Meridionali contro l’ozio

Giuseppe Maria Galanti, uno dei maggiori rappresentanti del movimento riformatore napoletano del ‘700

D’altra parte, ancora prima che dai piemontesi, dai settentrionali, dai Balbo e dai Gioberti, la critica dell’ozio e l’esigenza dell’operosità erano state sostenute con vigore e argomentazioni moderne ed etiche già alla fine del Settecento dagli illuministi napoletani, che avanzavano progetti di riforma in tutti gli ambiti della vita economica, sociale, civile.

Gli intellettuali meridionali, nell’avanzare proposte di trasformazione economica, di innovazione in campo agricolo, come l’introduzione di macchine moderne, indicano proprio nell’ozio e nella pigrizia dei baroni e dei ceti dominanti i maggiori ostacoli alle riforme e al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni.

Grimaldi, Spiriti, Galiani, Galanti criticano in maniera decisa l’antica giurisdizione feudale, la sperequazione fiscale a favore di un’aristocrazia oppressiva e conflittuale, la corruzione della burocrazia, i monopoli, un regime fondiario arcaico che opprime l’economia e la società meridionale, quella calabrese in particolare, soffocata e mortificata.

Giuseppe Maria Galanti nel Giornale di viaggio in Calabria del 1792 individua nella corruzione del governo militare, a seguito del terremoto del 1783, e nell’asservimento delle popolazioni ai «baroni o a particolari potenti», la diffusione dell’ozio e tutti i «vizi che lo seguono». A Monteleone, attuale Vibo Valentia, trova «un gran numero di gente oziosa detti nel paese “spanzati”, i quali sono ordinariamente inquisiti. Questi a franca mano commettono assassinj, furti, violenza alle donne, ed ogni sorte di bricconeria, con un manifesto disprezzo della giustizia, la quale è inefficace a punirli». E una delle prime descrizioni di gruppi di prepotenti e oziosi che sembrano modellare quella che poi sarebbe diventata la ‘ndrangheta.

Appartenenti alle classi borghesi ed aristocratiche illuminate del Sud criticavano il dispotismo borbonico, l’ozio e la corruzione dei grandi proprietari terrieri. Il desiderio di cambiamento e la tendenza all’azione dei meridionali erano ben rappresentate dai Cavour, dai D’Azeglio, dai Balbo, ma anche da Garibaldi e da Mazzini, che comprendevano come la costruzione dell’Italia unita sarebbe avvenuta soltanto se il Sud fosse stato protagonista.

La critica dell’ozio italico aveva grandi teorici anche tra i meridionali, basti pensare a patrioti come Nicola Palermo o a Luigi Settembrini, che denunciano con insistenza l’ozio e l’apatia delle popolazioni e si inseriscono in un movimento che vuole creare e formare gli italiani e fondare l’Italia.

Nella tradizione culturale giacobina e democratica, risorgimentale del Sud si afferma l’individuazione di una «questione meridionale» prima ancora dell’invenzione di un Meridione nell’Italia unita. In molti autori illuministi sono presenti le analisi sulle strutture, le relazioni sociali e le mentalità che invece i piemontesi avrebbero ignorato, protagonisti di una unificazione che assomigliava a un’annessione e a una conquista; e per giustificare le quali erano più comodi e funzionali gli stereotipi e i pregiudizi antimeridionali (e anti-italiani) che si erano affermati fin dal xvi secolo.

Da MALEDETTO SUD, di Vito Teti – Einaudi

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