La magia nel mondo contadino

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Ancora negli anni Cinquanta il cerimoniale magico aveva largo seguito nella comunità contadina di Orsomarso. La miseria rendeva la vita insicura. Il negativo era minaccia costante, contro cui si avevano poche armi. La magia, in tutte le sue forme, era risorsa, non solo per domare gli spiriti ostili, ma anche per aiutare l’individuo a ritrovarsi. L’occhiatura, per esempio, era pratica diffusa; nelle case ci si proteggeva  con ferri di cavallo, corna; la magara di Viggianello e quelle del nostro territorio erano consultate spesso, per risolvere acciacchi, abbandoni, fatture diverse; scongiuri dovevano tenere lontano fulmini, trombe d’aria; le nascite e le morti avevano le loro pratiche magiche, e così via.

Ernesto De Martino, che studiò a lungo il rituale magico nel mondo contadino lucano degli anni Cinquanta, ci aiuta a capire questo fenomeno.

Se ci chiediamo quali sono le ragioni che fanno ancora sopravvivere una ideologia cosi arcaica nella Lucania di oggi, la risposta più immediata è che tuttora in Lucania un regime arcaico di esistenza impegna ancora larghi strati sociali, malgrado la civiltà moderna. E certamente la precarietà dei beni elementari della vita, l’incertezza delle prospettive concernenti il futuro, la pressione esercitata sugli individui da parte di forze naturali e sociali non controllabili, la carenza di forme di assistenza sociale, l’asprezza della fatica nel quadro di una economia agricola arretrata, l’angusta memoria di comportamenti razionali efficaci con cui fronteggiare realisticamente i momenti critici dell’esistenza costituiscono altrettante condizioni che favoriscono il mantenersi delle pratiche magiche. L’immensa potenza del negativo lungo tutto l’arco della vita individuale, col suo corteo di traumi, scacchi, frustrazioni, e la correlativa angustia e fragilità di quel positivo per eccellenza che è l’azione realisticamente orientata in una società che “deve” essere fatta dall’uomo e destinata all’uomo, di fronte a una natura che “deve” essere senza sosta umanata dalla demiurgia della cultura: ecco — si dirà — la radice della magia lucana, come di ogni altra forma di magia.

Tuttavia questo rapporto fra regime esistenziale e magia resta generico e ovvio, e in fondo poco concludente. I temi della forza magica, della fascinazione, della possessione, della fattura e dell’esorcismo, sono senza dubbio in connessione con l’immensa potenza del negativo quotidiano che incombe sugli individui dalla nascita alla morte: ma il carattere di questa connessione resta nel vago. Analogamente le ideologie magiche relative alla gravidanza, al parto, all’allattamento, allo svezzamento, ai rischi cui è esposto il bambino nei primi anni di vita sono senza dubbio in rapporto con i dati relativi all’alto numero delle gravidanze e degli aborti spontanei, alla nati-mortalità, ai disturbi dell’allattamento, alla carenza di forme assistenziali per la gestante, la partoriente, la madre, il bambino; e si potrà anche fare appello alla ignoranza, all’analfabetismo e simili: ma con ciò non si va oltre una impostazione di tipo “illuministico” o “positivistico” nella quale la magia si confonde in ogni caso con le aberrazioni della mente umana, o addirittura con i deliri di cui si occupa la psicopatologia. Più concludente si fa il discorso analitico quando cercheremo di trarre il significato psicologico di quanto abbiamo indicato come potenza del negativo nel regime esistenziale lucano. Ora questo significato psicologico mette in luce un negativo più grave di qualsiasi mancanza di un bene particolare: mette in luce il rischio che la stessa presenza individuale si smarrisca come centro di decisione e di scelta, e naufraghi in una negazione che colpisce la stessa possibilità di un qualsiasi comportamento culturale. […]

La protezione magica, così come emerge dal materiale relativo alla magia lucana, si effettua mercé la istituzione di un piano metastorico che assolve a due distinte funzioni protettive. Innanzi tutto tale piano fonda un orizzonte rappresentativo stabile e tradizionalizzato nel quale la varietà rischiosa delle possibili crisi individuali trova il suo momento di arresto, di configurazione, di unificazione e di reintegrazione culturali. Al tempo stesso il piano metastorico funziona come luogo di “destorificazione” del divenire, cioè come luogo in cui, mediante la iterazione di identici modelli operativi, può essere di volta in volta riassorbita la proliferazione storica dell’accadere, e quivi amputata del suo negativo attuale e possibile.

In quanto orizzonte stabile della crisi la magia offre il quadro mitico di forze magiche, di fascinazioni e possessioni, di fatture e di esorcismi, e istituzionalizza la figura di operatori magici specializzati; con ciò il vario possibile perdersi della presenza è ripreso in configurazioni, in simboli, in sistemi univocamente definiti di influenze metastoriche, in prospettive di pronti soccorsi da parte di esorcisti e di guaritori. In quanto operazione stereotipa di riassorbimento del negativo nell’ordine metastorico, la magia è più propriamente rito, potenza del gesto e della parola cerimoniali, efficacia permanente di una certa definita materia sensibile (per cs.: gli abitini); con ciò la varietà storica delle resistenze e degli aspetti negativi del divenire viene ricondotta alla iterazione di uno stesso ordine risolutore, nel quale il negativo è “per natura” sempre sospeso o annientato: infatti sul piano metastorico della magia tutte le gravidanze sono condotte felicemente a termine, tutti i neonati sono vivi e vitali, il latte fluisce sempre abbondante nel seno delle madri, tutte le malattie guariscono, tutte le prospettive incerte si definiscono, tutte le tempeste vanno a scaricarsi in luoghi deserti, e così via, proprio all’opposto di ciò che accade nella storia.

In virtù del piano metastorico come o r i z z o n t e d e l l a c r i s i e come luogo di d e s t o r i f i c a z i o n e del d i v e n i r e si instaura un regime protetto di esistenza, che per un verso ripara dalle irruzioni caotiche dell’inconscio e per un altro verso getta un velo sull’accadere e consente di “stare nella storia come se non ci si stesse.” In virtù di tale duplice complementare funzione protettiva la presenza individuale si mantiene nel mondo, e attraversa i momenti critici reali o affronta le reali prospettive incerte “come se” tutto fosse già deciso sul piano metastorico secondo i modelli che esso esibisce: ma intanto, pur entro questo regime protetto di esistenza, si reintegra il bene fondamentale da proteggere, cioè la presenza individuale, la quale attraversa il momento critico o affronta la prospettiva incerta ridischiudendosi di fatto ai comportamenti realistici e ai valori profani che la crisi senza protezione magica avrebbe, nelle condizioni date, compromesso.

Da SUD E MAGIA, DI Ernesto De Martino, Feltrinelli

FOTO: Rete

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