La rivolta di Mormanno dopo l’Unità d’Italia

MORMANNO – Manifestazione fascista anni ’30

All’indomani dell’Unità d’Italia, in occasione della festa patronale, furono affissi sulla porta della chiesa matrice, perché tutti ne prendessero visione, i ruoli del «focatico», su cui la cifra dovuta da ogni cittadino era per la prima volta espressa non in ducati ma in lire, che valevano circa un quarto degli stessi ducati; e siccome la gente non sapeva un accidenti di cambi monetari, ognuno, giustamente, ritenne che l’imposta fosse stata quadruplicata.

 E giù bestemmie e  maledizioni e mugugni, fino ad arrivare alla conclusione che erano cambiati i suonatori ma la musica era sempre la stessa, anzi peggiore visto che il popolo era cafagnato quattro volte di più di quando governavano i «Barboni».

Così, un’imprecazione qua, un parlottio concitato là, dallo scontento individuale alla protesta collettiva il passo fu cortissimo, anche per via del fatto che, dati i festeggiamenti, la popolazione era tutta per strada: si formò un corteo incazzato nero che, inneggiando a Francesco II di Borbone, disarmò le guardie e le rinchiuse nella caserma, assalì e saccheggiò i palazzi dei benestanti che spararono per difendersi e fra gli assalitori ci scappò anche il morto.

Ma, ormai, la rabbia dei dimostranti lievitava a vista, diventava un’ubriacatura di rivalsa contro chiunque e qualsiasi cosa si identificasse in qualche modo con le vessazioni sopportate per generazioni senza reagire, quasi assecondando una volontà divina: furono occupati e devastati il Municipio, l’Ufficio del Registro, l’Esattoria, con ruoli, documenti, pratiche che furono tutti ammucchiati in piazza e bruciati in un liberatorio,  festante falò.

Per circa un giorno intero Mormanno rimase completamente in mano ai rivoltosi, alla cui testa finì per trovarsi tal Francesco Mazzaferra, detto Santo Cristofaro, un rispettato ottantenne con la testa ancora parecchio calda, e che nel corso di un’improvvisata assemblea fu acclamato sindaco.

Solo che, come spesso capita in casi del genere, durante la nottata la rabbia svaporò, paga d’essersi consumata in se stessa, e quando di primo mattino arrivarono trecento armati da Castrovillari, la rivolta fu sedata senza grandi resistenze e Mormanno fu restituita all’ordine legalitario ed al mal di pancia fiscale; che di lì a qualche anno non solo le tasse aumentarono per davvero senza che il cambio ducati lire c’entrasse qualcosa, ma ne furono istituite anche di nuove.

Inoltre, i maggiori responsabili della sommossa vennero tratti in arresto, e, sottoposti a processo, furono tutti condannati a pene fra gli otto e i quindici anni di galera. Il solo Santo Cristofaro ebbe una condanna ancor più pesante, diciotto anni; ed egli, udita la sentenza, non fece una piega, e dall’alto della sua veneranda età, con strafottente, disincantata ironia, ribattè al Presidente della Corte: «Diciott’anni, preside’?! Non fa niente, che io me ne posso sciroppare sì e no un paio, mentre tutti gli altri che resteranno ve li sciropperete vossignoria».

Da “GUIDA ALLA CALABRIA MISTERIOSA” di G. Palange – Rubbettino

FOTO: Rete

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