Le prescrizioni del “Decreto dignità”

Un gruppo di economisti: la manovra anti-crisi non deve essere un pretesto per tornare indietro sulla limitazione dell’uso arbitrario dei contratti a termine. Ed è anche un’occasione da non sprecare: gli aiuti pubblici alle imprese siano condizionati ad obiettivi di politica industriale.

La pandemia ha colpito duramente e sono evidentemente urgenti provvedimenti di sostegno sia alle famiglie che all’economia. Ma questa situazione non deve essere presa a pretesto per forzare misure che scarichino sui più deboli il peso della crisi, né deve far dimenticare che gli aiuti pubblici sono un’occasione per orientare gli operatori economici verso obiettivi che la politica ha il compito di individuare.

Le prescrizioni del “Decreto dignità”, secondo cui la reiterazione oltre un certo limite dei contratti a tempo determinato deve essere motivata, sono già state sospese e si propone ora di prolungare la sospensione, secondo alcuni di qualche mese, secondo altri addirittura per tutto quest’anno e tutto il prossimo.

Specialmente questa seconda proposta mira con tutta evidenza a eliminare quel timido passo, il primo da oltre venti anni, che si proponeva di porre un modesto limite a una flessibilizzazione del mercato del lavoro che si è da tempo e per un gran numero di persone trasformata in precarizzazione.

Non si vede la necessità economica di una simile decisione: è necessario piuttosto un provvedimento specifico di sostegno ai lavoratori a tempo determinato, così come è stato fatto per altre categorie. Il provvedimento dovrebbe contemplare almeno l’estensione automatica dei contratti a tutto il 2020.

Quanto ai provvedimenti a favore delle imprese, sarebbe opportuna una distinzione che escluda quelle non danneggiate dalla crisi e l’individuazione di condizioni, dal mantenimento dell’occupazione alla transizione verde. È inoltre fondamentale che – come annunciato – vengano escluse dagli aiuti quelle con sede in paradisi fiscali.

Le crisi possono essere un’occasione di cambiamento. Sta al governo fare in modo che questo cambiamento sia a favore del maggior numero possibile di cittadini e non sia invece un cedimento a richieste immotivate di questa o quella categoria.

Primi firmatari:

Nicola Acocella (univ. Roma La Sapienza)

Giuseppe Amari (Fondazione Matteotti)

Antonio Andreoni (University College London)

Davide Antonioli (univ. Ferrara)

Annaflavia Bianchi (economista, Bologna)

Maria Luisa Bianco (univ. Piemonte orientale)

Paolo Borioni (univ. Roma La Sapienza)

Sergio Bruno (univ. Roma La Sapienza)

Sergio Cesaratto (univ. Siena)

Carlo Clericetti (giornalista)

Giovanni Dosi (Scuola Superiore Sant’Anna)

Caterina Ferrario (univ. Ferrara)

Andrea Fumagalli (univ. Pavia)

(Seguono altre firme)

FONTE: https://www.orsomarsoblues.it/wp-admin/post.php?post=33521&action=edit

FOTO; Rete

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