SCONGIURO contro il morso dei cani

Il territorio dei giochi della mia infanzia era compreso tra Calvario, Crivo di don Saverio, Jardino e Crivo di Santa Lucia. U Jardino era il posto delle praghe, delle tagliole, per la cattura degli uccelli. L’Ilice era per i giochi di guerra, i nascondigli negli anfratti, la caccia alle uova delle galline. Ma il Canale era quello più ambito. C’erano due materie prime preziose: acqua e terra. Si praticava ingegneria idraulica, con canali, ponti, cascatelle, laghetti, nei quali si portavano girini. Ogni tanto si faceva una pausa e si andava a rubacchiare qualche mandorla nell’orto di Donna Giulia. Poi si riprendeva.

Diletto puro.

Uno dei compagni di giochi era un ragazzo mingherlino. Emigrò con tutta la famiglia verso la fine degli anni Cinquanta. Non ha mai più fatto ritorno ad Orsomarso. Aveva paura dei cani. Ogni volta che ne scorgeva uno, si bloccava, congiungeva le mani come in un gesto di preghiera, e, con voce cantilenante, recitava questo scongiuro, che si concludeva con un segno di croce.

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Caru Santu Vito

Ji ti prego e ti lu rico,

Ti lu rico chiaro e forte

Pi nun fa na mala morte.

Ra ssi cani m’haia guardari

Nin mi fari muzzicari

Cu ‘nu spago lungu e grussu

Ligannillo tu lu musso

Cu nu spogo lungo e janco

Ligannillo a tutti quanti.

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Dopo si rilassava e riprendeva a giocare.

FOTO: Rete

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