Il primo «grande sistema religioso»?

Cavalli, bovini e figure umane

I comportamenti religiosi presi in esame manifestano una marcata evoluzione durante l’ultimo stadio dell’età paleolitica, o Paleolitico recente. Tentando di abbracciare l’intero globo, ci si riferisce in termini cronologici ad avvenimenti posteriori a circa 50.000 anni fa. A questa data l’uomo sta mettendo piede in Australia.

In Europa, dove si preferisce parlare di Paleolitico superiore o Leptolitico, questo stadio inizia, a seconda delle regioni, tra 40 e 50.000 anni a. C. e gli studiosi ancora dibattono se si tratti di un’evoluzione indigena o dell’immigrazione di popoli e tipi fisici esotici.

Vi sono intermittenti sviluppi lungo le linee già comparse, in una molteplicità di minute innovazioni regionali e locali. Ma anche si assiste, nello stesso tempo, all’esplosione di un fatto culturale che giustamente continua a stupire, e che crea l’impressione un po’ falsa di una documentazione archeologica estremamente più ricca, dimostrativa e precisa. Questo fatto è l’«arte». O, con termine preferibile, perché ampio e neutro, il «grafismo»: tracciare dei segni, fare immagini. Un comportamento grafico o iconografico, svolto per ozio o come motivata e meditata estensione del linguaggio verbale.

Grotta di Lascaux

Anche il grafismo, si badi, era entrato nel patrimonio delle facoltà umane alla fine del Paleolitico antico, se non che era rimasto un’abilità senza ruolo. Se si accetta lo schema dei tre componenti del fenomeno religioso – credenze, miti e riti – si può dire che nel Paleolitico antico abbiamo individuato tracce di riti e indirettamente di credenze, non bene specificabili (azioni nei riguardi di elementi naturali e dei morti). Ma con il Paleolitico recente la comparsa di attività grafiche permette di accertare l’esistenza di credenze e perfino di miti. Anzi rende possibile avventurarsi per la prima volta, sia pure con prudenza, nell’universo religioso nel suo complesso.

Per quasi un secolo, molti studiosi hanno cercato di rintracciare una religione a partire dall’arte più vistosa delle regioni più ricche, in primo luogo le grotte istoriate dell’Europa occidentale. Quasi duecento grotte con pitture e incisioni leptolitiche sulle pareti, caratterizzate da frequenti figurazioni di animali a colori, si sono venute scoprendo dal 1878 in Francia e Spagna. Esempi isolati sono venuti in luce in Portogallo, Italia meridionale, Romania e Russia (monti Urali). Contemporaneamente si sono scoperte meravigliose attività grafiche su piccoli oggetti, in tutti i paesi della stessa fascia geografica, mentre alcuni siti francesi hanno rivelato sculture in roccia e, addirittura, i resti di sofisticate cerimonie entro grotte profonde.

Cavalli e bovini

Per decenni è prevalsa l’abitudine di esaminare queste figure singolarmente, spesso avulse da ogni contesto, oppure secondo piccoli gruppi apparenti. Ci si è preoccupati di fissare una cronologia di forme e stili, su basi insufficienti o preconcette, e di estrarre una religione mediante raffronti intuitivi con opere e culti dei «selvaggi» attuali. Molti studiosi hanno creduto di scorgervi pratiche magiche per propiziare la caccia.

Altri sono invece gli elementi decisivi: la frequenza delle figure, le relazioni e le associazioni effettive, l’evoluzione dei segni, le sovrapposizioni, la distribuzione spaziale nelle grotte, la topografia delle grotte stesse ed entro certi limiti lo studio del complessivo contesto, hanno cominciato a parlare. In quest’arte vi sono ricorrenze e schemi che non si possono spiegare né in base a un canone estetico, né secondo pratiche pure e semplici di magia della fecondità o della caccia. Immagini e segni sembrano legati da una rete di equivalenze e di opposizioni, così come molte grotte sarebbero state usate secondo precise regole.

Cavallo

Il grafismo tradurrebbe una logica, un autentico linguaggio simbolico: traduce anzi un sistema religioso. Si tratterebbe, secondo autorevoli studiosi, di una concezione religiosa fondata sull’opposizione e sulla complementarità di due principii, quello maschile e quello femminile, identificati figurativamente e simbolicamente con il cavallo, il primo, e con il bisonte o il bue selvatico, il secondo. Questa la «diade fondamentale», accompagnata da specie animali accessorie in ruoli variabili. Nell’esprimere la diade maschio-femmina, avrebbero la stessa funzione simbolica le figure animali, le rarissime figure umane e certi segni geometrici. Né fa differenza che le figure siano realistiche, stilizzate o «abbreviate». In ultima analisi, si potrebbe concludere che i paleolitici rappresentassero nelle caverne:

1. le due grandi categorie di esseri viventi;

2. i loro corrispondenti simboli maschile e femminile;

3. i simboli della morte animale che nutre il cacciatore.

Alcune grotte intricate e profonde costituirono effettivamente dei santuari, nelle cui parti centrali il sistema sembra essere espresso da un gruppo di simboli maschili posti intorno alle principali figure femminili, mentre nelle altre zone i simboli maschili sono soli, come se ritenuti complementari alla grotta stessa, considerata femminile (il ventre o la vulva della terra). Non solo: l’istoriazione di ciascuna grotta rifletterebbe un piano unitario, un’esecuzione globalmente programmata.

Bovini, cavallo e altri animali

Questa ipotesi costituisce ciò che chiamiamo un «grande sistema», il primo e il più antico. Si tratta in tutti i casi di teorie archeologiche riccamente articolate, ambiziose, basate su vaste masse di dati, con le quali gli studiosi moderni hanno finora creduto di riuscire a descrivere organici, estesi, durevoli sistemi religiosi per popoli ed età della preistoria. Nessun «grande sistema» ha raccolto il consenso unanime degli studiosi e ciascuno è venuto rivelando lati deboli. Eppure l’interesse dei tentativi fatti, gli indubbi elementi di verità presenti nelle teorie, autorizzano a partire da questi sistemi per procedere oltre.

La presunta religione leptolitica avrebbe dominato l’Eurasia occidentale per ben ventimila anni, e con assoluta continuità di pensiero per almeno cinquemila, tra 17 e 12.000 anni fa. Quest’ultima è in effetti l’epoca in cui, in certe regioni europee, aumentano drammaticamente la concentrazione di gente, la pressione sulle risorse, gli scambi a distanza e le espressioni di status sociale (monili, oggetti istoriati, uso di materiali esotici), durante e dopo la fase più acuta dell’ultima glaciazione. Esplode appunto la sistematica celebrazione di attività prolungate e organizzate (quindi «rituali») in grotte profonde. Non c’è dubbio che l’accresciuta interazione sociale e con l’ambiente abbia creato terreno idoneo a una straordinaria elaborazione ideologica. Ma non è detto che ciò sia sfociato in una religione unitaria, o che le credenze abbiano seguito la bipolarità proposta.

Infatti l’«arte» su piccoli oggetti dei siti di abitazione non è strutturata come quella delle grotte; le due serie di dati vanno comparate ma non confuse. Il presunto pensiero dualistico dei cacciatori può celare altre diadi e altri interessi oltre al sesso e alla procreazione. Certo il sesso interessò: vulve e falli scolpiti in roccia sono fra i primi segni di grafismo in Europa, fin da prima di 30.000 anni fa. Ma vi sono oggi motivi per provare a riesaminare questo grafismo in termini di funzionamento e di informazione: leggendovi cioè sequenze di gesti, intenti mitografici, attenzioni per gli aspetti critici degli animali e del loro rapporto con l’uomo. Interessa ritrovare l’antica e consapevole mentalità, ma anche ciò di cui l’attore preistorico non era conscio.

Da STORIA DELLE RELIGIONI, La Biblioteca di Repubblica

FOTO: Rete

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