LA CALABRIA NEL CINEMA

Questo testo è degli anni Novanta. Malgrado siano passati trent’anni, gli stereotipi del calabrese sono ancora vivi e vegeti, anzi resi ancora più rigogliosi dal contributo delle varie Leghe.

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[…] In un testo del i 970, Leonardo Sciacia, dissertando di Sicilia e sicilitudine, aveva fornito delle lucide osservazioni sul rapporto Sicilia/cinema.

In La corda pazza — questo il libro in questione lo scrittore di Racalmuto individuava, in negativo, alcuni caratteri di tale relazione quali il non aver prodotto, la Sicilia, registi in quantità (e ciò sia per la mancanza di una fiorente industria cinematografica che per il motivo, tutto caratteriale, della scarsa duttilità del siciliano, una qualità-requisito che ogni regista dovrebbe possedere); la regione aveva offerto, per contro, un paesaggio disseminato, “seminato” dall’occhio cinematografico in svariate occasioni.

L’analisi di Sciascia offre un sicuro punto di riferimento per chiunque si accinga ad occuparsi di cinema e mezzogiorno. E si presta a possibili parallelismi nel momento in cui analoghi quesiti vengano riferiti alla Calabria.

Anche qui i registi e i film “autoctoni” sono stati pochi mentre la regione è stata più volte oggetto dello sguardo cinematografico, terra di riprese a buon mercato sia pure in proporzioni più ridotte rispetto alla dirimpettaia Sicilia.

Tale scarto quantitativo è, probabilmente, dovuto al ruolo giocato dalla Sicilia in quanto isola geo-culturale; come tale dai connotati più “staccati” e netti, anche se sempre di difficile decifrazione.

Andrebbe, in proposito, valutato il distinto peso specifico esercitato, in tale direzione, dalla storia politica, dalla letteratura, dal teatro regionale, per stabilire in che termini essi hanno contribuito a delineare, all’esterno, una data immagine della regione di appartenenza.

Spesso, sia la Calabria che la Sicilia hanno fatto da scenario a modelli western di cinematografìa in cui, a ben guardare, la spavalda mafia sembra aver “reso” meglio, sul piano della spettacolarità, della cupa ‘ndrangheta.

Solo nei primi anni ’50 una serie di film “calabresi” sembravano far “sperare” in un ribaltamento di preferenze del mondo della celluloide verso la devianza di tipo calabrese. E ciò grazie al fenomeno del brigantaggio.

Da quanto appena accennato paiono evincersi i primi contorni di due diversità non cumulabili perché tipiche di due regioni-metafora con modus di vita dissimili, dotate di proprie specificità etno-culturali e di identità più (la Sicilia, sia pure con molti sfilacciamenti) e meno (la panmunicipale Calabria) compatte.

L’avventura del cinema in Calabria si svolge nel dopoguerra, se si esclude la parentesi del film Pagliacci in cui Montalto Uffugo è presente nel remoto antefatto del libretto d’opera e negli esterni della pellicola, girati da Giuseppe Fatigati, nel 1942, nel ridente centro collinare del cosentino.

Il primo capitolo di questa storia è promettente, ma […] si risolverà in un’occasione mancata. L’allusione è a Patto col diavolo, la pellicola di Chiarini tratta da un soggetto di Corrado Alvaro.

Una delle carenze che peseranno, alla lunga, nel rendiconto cinematografico calabrese sarà la mancanza di un contributo continuo e “militante” da parte dei letterati che di Calabria si sono occupati. E dire che compaiono, a più riprese, in queste pagine, i Berto, i La Cava, i Repaci, i Seminara; e non in ruoli da comprimari!

La loro presenza (e l’assenza di altri) non ha determinato lo sradicamento a tempo debito, di certi stereotipi, il più nefasto dei quali è stato quello che ha portato molti a ridisegnare il profilo della Calabria come un’Arcadia apparente, un Far South “fatto in casa”, con tanto di eroi indomiti e di selvaggi buoni e cattivi, adusi a pratiche rituali estranee alla civiltà del progresso e ad usi bucolici rotti dal cinico abuso del più forte.

Sullo sfondo, vendette e faide, come ben si addice ad aree che rimangono, tutt’oggi, zone franche dalla legge dello stato di diritto.

Insamma la Calabria è una terra selvaggia (v. didascalia all’inizio del film II lupo della Sila) abitata da genti animate da passioni forti e, talora, fosche (Carne inquieta).[…]

Di AMEDEO FURFARO

Da LA CALABRIA NEL CINEMA, di Giovanni Scarfò – Pellegrini

FOTO: Rete

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