SANTA MARIA DEL CEDRO- Il Carcere dell’impresa

Il carcere dell’impresa è stato sottoposto ad un restauro[…]. Nello stesso tempo, è stato posto un vincolo di destinazione, che vede il Carcere dell’Impresa come espositore dei prodotti delle attività produttive locali.

I lavori di restauro sono stati rallentati a causa della presenza di rinvenimenti di interesse archeologico, non prevedibili nella fase progettuale, e che hanno portato anche ad una modifica della realizzazione dei lavori previsti dal progetto originario, pur senza comportare una modifica sostanziale dell’impianto progettuale iniziale.

Il palazzo è definito da recenti studi come databile tra il 1500 e 1600. Pare però che le sue fondamenta risalgano ad epoche precedenti, anche classiche, come indica la presenza di numerosi frammenti ceramici di epoca ellenistica e romana. Infatti, le attività di scavo hanno portato alla luce, oltre che preesistenze pavimentali e strutturali, come pilastri, pilastri ottagonali, vasche produttive, fornaci, anche una serie abbondante di reperti fittili di natura e tipologia varia. Attorno al palazzo sono stati raccolti molti frammenti i quali, da una prima ricostruzione, provengono probabilmente da una villa rustica di età romana.

Le ville rustiche, che erano grossi centri di produzione agricola, venivano allora costruite sempre dove vi era una sorgente d’acqua. Sicuramente nella zona, detta Auza o Ausa, toponimo che significa sorgente, fonte, nei terreni coltivati vengono rinvenute monete di quell’epoca, che sono utili per la datazione della Villa Romana.

Il Carcere dell’Impresa è dunque definibile un castello medievale, costruito su vecchie strutture d’età romana o preromana, come indica il fatto che tutta la zona è ricca di frammenti di ceramica, di spezzoni di anfore e di tegoloni. Inoltre, proprio sotto l’edificio vi è una sorgente di acqua fresca e cristallina. Si trattava probabilmente in origine di una grossa azienda a conduzione schiavistica, molto estesa, posta al centro di un vasto latifondo.

Anche dopo la costruzione del castello medievale, la sorgente locale ha avuto una duplice funzione: fornire d’acqua fresca il castello e alimentare l’antico mulino interno restaurato. Sono ancora bel visibili gli archi dell’acquedotto di età romana, mentre circa dieci metri più in basso vi è la cisterna interrata. Anche in seguito il palazzo costituì un opificio molto importante per la zona. Per molto tempo vi si lavorava la canna da zucchero, oltre agli altri prodotti del territorio circostante.

Probabilmente, per un breve periodo fu adibito a carcere, da qui la sua denominazione di Carcere dell’Impresa. Dopo il restauro il palazzo, nonostante sia ancora da completare negli arredi e in altri necessari accorgimenti, è veramente suggestivo, con delle sale davvero stupende.

FONTE: http://www.ilbelpaesecalabria.com/COMUNI/S.MARIA%20DEL%20CEDRO/Il%20carcere%20dellimpresa.pdf

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