La straordinaria popolarità di san Rocco

Il 16 agosto si festeggia san Rocco, così popolare in Italia che ventotto comuni e trentasei frazioni del nostro paese ne portano il nome. Si dice che la sua popolarità sia dovuta al ruolo di intercessore speciale nella guarigione della peste. Su di lui s’intrecciano poche notizie e molte leggende: secondo il testo più antico e degno di fede, la Vita anonima, composta in Lombardia dopo il 1430, era nato nel secolo XIV a Montpellier. Rimasto presto orfano, vendette i beni distribuendo il denaro ai poveri, e partì in pellegrinaggio verso le tombe dei santi Pietro e Paolo, a Roma.

Durante il lungo viaggio si fermò ad Acquapendente dove, prestando assistenza agli appestati, operò guarigioni miracolose; né a Roma fu da meno, guarendo un cardinale che lo avrebbe presentato al Papa.

Tre anni dopo, mentre era sulla via del ritorno, venne colpito dalla peste e, per non essere di impiccio a nessuno, si ritirò nella campagna, in riva al Po. Qui, narra la leggenda, si dissetava con l’acqua di una polla e si sfamava con il cibo che un cane randagio gli portava: quel cane che appare spesso nell’iconografia del santo raffigurato in genere con il cappello largo del pellegrino, il mantello a mezza gamba, chiamato poi in suo onore «sanrocchino» o «sarocchino», e in mano il bordone cui è appesa la zucca per l’acqua; alla cintola un rosario e sul petto una conchiglia, come quella dei pellegrini di Santiago di Compostela, che serviva per attingere l’acqua.

In realtà san Rocco fu raccolto e curato fino alla guarigione dal patrizio Gottardo Pallostrelli che egli avrebbe convertito con il suo esempio di pazienza e di serenità nella sofferenza.

Poi Rocco lasciò Piacenza dirigendosi verso nord, ma venne arrestato ad Angera, presso il lago Maggiore, perché alcuni soldati lo avevano sospettato di spionaggio: gettato in prigione, vi morì cinque anni dopo.

I prodigi che avvennero intorno al suo corpo attirarono l’attenzione dei fedeli mentre si scopriva che da parte di madre era il nipote del governatore del luogo; sicché i suoi resti furono sepolti in una chiesa rimasta tuttavia ignota.

Il culto di san Rocco si diffuse straordinariamente in Europa dalla metà del secolo XV, inizialmente a Montpellier e poi nell’Italia settentrionale, soprattutto nel Veneto, a Brescia e a Piacenza.

Quanto ai suoi resti, v’era chi sosteneva che fossero stati trasportati prima a Montpellier poi ad Arles; altri invece riferivano che, giunti a Voghera, erano stati acquistati nel 1480 da una confraternita veneziana di carità che portava il suo nome ed era stata fondata qualche anno prima, nel 1477, durante un’epidemia di peste: per accoglierli costruirono un santuario e un palazzo, la Scuola di San Rocco, dove il Tintoretto dipinse i celebri quadri.

Il culto si diffuse poi nell’Italia centrale e meridionale mentre le sue funzioni di santo ausiliatore si allargavano, sicché egli veniva invocato anche contro le catastrofi naturali, le malattie del bestiame e infine il colera.

Oggi il culto si è affievolito, come quello di molti altri santi, ma la sua festa, non contemplata tra i santi universali dal nuovo calendario liturgico, è celebrata con grande partecipazione in molte cittadine italiane: si pensi che più di tremila chiese gli sono dedicate. A Gioiosa Jonica, in provincia di Reggio Calabria, la festa dura addirittura dal 16 sino alla fine del mese: in chiesa, durante la novena che gli è dedicata, si cantano rime inventate dai poeti locali, e l’ultima domenica d’agosto si svolge una processione dietro la

sua statua. Un tempo chi aveva ricevuto una grazia portava durante la festa u muzzettu, una mantellina verde come quella di san Rocco.

La mantellina verde come la vegetazione, la sua funzione di protettore del bestiame e infine la collocazione calendariale della festa in agosto sono forse indizi da non sottovalutare per comprenderne la popolarità. Proprio in questi giorni si celebravano nell’Impero romano, come s’è già ricordato, feste in onore di Vortumno, Portuno, Giano e Conso. Vortumno, che apriva e chiudeva il ciclo delle feste, era il dio preposto al mutamento ciclico che determina le stagioni e i cicli agricoli. Se si riflette su alcuni proverbi connessi al periodo ferragostano («Per San Rocco la rondine fa fagotto», ovvero si prepara alla migrazione autunnale; «La prim’acqua d’agosto è cape de vierne», cioè annuncia il declinare dell’estate verso la stagione fredda) non è del tutto infondato congetturare che le funzioni del dio Vortumno, secondo un processo già illustrato, siano state ereditate dal santo di Montpellier.

Da CALENDARIO, di Alfredo Cattabiani – Mondadori

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