LA CALCARA

La calcara, databile all’età normanna (XI-XII secolo), dimostra di essere in presenza di un notevole impianto di cantiere riferibile alla fabbrica di Santa Maria della Roccella.

La struttura, in parte danneggiata dai lavori agricoli, è stata costruita sul pendio della collina,

le pareti Sud e Sud-Ovest sono tagliate nella collina e rivestite in argilla, le pareti Nord ed Est, invece, sono realizzate in muratura con una sola apertura (praefurnium) realizzata in basso per l’accensione della catasta di legna e il controllo dei fumi. Le operazioni di carico e scarico dovevano avvenire dall’alto; la catasta di legna, collocata al centro della fornace al di sopra di un piano di suola poggiava anche su dei mattoni crudi o dei grumi di argilla che avevano la funzione di impedire il collasso del carico durante la combustione. Sul fondo della fornace è stata individuata una cavità che aveva la funzione di raccolta delle ceneri residuali della combustione. All’interno della calcara è stato recuperato l’ultimo carico, in parte calcinato dalla cottura, caratterizzato dalla presenza di pietre calcaree di vario genere ma soprattutto frammenti marmorei provenienti dal saccheggio delle rovine di Scolacium.

DA:  Museo e Parco archeologico nazionale di Scolacium – DR Musei Calabria

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PER SAPERNE DI PIU’

La calcara, o calchèra, o forno da calce, è un forno di origine antica che aveva lo scopo di creare la calce.

È formato da una struttura di sassi squadrati resistenti al calore, e costruito nei pressi di una strada allo scopo di facilitare il trasporto di rocce calcaree e legname.

Dopo aver acceso il forno lo si lasciava scaldare, continuando ad alimentarlo con legna, per circa 6-8 giorni, al ritmo di 10 kg ogni 3 minuti, col fine di ottenere circa 250 kg di calcare cotto.

Raggiunta la temperatura di 800 °C – 1000 °C, la roccia calcarea (carbonato di calcio) perde anidride carbonica trasformandosi in “calce viva” (ossido di calcio).

La calce viva verrà poi trattata con acqua, che la rende “calce spenta” (idrossido di calcio), ed idratata fino al raggiungimento di una massa pastosa chiamata “grassello”. Il “grassello”, mescolato con sabbia fine, forma la malta.

DA WIKIPEDIA

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