STONEHEGE

Situate nella pianura di Salisbury, nel Wiltshire (Inghilterra meridionale), le rovine di Stonehenge, le «Pietre sospese», rappresentano il complesso megalitico più celebre d’Europa: tale notorietà gli deriva in parte dal mistero che ne avvolge l’origine, la datazione e la funzione. Le ipotesi (talora fantasiose) sulla sua destinazione, formulate nel corso dei secoli, sono numerose: Geoffrey di Monmouth (XII secolo) nella sua Vita Merlini racconta che una tribù di giganti avrebbe trasportato i grandi blocchi di pietra dall’Africa all’Irlanda e da qui Merlino, ultimo erede dei Druidi, con l’aiuto degli angeli, li avrebbe fatti volare sul mare sino alla pianura di Salisbury dove avrebbe realizzato il suo osservatorio.

Nel XVII e nel XVIII secolo gli antiquari John Aubrey e William Stuckeley, influenzati dalla leggenda, ritennero che la struttura fosse un tempio costruito dai Druidi, la classe sacerdotale delle antiche popolazioni celtiche presenti nelle isole britanniche a partire dall’Età del Bronzo. Ipotesi suggestiva ma cronologicamente infondata: gli studi sulle fasi di costruzione di Stonehenge condotti dall’astronomo inglese sir Norman Lockyer (XIX secolo) dimostrarono come già nell’Età del Bronzo esso fosse stato completato.

Negli anni Quaranta del XIX secolo Richard Atkinson individua le tre fasi di costruzione di Stonehenge: durante la primafase (2950-2900 a.C.) viene realizzato da agricoltori e allevatori di bestiame (lo si deduce dalla rudimentale disposizione delle pietre, per la quale vengono adottate le stesse tecniche di costruzione di recinzioni in legno) un terrapieno di circa 93 m di diametro circondato da un fossato lungo il quale vi sono le 56 Aubrey Holes, delle buche di 80 cm di profondità e di diametro, interpretate quali indicatori solari e lunari per la previsione delle eclissi. Lungo l’entrata del complesso vi sono altri fori per pali e dei monoliti: fra questi si trova la «Pietra del tallone» (Heel Stone), posta nel punto in cui sorge il sole durante il solstizio d’estate.

Alla seconda fase (2900-2400 a.C.), durante la quale il Beaker Folk, il «popolo dei bicchieri» (così detto per l’uso di coppe in ceramica) raccoglie l’eredità dei primi costruttori, risalgono le Station Stones che insieme a due terrapieni costituiscono un ipotetico rettangolo orientato verso il punto in cui sorge la luna.

Nella terza fase (2550- 1600 a.C.) vengono eretti al centro del terrapieno, con un sistema di funi, leve e sostegni, 30 megaliti, del peso di svariate tonnellate, disposti in un cerchio del diametro di 33 m e sormontati da blocchi di pietra che formano un anello: al suo interno cinque triliti (coppie di massi sormontati da un architrave in pietra) disposti a ferro di cavallo e circondati da blocchi di turchese (le Bluestones, estratte dalle Prescelly Mountains, nel Galles). Altre Bluestones, racchiuse tra i triliti, circondano una grande lastra di pietra, l’Altar Stane.

Secondo le tesi oggi più accreditate, il complesso di Stonehenge in origine potrebbe essere stato un osservatorio astronomico per la previsione di eclissi solari e lunari e una sorta di calcolatore per l’elaborazione di un calendario agricolo basato sulle fasi lunari; in un secondo momento, quando a distanza di secoli le popolazioni che si sono avvicendate nell’area hanno perduto il senso originario della costruzione, Stonehenge è forse divenuto luogo di culto del sole e di divinità legate alla terra e alla fertilità; ma anche area di sepoltura di personaggi di alto rango, come testimoniano le numerose tombe a tumulo presenti nella zona.

Da STORIA DELLE RELIGIONI, AA.VV. – La Biblioteca di Repubblica

FOTO: Rete

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