GROTTA DELLA MADONNA, di Praia a Mare

Subito a sud della stazione ferroviaria di Praia, lungo lo scosceso pendio di un’alta falesia calcarea, a m 40 circa sul livello del mare, si apre la suggestiva Grotta della Madonna, un’ampia cavità naturale sede dal secolo scorso di un importante santuario Mariano, accessibile dal centro di Praia.

Gli scavi qui intrapresi dal 1957 al 1970 dall’Istituto Italiano di Paleontologia Umana hanno permesso di riconoscere una delle più complete e ricche sequenze stratigrafiche di epoca preistorica di tutta l’Italia Meridionale; la grotta, infatti, è stata ininterrottamente abitata per oltre 10.000 anni, dalla fase finale del Paleolitico Superiore, attraverso il Mesolitico, il Neolitico e l’Eneolitico fino alla media età del Bronzo, quando l’insediamento raggiunge probabilmente il suo massimo splendore e poi in età romana e moderna; una campionatura del materiale litico, osteologico e ceramico rinvenuto è esposta al Museo Nazionale di Reggio Calabria, oltre che nella mostra permanente di Praia.

Gli scavatori hanno isolato 10 orizzonti culturali sovrapposti (A-L) per ognuno dei quali sono disponibili cronologie assolute ottenute col metodo del Carbonio 14.

Il primo livello (L) ha restituito strumenti attribuibili ad una fase finale del Paleolitico Superiore (12.000-9.000 anni fa); la fase seguente (I) è attribuita al Mesolitico (9.000-7.500 anni fa); entrambe hanno restituito industria litica e resti di animali terrestri e marini (bue, cervidi, cinghiale, leone, uccelli, pesci e molluschi).

Luigi Cardini nella grotta di Praia

Le tre fasi successive (F, G, H) sono relative all’età Neolitica (5.500-3.000 a.C. circa), caratterizzata dall’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento e dall’uso della ceramica; in questi livelli sono rappresentati gli stili delle più antiche ceramiche, da quelle impresse del Neolitico Antico, a quelle dipinte del Neolitico Medio a quelle monocrome rosse del Neolitico Recente. Accanto agli strumenti in calcare e selce compaiono quelli ricavati dall’ossidiana, materiale vitreo di origine vulcanica assai più leggero e tagliente, ricavato dai giacimenti delle Eolie. Gli animali ora rappresentati appartengono in prevalenza a specie domestiche.

Nel livello E, attribuito all’Eneolitico (3.000-1.800 a.C.) sono presenti le tipiche ceramiche levigate, decorate con tacche e solcature, mentre nel successivo livello D sono presenti manufatti confrontabili con quelli recuperati nella necropoli del Gaudo presso Paestum.

Le fasi di frequentazione dell’età del Bronzo (C) sono meglio rappresentate dalla vicina Grotticella Cardini. Sono documentati livelli attribuibili al Protoappenninico B (1.800-1.450 a.C.), caratterizzati da ceramica nero-lucida, non decorata, ed alla fase Appenninica (1.450-1.250 a.C.), caratterizzata da ceramiche ornate con motivi geometrici incisi.

In entrambe le grotte la vita si spegne repentinamente alla fine del Bronzo Medio (metà del XIII secolo a.C. circa). Il vasto spazio interno, le caratteristiche dell’ambiente circostante e le favorevoli condizioni di vita offerte da questo sito assai ben protetto, ma nello stesso tempo collocato subito al di sopra dell’antica linea di costa, hanno consentito ad una comunità assai numerosa (si pensa che potesse raggiungere i 100 individui nei momenti di massimo fulgore) di prosperare per millenni; ed anzi, già dall’Eneolitico viene occupata anche la vicina Grotticella Cardini (dal nome del suo scopritore), probabilmente la sede di un culto o l’abitazione del capotribù, nella quale si è rinvenuta una notevolissima quantità di materiali, anche di prestigio, tra i quali alcune importazioni dall’Oriente greco.

La Grotta della Madonna è aperta al pubblico, mentre inaccessibile è la vicina Grotta Cardini.

Da BLANDA LAOS CERILLAE, Emanuele Greco, G. Francesco La Torre – Fondazione Paestum

Foto: Rete

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