IN VIAGGIO DA PAOLA A SCALEA ALLA FINE DEL SETTECENTO

TORRE TALAO ai primi del Novecento

Nel 1792 Giuseppe M. Galanti venne mandato dal governo del Regno di Napoli in Calabria, per verificare la condizione della provincia. La Rivoluzione francese aveva seminato fermenti rivoluzionari in tutta Europa, Calabria compresa. A corte non si stava tranquilli.

Galanti percorre la nostra regione in lungo e largo, raccogliendo dati; mostrando le condizioni economiche e sociali; sottolineando lo strapotere dei baroni e la miseria della popolazione.

In queste pagine ci parla del territorio che va da Paola a Scalea. Veniamo a conoscere dati sorprendenti sia sotto l’aspetto sociale che economico.

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Si partì da Acri alle ore 8 del dì 26 giugno. Dopo una lunga discesa di circa 10 miglia, ma non precipitosa, si giunse al fiume Mucone, il quale dal suo larghissimo letto annunzia i guasti e le acque che raduna nell’inverno. Infatti tutto questo ampio letto era sparso di tronchi di alberi trasportati dalle acque. Dopo qualche tratto di pianura si passò il Crate il quale, a differenza del Mucone, ha poche pietre. Il suo lungo letto è d’arena, e ne’ lati è coperto di boschi e macchie. La terra di campagna che traversammo tra Acri e Bisignano è scarsamente coltivata e dimostra poca fertilità nelle cure. Passato il Crate ed il vallo di Cosenza arrivammo a San Fili, casale baronale di Cosenza, dove ci trattenemmo per poche ore nel convento de’ riformati. Dopo aver salito agevolmente l’Appennino, per una precipitosa discesa ed assai lunga calammo alla marina di San Lucido, soffrendo un caldo indicibile. In Paola fummo alloggiati dal signor don Domenicantonio Luciani (66), che ci fece molte cortesie.

Il prodotto principale del littorale da Amantea a Belvedere è la seta, la di cui industria è nella sua decadenza, per cui in luogo di gelsi piantano ulivi, fichi e viti. Per lo passato si raccoglievano in Paola circa 16.000 libbre di seta, oggi appena 7.000. Degli ulivi in Paola fino al giorno d’oggi non ci erano coltivazioni, che vanno cominciando colla decadenza della seta.

I boschi sulle montagne di Paola e San Lucido sono di faggi e querce. Vogliono che sulla marina i castagni danno poco o niente frutto, a differenza de’ luoghi dentro terra. Paola e Fuscaldo hanno boschi di querce e cerri.

Le acque sono passabili e bastanti. Fuscaldo ne scarseggia. Per la coltivazione del frumentone – che viene inaffiato – e della macerazione del lino, l’aria di questa spiaggia è riputata malsana. Le pietre calcaree si trovano per tutti li monti di questo littorale.

Le terre di Paola sono soggette alla servitù del pascolo in beneficio del barone (67), il quale tiene animali di ogni sorte, fuori delle giumente. * Le risoluzioni del re di essere liberi li terreni arborati non sono osservate*.

Paola ha 3 conventi di possidenti ed i di non possidenti. * (Vi è una badia de’ cistcrciensi senza monaci, e le terre si posseggono da Sant’Adriano (68), che tiene ancora in angustie la popolazione)”. Dei primi sono facoltosi quello degli agostiniani e quello de’ paolotti, che è un santuario di grande concorso.

Siccome la contrada è ingombra più da monti che da terre coltivabili, perciò scarsa è la raccolta del grano, che appena basta per pochi mesi. Il terreno è ingombro quasi tutto di alberi e specialmente di gelsi. Il grano viene dal vallo di Cosenza. Il poco grano che si raccoglie ha poca durata, perché le terre sono inaffiate ed arborate. Il frumentone è raccolto nella stessa proporzione del grano.

[In] Paola con tutta la contrada, da Amantea fino al Cetraro esclusive (69), il vino è scarso e basta per pochi mesi dell’anno. *I migliori vini sono in Fuscaldo*.

Le terre sono di loro natura sterili, e la loro posizione in pendio vie più le sterilisce, perché l’acqua le dilava e ne trasporta tutta la terra vegetabile al mare.

Lo scoraggiamento per la piantagione de’ gelsi è universale, e l’industria è nella sua decadenza: ognuno dirigge la sua industria ad altro oggetto. Coloro che trovano aver introdotta questa industria la seguitano per costume, e per non aver come impiegarsi. Il prezzo della fronda è decaduto.

Il principale motivo della decadenza della seta è il prezzo minorato di essa, per cui il prodotto non uguaglia le spese. Il secondo motivo è la miseria, per cui sono obbligati i naturali a prender danaro anticipato alla voce da’ mercanti napoletani. Il cambiamento de’ prezzi è tale che 20 anni sono si contrattava la seta fino a 30 grana di più sopra la voce. Oggigiorno in questa contrada i contratti si fanno alla voce di Cosenza. Questa, avendo bisogno di essere confermata dal Supremo Consiglio – a. differenza di quella di Monteleone che non ha bisogno di tale conferma -, ne avviene che per li maneggi de’ mercanti napoletani suole essere modificata. Ciò procura l’inconveniente del ritardo, per cui si ritarda molti mesi per pubblicarsi alle volte, e porta seco molte spese dalla parte de’ mercanti che sono caricate sugl’industrianti, cosicché tutto il vantaggio è in profitto de’ mercanti napoletani ed in danno degli industrianti e mercanti del paese. Si aggiunga a tutto questo la cattiva economia della trattura della seta, per cui da poca e cattiva seta e molto straccio: nuovo motivo per cui non ha prezzo. Siccome la seta era la principale industria della contrada, la sua decadenza ha prodotto la miseria universale.

Il lino è scarso nella contrada e cattivo. *San Fili estrae gran copia di castagne. Paola ha pochissimi ulivi: tale coltivazione non vi prospera per li guasti che fanno gli animali alle coltivazioni. Tutta la contrada e il littorale ha pochi ulivi. Fuscaldo, Cetraro, Belvedere, ecc. hanno uliveti*.

L’industrie sopra notate sono in Paola abbondanti e si posseggono dal barone, da’ luoghi pii e da pochissimi cittadini. Nel generale può dirsi che il barone, l’azienda gesuitica ed i luoghi pii posseggono quasi tutti i terreni.

L’Università [comunità] di Paola, è grave di 334 tomola di sale forzoso, oltre il; suo intrinseco bisogno, dove che prima erano 255, ed oggi li viene proibito vendere la parte superflua a’ medesimi cittadini. Questo è un aggravio che rovina l’Università.

Paola ha 5 barchette pescherecce e circa 30 pescatori, la maggior parte de’ quali sono de’ luoghi convicini, che fanno i loro negozi in Paola. Sono di San Lucido, Fiumefreddo, ecc. Si riduce la pesca principalmente a sarde ed alici che si vendono fresche: se ne fa qualche picciolissima [parte] salata a motivo del prezzo alto del sale. Verso il 1754 [vi] erano 26 barchette pescherecce, tutte con pescatori cittadini che formavano un ceto. Per l’addietro vi erano delle feluche per commercio, che oggi per la miseria sono cessate.

Amantea ha 16 barche pescherecce e 2 feluche [imbarcazioni a vela] per commercio. In Fiumefreddo vi sono 22 barche pescherecce e 6 feluche. San Lucido ha 12 barche pescherecce e 2 feluche, una grande l’altra piccola. Fuscaldo ha solo 6 barche da pesca.

Prima il barone *in Paola* esercitava il diritto di nominare il sindaco che si doveva eleggere, ma con decreto del [Sacro Regio] Consiglio fu rimessa l’Università nell’intero libero diritto di eleggersi gli uffiziali. Oggi si eleggono 2 sindaci in parlamento generale, 1 del ceto detto de’ nobili, l’altro degli onorati, con 3 eletti per ciascun ceto. Gli uffiziali baronali esercitano delle prepotenze nell’elezioni. *Non vi sono decurioni, senza de’ quali le deliberazioni ne’ parlamenti sono male dirette*. Il mastrogiurato è eletto dal barone e pagato dall’Università.

Sebbene l’oncia catastale di Paola sia di grana 10, tuttavolta soffre inoltre varie gabelle civiche, per pagarsi con quest’altro mezzo i pesi fiscali, come sta notato nello stato della Tesoreria provinciale.

Le costumanze generali intorno a’ lutti sono ancora in Paola e luoghi vicini, ma un poco meno.

In Paola il carattere della popolazione è benigno. I furti sono rari e gli omicidi anche rarissimi. Bocita, Santamaria delle castagne e Torre de’ Gesuiti, casali di Montalto (70), sono pieni di ladri di professione e di omicidiari che scorrono le campagne ed impediscono il commercio. La gente di queste marine sono esposte a continui pericoli nelle montagne quando volessero passare nel vallo di Cosenza.

Il barone di Paola nel suo castello semidiruto tiene una guardia a spese dell’Università di 18 soldati, 1 tamburo, 1 tenente ed il capitano, che è il barone [stesso]”(71). Esige per questa guardia dall’Università 310 ducati de’ quali 80 restano a suo conto come capitano. Questi ed altri salariati dominano ne’ parlamenti ecc. Opprime la popolazione in tutti li modi.

Esige in Paola il barone il plateatico [Tassa per la vendita in piazza] sulle contrattazioni anche fra cittadini, e la quindecima sulle barche pescherecce. Esige la fida dalle vetture (72) de’ naturali dello stato di Montalto e de’ suoi casali, perché qui il barone di Montalto73 l’esige da’ naturali di Paola. Si chiama questa fida de bagagliari (74)* [dei] forestieri che vengono a portare vettovaglie o a comprare generi. Oltre il fondaco regio vi è in Paola il fondaco baronale di grana 26 ad oncia, che è stata transatta dall’Università per ducati 400 l’anno, guarnito da invalidi, il quale esige la decima sugli animali che passano. È del fondo della separazione de’ lucri (75). In Fuscaldo vi è il diritto proibitivo della sega ad acqua pel barone. In Paola nessuno può far mulini, meno che 2 che dal barone sono stati ceduti a[l convento di] San Francesco di Paola.

Il barone fa diverse prestazioni in generi e gratificazioni con offici a molti suoi vassalli, per cui dispone a modo suo dell’Università, e nessuno ardisce deporre e ricorrere contro il barone ecc. Anzi sono facili e pronti a giurare e a deporre quanto si vuole dal barone.

È da notare che i lettighieri di questa provincia cosentina sono gente dabbene, discreta ed attenta non hanno l’uso di bestemmiare ed essere incontentabili come i calessieri napoletani. I lettighieri dell’altra Calabria sono precisamente l’opposto.

In Paola e sua contrada vi sono molti limoni e cedri, de’ quali si fa qualche commercio per la provincia. *Quasi tutto il littorale ha limoni e cedri*.

In Paola vi è un fabbricante, *Vitaliano Rocca*, catanzarese, che tiene 6 telai. *Prima ne teneva in molto maggior numero; queste manifatture sono prossime alla destruzione per mancanza di fondi*. Lavora tutto ciò che si fa a Catanzaro. Tali manifatture sono le sole nella provincia e si smerciano nelle fiere. *Queste manifatture furono in Paola stabilite dopo l’epoca del terremoto*. Li propri cittadini sono assai scioperati per non occuparsi di simili oggetti. In Cosenza vi sono solamente 4 telai di calze. Sono 8 anni che questo catanzarese è stabilito in Paola ed in tale corto periodo tali manifatture hanno sofferto grande decadenza per essersi disciolta la società che le sosteneva.

Paola ha inoltre una fabbrica di cera che smaltisce nelle fiere, ed una fabbrica di stoviglie.

Le manifatture di Paola sopra mentovate sono in minor numero e molto al di sotto di quelle di Catanzaro.

Amantea ha un piccolo commercio di fichi secchi. Si caricano circa 4 all’anno. Fuscaldo ha de’ caricati di faggi: giungono fino a 15 all’anno. Le uve passe si fanno a Belvedere, Diamante, Girella, Scalea.

Guardia è un paese tutto vicino a Fuscaldo e Paola ed appartiene ancora al duca di Caivano. Si suppone che sia una colonia de’ Francesi da gran tempo ivi stabiliti (76). Don Tommaso Oliva ha incaricato il subalterno residente in Paola, don Domenicantonio Luciani, di farne il ragguaglio storico dietro informi praticati, onde bisogna dimandarlo al predetto Oliva, giudice di Vicaria.

In Paola vi era un Collegio di gesuiti che fu venduto per ducati 2.000 all’arcivescovo Francone di Cosenza (77), con rilasciarli il resto del suo valore a solo oggetto di istituirvi un Seminario per il comodo delle popolazioni poste su di questo letterale.

Da che l’aria di Cosenza riusciva nociva ne’ mesi estivi ed autunnali, Francone aveva cominciato a riattare il Collegio, quando fu traslatato a Gaeta. S’ignorano sinoggi li sentimenti del successore.

In Paola fanno stazione li ministri e subalterni, [e i] soldati dell’Udienza, il che cagiona un dispendio notabile, grave e continuo, mentre ha tante gabelle e paga l’onciario grana.. (78) per li pesi fiscali.

Le marine di ponente sono riputate di cattiva aria a cagione dell’irrigazione.

Nelle Calabrie si osserva quello che non si vede nelle altre province, che i galantuomini che debbono avere buona educazione o migliore, siano assai facili ne’ delitti, anche negli omicidi. La ferocia è il carattere generale.

Le frequenti indulgenze aumentano li delitti per la fiducia della grazia: *un giubbileo è necessario, ma deve essere raro.* Quando accadono tali occasioni, i debitori non trovano più denaro, e questa è una cagione della miseria.

Le Calabrie contenendo molti e vari prodotti, la miseria è uno stato precario. Le risorse sono grandi e frequenti.

Nel calcolo che si è formato de’ disordini, che sono effetto del numero eccessivo di 160 omicidi all’anno della Calabria meridionale, bisogna considerare li testimoni che vengono detenuti, il che produce un altro disordine nell’agricoltura e nel commercio. La mancanza de’ vescovi ha molto contribuito a rendere nelle Calabrie indisciplinato il clero (79).

Nella Calabria Citeriore il controbando è minore dell’altra Calabria. Il controbando meglio di ogni altro contribuisce a rendere feroce lo spirito nazionale. Per vivere si esercita e sono costretti andare armati, frequentare li boschi, i luoghi solitari, essere arditi, bravare ogni pericolo e non curare li cimenti. L’arrendamento dello zafferano nell’Abruzzo aveva reso ferocissimo il costume degli aquilani.

In tutta la Calabria Citeriore non si conosce l’uso, tanto generale nella meridionale, di costruire le case con fango impastato con acqua e paglia.

Ogni subalterno di ciò che lucra deve dare la metà al capo di ufficio, dedotte le spese della commissione, le quali sono tassate ducati 12 al mese, e ducati 15 al mese quando il subalterno è graduato.

Ogni subalterno fa le sue prestazioni a’ ministri, come le fa ancora ogni corpo di uffizio. Le fanno ancora li baroni e li potenti della provincia. Le mogli de’ ministri sono quelle che più esercitano tale industria: li ministri fanno a Napoli le loro prestazioni, come le fanno li capi di offici ancora.

PRIMA PARTE

Da GIORNALE DI VIAGGIO IN CALABRIA, di Giuseppe M. Galanti – Rubbettino

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