tralci e anche (raramente) le gemme.

In genere le condizioni ideali per il primo attacco sono quando i germogli hanno raggiunto la lunghezza di cm 10, la temperatura si aggira intorno ai 10 °C e in quei giorni sono caduticirca mm 10 di pioggia (regola dei 3 dieci). È infatti l’acqua che permette il passaggio del macroconidio nato dall’oospora germinata sulle foglie più vicine al terreno. Raggiunta la foglia, l’individuo libera le zoospore che penetrano negli stomi per mezzo di un filamento e si sviluppano dapprima tra le cellule e poi nelle cellule stesse, incominciando a riprodursi lasciando fuoruscire dall’apertura stomatica i conidiofori che portano i conidi.

L’attacco si manifesta con la comparsa sulle foglie delle cosiddette “macchie d’olio” perché quelle che si notano in trasparenza assomigliano proprio a macchie d’unto sulla carta. Più tardi si ha l’imbianchimento del lembo fogliare inferiore, dovuto alla formazione della muffa dei conidi, e il disseccamento dei tessuti. Per mezzo delle zoospore nate dai conidi il ciclo continua.

L’attacco sulle foglie in autunno porta invece alla formazione di una muffa “rasata”, disposta sempre sulla pagina inferiore delle foglie, a mosaico, visibile per la colorazione gialla anche sulla pagina superiore.

Sui germogli si presenta la solita muffa bianca e la necrosi sotto forma di macchie rossastre. Sui grappoli si hanno attacchi al rachide (e conseguente caduta del grappolo) e agli acini che, dapprima, si ricoprono di muffa bianca e poi disseccano.

Danni

Sono rappresentati dal disseccamento e dalla caduta delle foglie, dalla perdita dei grappoli e dalla debilitazione generale della pianta.

Lotta

I trattamenti vengono eseguiti preventivamente, prima dell’attacco e per tutto il ciclo della vegetazione, perché il fungo continua la sua azione deleteria, evitando però il periodo della fioritura e interrompendo gli interventi un certo tempo prima della raccolta. Esistono calendari di incubazione della peronospora con le date  approssimative per gli interventi (vedi tabella) a seconda dell’andamento stagionale.

Nell’Italia meridionale il “periodo di incubazione” è pressoché costante: 6-7 giorni, per modo che in presenza di condizioni climatiche favorevoli all’insediamento della micosi, è necessario intervenire sempre circa 4 giorni dopo l’inizio di una pioggia infettante.

I prodotti maggiormente usati nella lotta sono a base di rame come la “poltiglia bordolese”, composta da kg 1 di solfato di rame e kg 1 di calce, sciolti in 1 100 di acqua (avendo l’accortezza di versare il latte di calce nel solfato di rame già sciolto in una parte dell’acqua, e non viceversa); gli “ossicloruri di rame” al 16% di ossido di rame (per esempio, polvere Caffaro) e gli ossiduli in polvere bagnabile.

Tra i prodotti chimici acuprici (senza rame) troviamo il captano, lo zineb, il dinocap e lo ziram, da distribuire nelle quantità consigliate sulle indicazioni del prodotto commerciale.

I prodotti polverulenti sono consigliabili quando sulla pianta sono presenti i grappoli o nel primo trattamento sui germogli (ricchi di peli e di pruina), con zolfo ramato polverulento, abbinando cioè il trattamento contro la peronospora con quello contro l’oidio.

Le modalità di lotta si possono dividere in tre periodi, in base ai prodotti usati:

1. Dal germogliamento all’allegagione con prodotti acuprici.

2. Dall’allegagione all’invaiatura con prodotti misti.

3. Dall’invaiatura fino al periodo precedente la raccolta con prodotti rameici, specie poltiglia bordolese.

Va notato che il periodo di incubazione del fungo (che termina con la presenza della muffa sulla pagina inferiore delle foglie) diminuisce con l’aumentare della temperatura e che temperature troppo alte (30 °C) inibiscono il suo sviluppo, perciò il calendario di incubazione non risulta più valido nelle zone a clima caldo e asciutto.

Da LA VITE, di E. Boffelli – De Vecchi

Foto RETE

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