La rugiada di San Giovanni

Nella magica notte di mezz’estate la rugiada che cala dal ciclo, il cui segno zodiacale, come s’è detto, è d’acqua, avrebbe proprietà particolari non soltanto sulle erbe ma anche direttamente sugli uomini.

A Chiaramente Gulfi, in Sicilia, fino a qualche decennio fa gli uomini immergevano per tre volte il capo nella fontana che chiamano Forziero, le donne in quella che per antonomasia è detta la Fontana, certi che quel rito preservasse dalla tigna o la curasse. A ogni abluzione dicevano:

San Giuvannuzzu a lu ciumi Giurdanu

Sana la testa a lu Ciccu paianu;

E lu Maistru ci dissi: «Giovanni,

Si’ di li santi lu santu cciù ‘ranni».*

A Venezia una canzoncina popolare annuncia a un calvo:

Anema mia, de la zucca pelada

Quando te cressarà quei bei capeli?

La note de san Zuane a la rosada,

Anema mia de la zucca pelada.

Nella Roma papalina le giovani spose, che volevano avere molti figli, sollevavano le vesti sedendosi o accoccolandosi sull’erba umida nei giardini e nelle vigne per un intimo lavacro propiziatorio.

Quell’usanza, cui partecipavano anche gli uomini, ispirava anche altri più carnali comportamenti che suscitarono l’indignazione delle autorità le quali ottennero nel 1753 un editto molto severo, reiterato due anni dopo: questa misura, tuttavia, non ebbe molto effetto, come succede nel nostro singolare Paese dove le leggi sono spesso inefficaci dichiarazioni d’intenti.

Da LUNARIO, di Alfredo Cattabiani – Mondadori

FOTO: Rete

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