Donne calabresi nella Grande Guerra

Le donne e la guerra

Le donne e la guerra

Ancora oggi, spesso, lo studio degli eventi storici relativi al primo conflitto mondiale ci trasmette un’idea della guerra come di un universo tutto maschile, in cui rivestono un ruolo centrale i soldati, le battaglie, le decisioni dei grandi generali e la vita di trincea. Eppure, anche le donne, pur non combattendo in prima persona, diedero un apporto fondamentale allo sforzo bellico.

Le donne furono chiamate ad affiancare e in molti casi anche a sostituire gli uomini in una vasta gamma di occupazioni: moltissime vennero impiegate nell’industria bellica, diedero un aiuto fondamentale direttamente al fronte nella cura di feriti e malati, le crocerossine fornirono assistenza ai soldati, altre confezionavano da casa indumenti da inviare al fronte. Lavorarono come braccianti agricole, cuoche, medici, telegrafiste, dattilografe, macchiniste e poliziotte, continuando nello stesso tempo a svolgere le mansioni domestiche. In alcuni casi straordinari servirono anche come combattenti.

Lo scoppio della guerra rappresentò un passo molto significativo verso l’indipendenza della donna. Con la partenza degli uomini per il fronte, alla donna spettava il compito di allevare da sola i figli e di prendersi cura dell’abitazione, ma soprattutto di sostituire gli uomini in tutte quelle attività che fino ad allora erano state prerogativa esclusivamente maschile. Molte lavoravano nelle città, come telefoniste e conduttrici di tram o negli uffici della posta militare. Oltre al lavoro, si impegnavano in attività di beneficenza e assistenza ai soldati, in organizzazioni volontarie di soccorso.

Luigia Ciappi

Donne calabresi nella Grande Guerra

In alcune donne l’entusiasmo per la guerra fu così grande che vollero partecipare ai combattimenti fingendo di essere uomini. In Italia ricordiamo alcune donne, come Gioconda Sirelli di Milano e Luigia Ciappi di Rosarno (Rc), che cercarono di arrivare al fronte vestite da soldato, ma vennero subito identificate e rimandate a casa.

Una pagina della DOMENICA DEL CORRIERE dedicata alla Ciappi

La curiosa vicenda che rese protagonista la Ciappi, fece tanto clamore che fu pubblicata su numerosi giornali nazionali ed esteri dell’epoca nonchè sul Resto del Carlino del 26 maggio 1915. Così scrissero: “Luigina, era una maestra elementare di origini calabresi nativa di Rosarno (Rc) ma residente in Toscana che al momento della dichiarazione di guerra, tentò  infatti di arruolarsi nel 127° Reggimento Fanteria travestita da soldato con indosso la classica divisa grigio-verde. Dopo alcuni giorni di addestramento in una caserma fiorentina, la donna venne spedita al fronte, ma fu presto scoperta dai commilitoni che la consegnarono ai carabinieri della stazione di Bologna dove venne a lungo interrogata”.

Caterina Saccà

Importante è stato il contributo anche di tanti che, lontano dal fronte, hanno sostenuto l’impegno bellico. E’ il caso di Caterina Saccà, maestra di Palmi (Rc) che divenne madrina di guerra nel 1917 inviando ai soldati al fronte lettere da parte dei suoi scolaretti. La giovane donna, all’epoca ventenne, fu impegnata su più fronti aiutando le famiglie nella ricerca di notizie dei soldati al fronte, fornendo assistenza ai reduci, ai figli e agli orfani di guerra e sottoscrivendo una donazione al V° prestito nazionale che le valse una medaglia d’argento.

Fonte: https://movio.beniculturali.it/bncs/calabriaegrandeguerra/0

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