SCKINARIDDO

Fine anni Cinquanta. Allu Sckinariddo.

Da sx: Anselmo Sangiovanni, Pieruccio Caterina, Vittorio Papa, Micuzzo Ragazzo, Renato Aronne – Antonio Fazio e un signore che non conosco.

Quel pezzo di Vianova che va dalla Piazza allo Sckinariddo è stato (e continua ad essere) lo spazio dell’incontro, della conversazione amicale, dello struscio domenicale. Quelle pietre, quei muretti hanno ascoltato confidenze, progetti, melanconie. Sanno molto di generazioni di orsomarsesi. In quel pezzo di strada sono sbocciati amori, amicizie; si sono consumate lacerazioni che il tempo non ha saputo sanare.

Chi ha i capelli bianchi visse male la nascita di quei condomini lungo il Canale. Imprigionavano gli occhi, toglievano luce ed aria. Già stretti dai monti, si veniva costretti in un budello. E anche la scomparsa della Turricedda, altro luogo pieno di vita, fu lacerazione.

I luoghi hanno memoria, anima, sentimenti, parole. I luoghi hanno vita, che l’uomo può custodire amorevolmente o sfigurare e distruggere.

Molti luoghi della mia infanzia sono stati sfigurati o cancellati. Luoghi che recavano segni del passato, storie di uomini e di donne con le loro emozioni e i loro pensieri.

U Calvario, santo Linardo, u Ponte ru Mulino, a Chiazza e a funtana vicino, u Palazzotto, a Funtana ru ’26 e sotto l’urtu ri Sckifino, dove si armava u pagghiaro, a Vianova … 

LUOGHI DELL’ANIMA che la memoria custodisce con cura, malgrado le ingiurie subite.

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